Milan su Baselli: "Sono un tifoso interista"

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16.03.2013 10:20 di Antonio Vitiello Twitter: @AntoVitiello

Fonte: gianlucadimarzio.com

© foto di Alberto Lingria/Photoviews

Gottolengo, piccolo comune a sud di Brescia. È il paese di Daniele Baselli, centrocampista classe ’92 che sta incantando a Cittadella. Ormai la B gli è familiare, non solo per il cognome: Fiorentina e Milan lo sanno e lo tengono d’occhio. Bresciano doc, la sua storia parte da qui, naturalmente con un pallone tra i piedi: “Ho iniziato a giocare a 5 anni in una scuola calcio – ci racconta Baselli – che mi ha permesso di andare all’Atalanta, grazie alla segnalazione di un osservatore venuto a Gottolengo per un torneo”. Dalla prima – e piccola – maglia nerazzurra è iniziata la sua acerba carriera, step by step, fino alla Primavera: “All’inizio non aspiravo a nulla. Pensavo solo a giocare. In più vivevo anche un conflitto forte, da bresciano, a giocare a Bergamo. Oggi posso dire che devo tutto a questa società, sono undici anni che mi hanno fatto crescere in campo e nella vita”. La nostra chiacchierata parte dagli esordi fino ad arrivare alla stagione 2011/12, quando il Cittadella decide di comprare la metà del cartellino di Daniele: “Devo dire che, appena arrivato a Cittadella, vedevo i compagni correre ed allenarsi a ritmi impressionanti, tutt’altra cosa rispetto a quelli che avevo conosciuto. Un po’ alla volta mi sono adeguato ai loro piani di gioco. E ho trovato un ambiente tranquillo, dove non ci sono pressioni”. Due stagioni in maglia granata gli sono bastate per accendere i riflettori degli appassionati su di sé. Centrocampista di qualità, con caratteristiche simili a Jorginho del Verona, la B si conferma laboratorio di giovani promesse: “È bello che in ambienti come questo venga fuori il tuo nome, perché vuol dire che stai facendo veramente qualcosa di importante. Questa è la mia seconda stagione in B e devo dire che è un campionato davvero difficile, il livello di intensità è molto alto”. Talento, giocate e impegno, manca ancora il gol: “Lo sto cercando da tanto ma non arriva, un po’ perché salgo poco e anche per il tipo di lavoro che sono chiamato a fare in campo: ho poche occasioni. E batto anche i calci d’angolo…Se dovessi segnare un gol lo dedicherei alla mia famiglia, per tutti i grandi sacrifici che hanno fatto per me. Mi hanno seguito ovunque ho giocato, dalle giovanili alla B, anche nelle trasferte più lontane”. Oggi Daniele studia da regista e gioca in un ruolo che è quello del suo idolo, Andrea Pirlo: “Non credo ci sia un giocatore più forte di lui con le sue caratteristiche. Lo seguo da sempre e con attenzione. Cerco di intuire le intenzioni che ha. Anni fa giocavo da trequartista ispirandomi al grande Baggio, lo seguivo molto a Brescia. Ma c’è un altro calciatore che mi appassiona e di cui non si parla tanto: Sergio Busquets. È un calciatore che non esalta ma gioca da classico mediano, tappa tutti i buchi, non sbaglia mai un passaggio o un appoggio”. Carattere solare -la nostra chiacchierata lo conferma- e amicone di tutti. Solo fuori dal campo però: “Quando gioco, cambio completamente testa. Entro in partita ed esiste solo quello, mi applico e a volte richiamo i compagni. Se perdo mi dà fastidio, se sbaglio un passaggio mi innervosisco. Fin da piccolo sono sempre stato così”. Talento tutto italiano, dal calcio alla musica: “Sono un appassionato di musica italiana, dagli 883 ad Anna Oxa, ma prima delle partite ascolto musica che mi dia carica”. Una storia, la sua, a tinte nerazzurre, non solo quelle dell’Atalanta: “Sono interista anche se in questo momento è meglio non pensarci (ride). Spesso mi arrabbio con i miei compagni quando mi prendono in giro negli spogliatoi. Quando torno a casa poi, mi rilasso alla playstation. Ultimamente sto giocando molto a Call of Duty, il gioco di guerra. Mi diverto a giocarci anche online. Ma non mancano i giochi di calcio come i classici Pes o Fifa. Tra i due preferisco il secondo”. E chissà se ogni tanto, magari giocando a fare l’interista, Baselli non si fermi a sognare. Che il gioco diventi presto realtà.

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