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Milan, Boateng: “Sarei contento se arrivasse Balotelli”

Boateng vorrebbe Balotelli in squadra MILAN, BOATENG CHIAMA BALOTELLI – Così come Thiago Silva si è espresso positivamente nei confronti del possibile arrivo di Ganso in rossonero così Kevin-Prince Boateng, centrocampista del Milan, ai microfoni di  Sky Sport, dopo la vittoria per 3-0 contro l’Inter, si è espresso positivamente nei confronti di Mario Balotelli, chiamandolo a gran voce e sperando di vederlo davvero con la maglia rossonera già nel mese di giungo:  “Ho letto sui giornali che potrebbe venire al Milan. Sarei contento, perché è un giovane con ampi margini di miglioramento. Però con mio fratello Jerome non abbiamo mai parlato di questo argomento”. C’è da dire che Silvio Berlusconi non si è espresso positivamente nei confronti di Balotelli definendolo “non ancora adatto al Milan” , indubbiamente la prima e l’ultima parola spettano a lui ma chissà che non venga influenzato positivamente dai buoni commenti degli altri membri del gruppo. Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it

Milan, Thiago Silva racconta l’incubo della tubercolosi

MILAN THIAGO SILVA TUBERCOLOSI – Sulle pagine di ‘Sport Week’ si può leggere un’intervista di Thiago Silva che racconta i drammatici momenti in cui è stato affetto dalla tubercolosi, che ha spinto il difensore rossonero a pensare di smettere di giocare a calcio. Ecco le dichiarazioni del brasiliano al giornale della ‘Gazzetta dello Sport’: “ Nel 2005 mi avevano mandato in prestito alla Dinamo Mosca, ma la città era brutta, faceva freddo e io mi sono ammalato. Sono stato in ospedale per sei mesi. Ero dieci chili sopra il mio peso. In ospedale nessuno voleva mangiare ed erano tutti magri, magri come il mio compagno Antonini…Io invece avevo sempre fame e quando mia mamma mi ha visto, mi ha detto: “Figlio mio, tu non stai male”, invece mi mancava totalmente la forza. Entrava il medico e mi diceva: “Thiago, vai a camminare un pò”, ma io non c’è la facevo. E poi la malattia è contagiosa: mi hanno messo in isolamento, non potevo vedere nessuno e giocavo tutto il giorno con la Play, andavo su internet e non parlavo con nessuno. Ogni tanto però arrivava una dottoressa e mi faceva una puntura. Tre-quattro al giorno, più dieci-quindici pillole. Seppi di avere la tubercolosi da sei mesi: i dottori mi hanno detto che, se fossero passate altre due settimane, magari non ci sarebbe più stata una cura. Ho rischiato di morire. Per questo, quando gioco, ricordo sempre quei momenti in Russia. Avevo pensato anche di smettere, anche perchè una volta sono andato al Flamengo per un provino. Dopo due allenamenti mi hanno detto: “Puoi andare via, non sei più forte dei ragazzi che abbiamo qui”. A casa, ho detto a mia mamma che non volevo più giocare perchè nessuno mi voleva. Ma poi mi ha spiegato che allora sarei dovuto andare a lavorare con mio fratello. Ho cambiato subito idea e le ho detto che andavo subito a cercare un’altra squadra “. La redazione di www.milanlive.it