Delirio per capitan Kakà!

L’amichevole di Chiasso ha chiuso nel modo migliore la “settimana di Kakà”; fra pochi giorni si fa sul serio e bisogna convincere anche gli scettici…

Il ritorno di Kakà al Milan ha indubbiamente creato entusiasmo nell’ambiente rossonero, come dimostrano le scene viste in questa settimana del “figliol prodigo”, contraddistinta da tanti “bagni di folla”. Partiamo proprio dall’ultimo bagno di folla, cioè dagli 8000 tifosi presenti allo stadio di Chiasso, mai così pieno nella sua storia, per l’amichevole organizzata anche per permettere a Kakà di mettere minuti nelle gambe in vista degli impegni ufficiali e che il brasiliano ha giocato con la fascia da capitano al braccio (gentile omaggio di Amelia che avrebbe dovuto essere il capitano per anzianità), ascoltando nuovamente il coro in suo onore che è stato la colonna sonora e il tormentone dei primi giorni della sua nuova vita in rossonero. Tifosi in delirio, come avvenuto in occasione dell’arrivo a Linate lunedì scorso, sotto la sede di Via Turati nel pomeriggio di lunedì, durante la cena da Giannino nella serata di lunedì, ma anche in occasione del primo allenamento a Milanello dopo la presentazione di giovedì; aggiungiamoci il boom dei mini-abbonamenti al girone di Champions League (15000 nel primo giorno di vendita libera) e si può davvero parlare di una settimana emozionante ed entusiasmante per i tifosi rossoneri, soprattutto per quelli che più erano rimasti delusi, offesi e risentiti quando il giocatore si trasferì al Real Madrid nel 2009. Ora il popolo rossonero e lo stesso Kakà vogliono riavvolgere il nastro della memoria, tornare indietro di quattro anni e fare in modo che il tempo non sia passato per ricominciare l’avventura da dove si era interrotta. Il giocatore ha dichiarato che gli sembra di non essere mai andato via, i tifosi hanno rispolverato magliette, sciarpe e striscioni impolverati dopo quattro anni e che si temeva di non poter più mostrare con orgoglio e davvero sembra che la favola possa riprendere da dove un destino maligno l’aveva fermata sul più bello.

Tutto meraviglioso, tutto fantastico, tutto perfetto per il ritorno a casa del “figliol prodigo”, ma siccome anche nel calcio non esiste una verità assoluta ma tante correnti di pensiero che vanno rispettate allo stesso modo, bisogna anche far notare che il clima di entusiasmo generale non è condiviso dalla totalità dei tifosi e che ci sono anche alcuni, pochi o tanti che siano, che non sono così convinti che il ritorno di Kakà sia un vero affare; chiamateli scettici, chiamateli pessimisti, chiamateli come volete, tanto poi il tempo, come sempre, stabilirà chi avrà ragione, se i sentimentali entusiasti o se gli scettici senza cuore. Il dibattito è aperto e tale rimarrà fino a quando non si capirà il reale valore dell’attuale Kakà e il contributo che darà alla causa rossonera: Kakà sì o Kakà no? Premesso che ormai il brasiliano è un giocatore del Milan a tutti gli effetti e che, quindi, bisogna augurargli tutte le fortune possibili, per il bene suo ma anche e soprattutto del Milan e sperare davvero di rivedere, non solo il giocatore del 2009, ma addirittura del 2007, quando trascinò il Milan a vincere tutto in campo internazionale e conquistò anche il Pallone d’Oro, bisogna, però, anche cercare di essere realisti e analizzare la situazione attuale senza eccessivi sentimentalismi ed entusiasmi, ma anche senza troppo pessimismo e scetticismo.

Sicuramente il primo merito di Kakà è quello di aver portato entusiasmo in tutto l’ambiente: non solo i tifosi sono stati contagiati, ma anche i compagni di squadra e tutti quelli che gravitano nella galassia Milan e ciò sarà d’aiuto in una stagione lunga e difficile; mi piace chiamarlo “effetto Rivaldo”, perchè anche nella stagione 2002-2003, proprio un anno prima dell’arrivo del giovane Kakà, il Milan acquistò dal Barcellona un altro giocatore brasiliano, teoricamente una grande stella del calcio mondiale, ma in quel momento un po’ in declino; la sua presenza in rosa, però, contribuì, non solo dal punto di vista tecnico (38 presenze complessive e 8 gol), ma anche e soprattutto sotto forma di entusiasmo e autostima per tutto il gruppo, alle fortune di quella fantastica stagione in cui arrivò l’indimenticabile vittoria della Champions a Manchester con contorno di Coppa Italia (l’unica dell’era berlusconiana). Kakà potrebbe davvero ripercorrere le orme di quel Rivaldo un po’ crepuscolare ma comunque utile e in questo senso spero che nessuno si illuda davvero di rivedere il Kakà che fu, cioè quello del 2007, ma se davvero riuscirà a dare il suo contributo, non solo in campo, ma nello spogliatoio come uomo d’esperienza e in tutto l’ambiente come motivo di entusiasmo e ottimismo, sicuramente potrà essere considerato un ritorno azzeccato. In realtà non sappiamo quali siano le sue reali condizioni, dopo quattro anni in cui ha giocato poco e senza continuità, ma il fatto di essere tornato in un ambiente che conosce bene, in cui si trova a meraviglia e che, a quanto pare, ancora lo adora, potrebbe servire a farlo tornare, magari non il giocatore di un tempo, ma una sua fedele copia e questo sarebbe un indubbio vantaggio per Allegri e per tutta la squadra. Inoltre il fatto di aver riportato entusiasmo nella tifoseria, può servire a riavvicinare qualche tifoso alla squadra, a riempire maggiromente San Siro, che ultimamente è sempre mezzo vuoto e mette tristezza e a migliorare ulteriormente quel buon rapporto che si è instaurato fra squadra e tifosi, anche e soprattutto nella scorsa difficile ma positiva stagione. Inoltre c’è da considerare il ritorno economico e di immagine per la società, che guadagnerà vendendo magliette e biglietti, grazie al ritorno di un giocatore a costo zero e che si è più che dimezzato lo stipendio rientrando nei parametri imposti dalla stessa società in tema di ingaggi (massimo quattro milioni) e con un’operazione che ha avuto grande eco anche all’estero, facendo tornare protagonista una società che sembrava in declino quando si trattava di fare mercato; un’altra operazione eccezionale di quell’autentico stratega del mercato che si chiama Adriano Galliani, capace di portare al Milan campioni di assoluto valore come Ibrahimovic e Balotelli ad un prezzo irrisorio e, ora, di riportare “a casa” senza spendere un euro un giocatore per il quale quattro anni fa aveva incassato ben 67 milioni di euro. Un affarone dal punto di vista economico e se funziona anche in campo…

Dopo i tanti aspetti positivi, però, bisogna dar voce anche agli scettici e cercare di capire, se proprio non si vuole condividerle, le loro ragioni. Prima di tutto le perplessità vengono dal fatto che la cessione da parte del Real Madrid è avvenuta proprio quando sulla panchina degli spagnoli è arrivato Carlo Ancelotti, cioè l’allenatore che più stravede per Kakà e, allora, viene spontaneno chiedersi: se Carletto lascia andare via il suo pupillo in questo modo, regalandolo di fatto al Milan, non ci sarà qualcosa sotto? In effetti stiamo parlando di un giocatore che ha avuto problemi fisici (che lui dice completamente superati, speriamo sia così) e che in quattro anni ha giocato poco e quando è stato impiegato non ha mai entusiasmato. Bisogna vedere se basterà rientrare nel suo ambiente ed essere circondato da tanto affetto per tornare quello di una volta e dimostrare che si può fermare il tempo, ma tanti credono che non sia così, basandosi anche su un rapporto di Milan Lab stilato ai tempi della cessione e in cui si diceva che Kakà aveva già dato il suo meglio e aveva iniziato la fase calante; da quel periodo sono passati altri quattro anni, il giocatore ora ha 31 anni, quindi brillantezza ed esplosività non possono più essere quelle dei tempi belli. C’è poi la “sindrome da minestra riscaldata indigesta” che affligge da anni l’ambiente rossonero: vi dicono niente i nomi di Gullit, Shevchenko, Sacchi e Capello? Sono solo gli esempi più illustri di due giocatori e due allenatori che, sopraffatti dalla nostalgia e dal ricordo dei trionfi del passato, hanno provato a tornare al Milan per una seconda avventura che sognavano trionfale come la prima, ma hanno tutti miseramente fallito. Kakà deve provare a sfatare anche questa tradizione negativa, un’autentica maledizione che pende come una spada di Damocle su chi torna sui propri passi e vuole far tornare d’attualità un passato glorioso ma non ci riesce. Inoltre qualcuno si chiede dove sia andato a finire il “progetto giovani” se il vero botto di mercato è considerato il ritorno di un trentunenne che fatalmente porterà via il posto a qualche giovane di belle speranze (il più indiziato è, ad esempio, El Shaarawy), ma per fortuna gli impegni sono tanti, si giocherà spessissimo ogni tre giorni e ci sarà posto per tutti.

Come sempre in queste occasioni ci sono pro e contro, pareri favorevoli e sfavorevoli, ma per fortuna ci sarà il campo a dare le risposte definitive: fra pochi giorni si inizia a far sul serio, perchè il Milan deve affrontare il primo miniciclo di partite ogni tre giorni in campionato e Champions League; il tempo delle amichevoli e dei bagni di folla è già finito, bisogna rimboccarsi le maniche e fare punti e si vedrà davvero se il ritorno di Kakà è stato un affare o l’ennesimo bluff di una società che a volte si lascia sopraffare dai sentimentalismi e dalla voglia di amarcord. Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano; così canta Venditti e questa è stata la colonna sonora del ritorno di Kakà, perchè il popolo rossonero ama il giocatore brasiliano e Ricky ha capito che non poteva stare ancora lontano dall’ambiente in cui si trovava a meraviglia. Kakà è tornato al Milan, il Milan ha ritrovato Kakà e la favola dovrebbe finire con il classico “e vissero tutti felici e contenti”, ma il lieto fine non è così scontato e ora sta allo stesso Kakà e ai suoi nuovi compagni (perchè il gruppo è quasi completamente diverso da quello che ha lasciato quattro anni fa) fare in modo che la favola sia davvero tale. Per il bene di Kakà e di tutto il Milan ci auguriamo che sia davvero così, ma l’avvertenza più importante è questa: scordiamoci il Kakà di una volta per non restare delusi e iniziamo una nuova avventura, senza guardare troppo al passato ma solo ad un futuro che speriamo esaltante e pieno di soddisfazioni, anche con il contributo del “figliol prodigo” Ricky, in modo che anche gli scettici tornino un giorno a cantare che…son venuti fin qua per vedere segnare Kakà!

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