Il Milan ospita il Napoli capolista a punteggio pieno nel posticipo della terza giornata: rossoneri teoricamente sfavoriti, dunque, ma bisogna provare a vincere, perchè non si può perdere altro terreno.
© foto di Alberto Lingria/Photoviews
Parlare di ultima spiaggia alla quarta giornata di campionato sembra francamente un’esagerazione e proprio la scorsa stagione insegna che ci sono sempre margini di recupero dopo una falsa partenza, ma sta di fatto che il Milan si appresta ad affrontare, non solo il primo big-match della stagione, ma anche un crocevia importante del campionato. Il Napoli viaggia spedito, è a punteggio pieno, ha vinto tutte le quattro partite ufficiali giocate, ha appena battuto i vicecampioni d’Europa del Borussia Dortmund, quindi sembra proprio che non possa esserci sfida contro una squadra che ha tanti problemi, a partire dai molti infortuni che indeboliscono il tasso tecnico dell’undici titolare che Allegri opporrà a quello di Benitez. I rossoneri, però, hanno già lasciato per strada punti preziosi a Verona e Torino, oltretutto con prestazioni negative e una sconfitta contro il Napoli li porterebbe già a otto punti dalla vetta dopo sole quattro giornate, il che vorrebbe dire accantonare fin da subito sogni di gloria ed essere costretti ad un’altra rimonta epocale come quella della scorsa stagione. Partita delicatissima, impresa che pare impossibile ma che bisogna rendere possibile con le armi a disposizione: grinta, determinazione, voglia di superare qualunque ostacolo senza arrendersi mai e, perchè no, anche doti tecniche, perchè quando hai in squadra giocatori come Balotelli, Matri, Robinho, De Jong, Mexes, qualcosa di buono te lo puoi sempre aspettare ed è inutile piangersi addosso o attirare negatività sentendosi battuti in partenza. Gli ultimi due risutati dei rossoneri, il rocambolesco pareggio di Torino e la vittoria sul Celtic in Champions League, sono venuti con prestazioni non del tutto convincenti, anzi proprio negative, ma paradossalmente possono dar fiducia almeno sul fatto che i giocatori lottano fino alla fine, visto che i quattro gol segnati (equamente suddivisi nelle due partite) sono arrivati nei finali di partita, cioè a partire dall’87° a Torino e dall’82° a San Siro contro gli scozzesi.
Ovviamente sarà importante anche il contributo del pubblico, perchè i tifosi devono essere il 12° uomo proprio quando ci sono difficoltà e problemi da superare e non solo quando c’è da festeggiare e celebrere una vittoria. Purtroppo negli ultimi tempi c’è una brutta tendenza a San Siro, cioè quella di fischiare impietosamente i giocatori che stanno giocando male, invece di provare a spronarli, incitarli e rincuorarli con ancor più affetto e calore; succedeva con Antonini (ora ceduto e magari rimpianto per il bel gol nel derby di Genova), succedeva con Boateng (anche lui ceduto e magari rimpianto perchè segna con regolarità nelle Scahalke 04), succedeva a suo tempo anche con Seedorf, tanto per fare qualche esempio; ora i bersagli sono i vari Nocerino, Constant, Emanuelson o Muntari, salvo poi esultare e applaudire quando uno di questi risolve le partite (ad esempio Muntari in gol sia a Torino che a San Siro contro il Celtic). Ho sempre pensato che un vero tifoso debba sempre incitare e sostenere i suoi giocatori a prescindere, così come fa costantemente la Curva Sud (che mercoledì scorso prontamente ha fatto scattare il coro per Nocerino mentre il resto dello stadio lo fischiava), anche perchè quali vantaggi si ottengono fischiando un giocatore che in quel momento indossa la maglia della squadra che vorresti veder vincere? Credo proprio nessuno, anzi si deprime e si innervosisce ancor di più un proprio giocatore, si condiziona anche l’allenatore, magari “costretto” a togliere dal campo il giocatore preso di mira dal pubblico, insomma si fa il male della propria squadra e di certo non la si aiuta. Meglio fare i tifosi per novanta minuti e poi eventualmente sfogarsi a fine partita con l’intera squadra o con chi ha giocato male, soprattutto in caso di risultato negativo, invece da qualche tempo si intuisce che ci sono giocatori un po’ in soggezione per la paura di sbagliare davanti al proprio pubblico e che proprio per questo magari sbagliano davvero e aumentano la contestazione nei propri confronti. Non è facile giocare davanti a migliaia di persone che aspettano solo un tuo errore per fischiarti, borbottare, contestare e questo la gente lo dovrebbe capire se davvero vuole il bene del Milan come dovrebbe essere per un vero tifoso. Ovviamente il discorso vale a maggior ragione quando si affrontano partite come questo Milan-Napoli in cui, ammettiamolo, i rossoneri partono sfavoriti e devono dare il 101% di loro stessi per sovvertire il pronostico. Non sarà facile, soprattutto vedendo le prestazioni di un Napoli che gira alla perfezione e di un Milan che stenta e balbetta calcio poco spettacolare e incisivo, ma i motivi sono noti, risaputi e davanti a tutti e anche per questo bisognerebbe aver più pazienza e clemenza nei confronti della squadra e pensare solo a sostenerla a gran voce e spingerla verso una vittoria magari inaspettata.
Milan-Napoli è una sfida che evoca ricordi agrodolci della rivalità di fine anni ’80 primi anni ’90, quando stava nascendo il grande Milan dell’era Berlusconi: il primo scudetto del Milan di Sacchi, vinto proprio al termine di una furiosa rimonta ai danni del Napoli; il campionato della fatal Verona e della monetina di Bergamo; le tante partite in cui sono arrivate rotonde vittorie ma anche sonore sconfitte; la rivalità fra Gullit e Maradona. Difficile, però, parlare ora di sfida scudetto per una partita che si disputa alla quarta giornata fra un Milan rimaneggiato e non certo favorito per il titolo e un Napoli partito bene ma che deve ancora confermare il suo valore, anche perchè ci sono altre rivali quotate e molto attrezzate, ma sicuramente a San Siro ci sarà l’atmosfera della grande sfida e speriamo che ciò alimenti ancor di più la voglia di far bene nei ragazzi di Allegri, chiamati ad una notte da Milan, costretti a cercare un’impresa che sembra impossibile ma che con feroce determinazione e grande grinta può diventare possibile e rilanciare i rossoneri verso un campionato da protagonisti invece che da semplici comprimari.