Balotelli: fallo da tre. E contro le discriminazioni territoriali, si alza la nebbia

“Alea iacta est”. L’espulsione di Mario Balotelli in coda alla partita contro il Napoli a causa delle reiterate proteste contro l’arbitro è la “ciliegina” sulla torta di cui il Milan avrebbe fatto volentieri a meno in un periodo già di per sé difficile da gestire a causa dei numerosi infortuni. Balotelli abbandona il Milan nel momento peggiore di inizio stagione, salterà tre gare nel giro di poco più di una settimana e non potrà scendere in campo non solo contro il Bologna, dove magari un minimo di turnover poteva già essere previsto, ma poi contro la Sampdoria, in un S.Siro che già senza la Curva Sud sarà paradossalmente silenzioso e poi nella gara contro la Juventus, che a prescindere dalle posizioni di classifica è sempre la madre di tutte le partite.

Mario si è sfogato contro l’arbitro che non gli ha riconosciuto lo status di bersaglio prediletto dei falli di Behrami e compagnia cantante, dopo aver sbagliato il suo primo rigore, dopo una sconfitta che getta il Milan nello sconforto. No, non ci sono giustificazioni per una reazione così, i giocatori devono imparare a non perdere la testa, così come gli arbitri dovrebbero imparare ad applicare il regolamento in maniera incondizionata. Non sono d’accordo con Allegri quando dice che Balotelli deve essere tutelato dagli arbitri. L’uscita così riportata sembra una richiesta di amnistia. Balotelli deve imparare diventare uomo in campo, deve crescere e dimostrare che può cambiare quel carattere da bad boy che tanto forte gli è stato appiccicato addosso. Era stato graziato a Verona, con tanto di recriminazione da parte del mondo dei Bar Sport che dopo l’espulsione di Pizarro si erano scagliati con critiche ossessive nei confronti  della disparità di applicazione del regolamento arbitrale.

Eccoli accontentati, magari una volta per tutte.  Avranno altri argomenti freschi da confutare per dimostrare la tesi dell’incorreggibilità neuronica di Mario. Lasciamoli parlare.

Il Milan non farà ricorso, ha così deciso l sua punizione esemplare per il figliolo prediletto. A volte per imparare bisogna soffrire, sbattere la testa, ritrovarsi abbandonati. Chissà se non essere più protetto e tirato fuori dai guai servirà a qualche cosa?

Personalmente io credo molto in Balotelli, soprattutto in prospettiva. Mario è un talento naturale che però ha bisogno di essere “educato” e disciplinato. Balotelli, non dimentichiamolo, è un ragazzo giovane ricoperto d’oro. Troppo facile togliersi gli sfizi, troppo comodo schioccare le dita e veder  realizzati tutti i desideri. Tutto ciò dà alla testa e soprattutto se non si hanno metodo e disciplina, il rischio di passare dalle parole alle vie di fatto, è molto alto.

Che poi, ammettiamolo, a volte gli arbitri sembrano congiurare apposta contro questi giocatori: appare evidente. Senza necessariamente malafede, ma quante volte vince la cattiva nomea di un atleta rispetto a chi magari fa lo stesso fallo col sorriso o con gesti di immediate scuse all’avversario colpito?

Allora in questo caso Allegri ha ragione: Balotelli deve essere tutelato in quanto patrimonio italiano, altrimenti si rischia di creare un caso che potrebbe trascinarsi anche nelle fila azzurre.

Non mi esprimo sulla questione della chiusura della curva Sud per cori di discriminazione territoriale. Ma quindi, fatemi capire, la prossima volta che si leverà il grido “solo la nebbia, a Milano solo la nebbia” dovremmo aspettarci la chiusura della curva avversaria?

Se al posto di perdere tempo in inezie, si ragionasse per cambiare lo stato fatiscente del nostro  calcio e il sistema che tratta i giocatori come semidei, forse anche gli interpreti del gioco più bello del mondo, si adeguerebbero alle nuove norme.

Se Conte pretende che i suoi, anche se sostituiti, non lascino l’area tecnica per dar sostegno l gruppo in campo, così mi sembra giusto lasciar sbollire a Balotelli la rabbia e la delusione prima di reinserirlo nel gruppo di lavoro che Allegri,anche questa sera, dovrà dimostrare di aver collaudato nei confronti dell’avversario.

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