Più Weisz e meno curve chiuse. Balotelli in premier è solo una gufata. Juve e Inter più solide del Napoli. Rivera divideva, Totti unisce…

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.

Prima che lo scrivesse matteo marani, con il suo splendido libro dallo scudetto ad auschwitz, nessuno sapeva che il più grande allenatore europeo di calcio dell’anteguerra fosse morto nelle camere a gas naziste. Ce lo ha raccontato Matteo in 205 pagine emozionanti per Aliberti editore, nel 2007. Ed è con emozione e orgoglio che Milan Channel ha mandato giovedì pomeriggio le sue telecamere all’Arena di Milano per la diretta del triangolare fra Bologna, Inter e Milan in memoria di Arpad Weisz. Lui, ebreo-ungherese, scomparso nelle ceneri della Storia come la moglie Elena e i figli Roberto e Clara. Ma la sua traccia gigantesca rimane: primo a vincere un Campionato a girone unico nel 1929-30 con l’Inter, primo a portare il Bologna sul tetto d’Europa conquistando a Parigi, nel giugno 1937, dopo aver battuto Sochaux, Slavia (semifinale) e Chelsea (finale) il Trofeo dell’Esposizione. Ovvero, un torneo paragonabile alla Champions League odierna. Arpad e la sua famiglia vennero arrestati a Dordrecht, in Olanda, all’alba del 2 Agosto 1942. Erano giorni che erano in silenzio, chiusi in casa. Weisz sapeva in cuor suo che sarebbe finita così, ormai da tempo. Ma metabolizzava la fine, sua e della sua famiglia, con un sorriso appena accennato, triste e amaro, ma pur sempre sorriso. Questi sono giganti. Non i cori delle Curve. Che però non devono essere demonizzati. Meno cori con insulti, ma anche meno condanne inutili. La stupidità si combatte insegnando, non ghettizzando gli stadi. Più triangolari all’Arena, più esempi alla Weisz e meno Curve chiuse. Che tornino il prima possibile a cantare i tifosi d’Italia. Decidere che una stessa filastrocca, con parole bruttissime ma non dette con cattiveria, andava bene 20 anni fa e non va più bene adesso, significa andar dietro alle mode. E sulle punizioni una tantum non si costruisce proprio nulla. Che le Curve di San Siro siano sempre aperte e piene di canti. Questo deve essere il sogno di tutti gli sportivi.

Tifosi preoccupatissimi a Milan Channel. Mail, sms, post sui social. Ma è vero che Balotelli va via? Ma no. Balotelli ha fatto una cosa che prima non aveva mai fatto: si è scusato. Dove non lo ha fatto, poi è andato via. Qui lo ha fatto, ed è proprio da qui che non va via. Poi ci sta che se una intervista esclusiva va su un quotidiano, l’altro deve “cambiare gioco” per dare un’altra chiave e per ribattere editorialmente in calcio d’angolo. Cose della vita, cose dei media. Sulle quali non ci permettiamo di entrare. Ma è il vissuto dei tifosi, in questo caso rossoneri, che ci preoccupa e che non ha ragion d’essere. Proprio mentre scrivo il Milan pre-Samp si allena con: Saponara in gruppo, Bonera sul campo per allunghi e cambi di direzione, Montolivo idem, El Shaarawy alle prese con esercizi con la palla, Mario Balotelli che esce sul campo e incontra Adriano Galliani. Il pianeta Milan torna a popolarsi ed è a questo che devono pensare i tifosi, non alle scelte editoriali.

Il Campionato italiano lo vince chi prende meno gol di tutti, il Campionato spagnolo chi segna più gol di tutti. Non sono possibili incroci e inversioni a U. Questa è la situazione. In questo momento le due squadre più solide del Campionato italiano sono Juventus e Inter. Più della Roma, il cui calendario non è ancora entrato nel vivo, più della Fiorentina, che in alcuni momenti è più impegnata a guardarsi allo specchio che a concretizzare e, attenzione, questo è il punto, più del Napoli. La squadra di Benitez vola in attacco, ma vive di turbolenze dietro. Bene in volo, ma atterraggi e decolli un problema. Anche a San Siro, sebbene la stagione del Milan non sia ancora effettivamente iniziata, Reina è stato il migliore in campo. Non Britos o Albiol, ma Reina. Segno che tutto il lavoro offensivo fatto dal Milan non è stato filtrato dalla fase difensiva della squadra, ma è arrivato tutto addosso a Reina. Il Napoli ha vinto con merito, ma non sempre le vittorie sul campo, pur legittime come quella di San Siro, sono vittorie di prospettiva. A proposito della Fiorentina: Montella era stato molto attento a Verona-Milan, lo è stato anche per Milan-Napoli (2 rigori negati, proprio come a Firenze il 7 Aprile scorso, e 1 espulsione e mezza mancante) e per Bologna-Milan (clamorosissimo il rigore non dato su Robinho)? Il Milan sarà anche la causa di tutti i mali viola del mondo, ma Pizarro quest’estate non lo ha deferito il Milan e la stessa Fiorentina per il comportamento aggressivo (peraltro dimenticato e perdonato da Galliani) dei suoi tifosi sempre lo scorso 7 Aprile non l’ha deferita il Milan, ma la Procura Federale.  

Francesco Totti è molto più del buon vino. Quello invecchiando, migliora. Lui invecchiando, esplode. I giorni del compleanno segnalano comunque che la grandezza di questo straordinario artista del calcio non è solo in campo, ma anche fuori. E’ super il modo in cui Francesco riesca ad essere uomo di tutte le stagioni giallorosse. Dai Sensi a Unicredit e lui c’è, da Di Benedetto a Pallotta, e lui c’è. Da Spalletti a Ranieri, da Luis Enrique a Zeman, e lui c’è. Adesso Garcia, e lui c’è. Lo dico con il cuore milanista che sanguina, ma in questo Francesco Totti, fra il serio e il faceto, ha saputo essere più grande di Gianni Rivera. Grande Gianni, passione infinita di tutti i rossoneri. Ma Gianni sapeva stuzzicare e dividere quanto Totti unisce. Al Milan in quegli anni c’erano i tifosi riveriani, la stragrande maggioranza, e i non riveriani. In casa Roma invece Totti è di tutti e per tutti. Le barriere e le correnti Francesco non sa cosa siano, lui va bene con tutti e per tutti, Roma per lui è solo acclamazione, solo unanimità. Molto più adulto Totti di tanti che parlano forbito. Il quale Totti non ha mai schierato la sua maglia, la sua squadra e la sua gente contro nessun Palazzo. Qualche battuta, un po’ di rivalità con la Juventus di Moggi in quegli anni, ma nulla più. Sul piano tecnico poi, i tifosi della Nazionale non possono non sognarlo ai Mondiali. Francesco li merita e li può accendere. Un Mondiale azzurro con Totti proprio in Brasile, la patria dell’eleganza e della classe, sarebbe un gran bel regalo che l’Italia tutta potrebbe farsi. Basta volerlo. Totti? C’è.

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