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30 Ott 2013 20:45 |
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PARMA-MILAN, IL MIGLIORE IN CAMPO
Invio richiesta in corso
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Nel secondo turno infrasettimanale della stagione il Milan ospita la Lazio ed è vietato sbagliare ancora, soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla partita e l’atteggiamento in campo.
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Siamo solo a fine ottobre, ma la stagione del Milan rischia di essere rimasta già senza grandi obiettivi raggiungibili: in campionato il distacco dalle prime tre è abissale e in questo momento è difficile anche solo ipotizzare una qualificazione alla prossima Europa League (ammesso che interessi a qualcuno…); assolutamente utopistico pensare che questa squadra possa fare tanta strada in Champions League, quindi a questo punto non resterebbe che la Coppa Italia (che per il Milan inizierà a gennaio), per dare un senso alla stagione; Galliani lo aveva detto in tempi non sospetti, ovvero nella conferenza stampa in occasione del raduno a Milanello in luglio, motivando questa strana richiesta ad Allegri con il fatto che è dal 2003 che il Milan non vince questo trofeo, ma ai più scaltri ciò era sembrato un segnale inquietante del basso profilo che attualmente tiene anche la dirigenza, perchè mai nella storia del Milan berlusconiano la Coppa Italia era stata un vero obiettivo, ma, anzi, quasi un fastidio del quale liberarsi il prima possibile quando si inseguivano scudetti e Champions League. Purtroppo il campionato del Milan sembra irrimediabilmente compromesso: la squadra non ha ancora vinto in trasferta (dove ha conquistato solo due punti e subito ben tredici gol, con la peggior difesa esterna della serie A), è molto staccata da quella che doveva essere la concorrenza per un posto sul podio, ma ciò che preoccupa e inquieta, più ancora della mancanza di risultati, è l’atteggiamento dei giocatori, che in alcune partite sembrano svogliati, poco motivati, quasi rassegnati ad un triste destino o eccessivamente rinunciatari, salvo poi avere rigurgiti di improvviso orgoglio a risultati già compromessi. Era successo anche un anno fa e ciò potrebbe alimentare la speranza che si rinnovi pure l’impetuosa rimonta in classifica iniziata proprio dodici mesi fa, ma quella era una squadra che doveva assorbire il trauma della cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva e l’addio di tanti senatori e andava ricostruita, quindi c’era bisogno di tempo, mentre questa è praticamente la stessa che tanto bene ha fatto nella seconda metà della scorsa stagione, con un Boateng in meno ma un Matri e un Kakà in più e altri ritocchi minori in una rosa non certo competitiva ai massimi livelli, ma che potrebbe e dovrebbe fare di più e dalla quale ci si aspettava un avvio di stagione ben più positivo.
Invece eccoci alla vigilia di una partita che sa tanto di ultima spiaggia anche per Allegri, perchè a Parma è arrivata un’altra deludente sconfitta con tanto di prestazione complessivamente negativa, perchè un buon secondo tempo non può far dimenticare il pessimo primo tempo e i tanti errori commessi, soprattutto da una difesa che ancora una volta ha dimostrato la sua inadeguatezza, evidente già in estate a tutti, meno che a chi avrebbe dovuto porre rimedio sul mercato e non l’ha fatto, preferendo acquistare altri giocatori offensivi. Il ragionamento è presto fatto: il Milan ha segnato due gol a Parma, a Bologna, allo Juventus Stadium e addirittura tre all’Olimpico di Torino, più uno a Verona, ma non ha vinto nemmeno una di questa sfide, anzi ha raccolto ben tre sconfitte; se la Roma capolista, ma anche la Juventus e il Napoli segnano un paio di gol, la partita la vincono senza se e senza ma, invece il Milan no, perchè i gol subiti sono sempre troppi. Ora avete capito il vero senso di quello striscione di agosto (Matri, no grazie)? Nulla contro il giocatore (che al Tardini ha segnato il suo primo gol in maglia rossonera), ma solo la più che sensata puntualizzazione che le esigenze di mercato rossonere fossero in altri reparti e sono bastate nove giornate per dimostrarlo in modo impietoso; troppo facile dire ora che con un’altra difesa il Milan avrebbe molti punti in più, ma siccome la cosa era stata fatta notare in tempi non sospetti, cioè prima dell’inizio del campionato, ovviamente è giusto rifarlo presente ora che tutti si sono accorti dell’evidenza (spero anche in Via Turati…).
Come già detto, la cosa che più preoccupa è l’atteggiamento con il quale la squadra scende in campo, non sempre ma molto spesso: contro il Barcellona abbiamo visto e apprezzato un Milan grintoso, determinato, attento, concentrato, in cui tutti hanno dato il meglio di loro stessi con grande volontà e, infatti, è arrivato un risultato positivo e anche la tanto bistrattata difesa ha concesso tutto sommato poco all’attacco atomico della squadra catalana. Con una prestazione del genere ripetuta al Tardini, il Milan avrebbe quasi sicuramente battuto agevolmente il Parma, invece i giocatori sono sembrati lenti, macchinosi, imprecisi, impacciati: una difesa imbarazzante ha permesso agli attaccanti del Parma di fare tutto ciò che volevano, sulle fasce ma anche in mezzo all’area; il centrocampo è parso senza idee, senza gioco e senza ritmo, perchè nessuno riusciva a velocizzare l’azione o a creare occasioni, anche perchè gli attaccanti non creavano spazi e non si proponevano per ricevere assist; squadra lenta, gioco prevedibile, zero grinta e lo dimostra il fatto che dopo essere andato in svantaggio dopo soli dieci minuti il Milan ha fatto il primo (e unico del primo tempo) tiro in porta dopo la mezz’ora con Poli. Davvero inaccettabile per una squadra che avrebbe dovuto scendere in campo con la voglia di bruciare l’erba del prato del Tardini e invece è andata placidamente alla deriva per più di un tempo, salvo poi avere un guizzo d’orgoglio improvviso che ha consentito la fulminea e temporanea rimonta vanificata dalla punizione finale di Parolo. Giusto gettare la croce addosso a Constant, che si è fatto ridicolizzare sulla fascia da Biabiany, ma ricordo che lo stesso giocatore era in campo anche contro il Barcellona e ha sofferto molto meno contro Messi e compagnia, a dimostrazione del fatto che era diverso il suo atteggiamento in campo ma anche quello di tutti i compagni, attenti in fase difensiva e magari pronti a dare una mano a chi era più in difficoltà. Se poi vogliamo essere pignoli, il Milan a Parma è stato penalizzato anche dall’arbitro (che ha negato un paio di evidenti rigori ai rossoneri e non si è accorto che la punizione decisiva è stata battuta una decina di metri più avanti rispetto al punto in cui era stato commesso il fallo), ma non vorrei che gli errori arbitrali diventassero un alibi per nascondere le evidenti responsabilità della squadra. Il Milan poteva e doveva vincere al Tardini e, soprattutto, doveva giocare in ben altro modo e con un atteggiamento totalmente diverso; nessuno pretende la vittoria a tutti i costi, ma il massimo impegno sì, soprattutto nei momenti delicati come questo, perchè se si riesce a giocare in quel modo contro il Barcellona, a maggior ragione bisogna farlo contro il Parma e il discorso vale anche per la partita che ci apprestiamo a vivere.
I rossoneri ospitano la Lazio, reduce dalla vittoria sul Cagliari che l’ha portata davanti al Milan in classifica e ora è davvero vietato sbagliare ancora: bisogna reagire, bisogna fare una grande prestazione, vogliamo vedere gli occhi della tigre o gli undici leoni che sempre la curva invoca durante gli incontri, indipendentemente da chi scenderà in campo, dalle condizioni fisiche, dalla stanchezza e da tutto il resto. Basta scuse, basta alibi, bisogna solo vincere e fare punti per alimentare una classifica non da Milan; forse è già troppo tardi, ma crederci costa poco, anzi nulla, quindi non bisogna arrendersi o lasciarsi andare alla depressione, perchè questo Milan nella scorsa stagione ha dimostrato di saper uscire dai momenti difficili e ora deve farlo ancora, con umiltà, impegno e molta grinta, quella che non sempre abbiamo visto e questa è la cosa che più dispiace al di là della mancanza di risultati. La Lazio è un avversario ostico con giocatori di qualità, ma se si riesce ad affrontare alla pari il Barcellona, la squadra di Petkovic non deve fare paura e bisogna cercare in tutti i modi di vincere con il contributo di tutti, dal portiere al centravanti. Basta difensori che si fanno saltare come birilli o che mettono in scena un presepe vivente ancora fuori stagione in piena area; basta giocatori lenti e impacciati che non sanno cosa fare del pallone; basta barriere che si aprono davanti a portieri poco reattivi; basta attaccanti indolenti, irritanti e indisponenti che passeggiano per il campo, sbagliano cose elementari e si fanno notare solo per plateali simulazioni o eccessi di nervosismo. Ora tutti, dal primo all’ultimo giocatore della rosa, devono dimostrare di essere da Milan e la prima cosa per riuscirci è metterci impegno e voglia, giocando per meritarsi la maglia che indossano e il sostegno del pubblico, che comincia a perdere la pazienza. Tornare in alto sarà difficile, ma bisogna provarci, a cominciare dalla prossima partita, alla ricerca di quella benedetta svolta che tarda ad arrivare.
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La caccia al colpevole la lascio agli altri, a tutti quelli che, giustamente, cercano di analizzare quali siano i mali del Milan attuale. Probabilmente fossimo in un romanzo di Agatha Christie, la soluzione del giallo sarebbe identica a quella dell’avvincente t…
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