Il derby, triste, mette in luce la crisi rossonera. Si guarda al mercato per risalire la china

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NAINGGOLAN, È IL CENTROCAMPISTA CHE SERVE AL MILAN?

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25.12.2013 13:00 di Giulia Polloli  articolo letto 933 volte

Quel colpo di tacco di Palacio che ha consentito all’Inter di aggiudicarsi la stracittadina, proprio non mi va giù. Ma non per la prodezza dell’attaccante, ma perché è arrivato nel finale, quando ormai il Milan non aveva più nulla da dare e soprattutto perché arrivato in uno dei derby più tristi della mia storia rossonera. L’emozione di assistere alla partita seduta in tribuna stampa di solito era giustificata anche dalla presenza delle due curve, pronte a darsi battaglia a suon di cori e sfottò, per tutti i novanta minuti. La decisione di non far entrare  la scenografia rossonera e la conseguente scelta solidale da parte della curva nerazzurra di astenersi dalla messa in scena della propria, hanno di fatto impoverito non solo il derby, ma tutto il nostro calcio. Accanto a me, un collega,  raccontava della desolazione con cui ha dovuto comunicare ad una tifosa venuta apposta dalla Grecia, l’assenza dello spettacolo dei tifosi. Assistere ad un derby con lo stadio praticamente quasi esaurito e altrettanto silenzioso è una delle esperienze che ricorderò con più tristezza. Soprattutto perché la decisione arriva dall’alto, da chi forse ha ben poca coscienza di ciò che è realmente il calcio italiano, quello dei mille campanili, quello della pura passione. Il continuo paragone con la realtà inglese è di fatto oltre che inopportuno, anche completamente fuorviante da quello che è il calcio nostrano. Inglesi e italiani hanno ben poco a che spartire sugli spalti: gli spalti, appunto e non la platea di un teatro da dove si assiste silenziosi ad una messa in scena.

Ma tant’è, si parlerà ancora di questi argomenti perché le norme di giustizia sportiva che si sono insinuate nel panorama calcistico ci sono e nessuno, fino ad ora, è riuscito a scalfirne l’entità.

Ma parliamo in modo più specifico del nostro Milan. La squadra che è scesa in campo nel derby, ancora una volta ha messo in luce vistosi limiti. Così come nella gara contro la Roma. Il Milan non deve essere formazione votata al calcio trapattoniana, quando la difesa  entra di prepotenza nelle manovre o a quello più consono al campionato spagnolo made in Barcellona, che del possesso palla ha fatto il suo punto di forza. Non tanto per l’erroneità concettuale del metodo, quanto per l’assenza di giocatori con caratteristiche adatte a questo tipo di gioco. Il Milan ha schierato una formazione che sulla carta doveva essere offensiva, buttando nella mischia anche Saponara che, peraltro, ha dato prova delle sue ingenti potenzialità. Si sono viste buone cose dalla coppia centrale di difesa, dove Bonera ha riportato il giusto equilibrio tattico alla formazione di Allegri. Zapata si è reso protagonista dell’episodio più contestato, in area di rigore, con il suo intervento che poteva valere, oltre al penalty, anche il rosso diretto. Forse la partita a quel punto avrebbe preso una piega diversa e non diamo per scontato che sarebbe stata favorevole in toto all’Inter. L’espulsione di Muntari ha messo in luce il nervosismo dei ragazzi di Allegri, che nel finale hanno cercato con spunti personali di poter dare una svolta alla gara. Grandi delusioni sono stati Balotelli e Kakà, che peraltro sono stati protagonisti della partita, ma che non hanno saputo essere incisivi. Si sono limitati, per certi versi, al minimo sindacale quando, invece, da loro tutti si aspettavano gli straordinari. I cambi di Allegri sono stati tardivi e poco incisivi, eccezion fatta per Emanuelson, chiamato a sostituire Constant, uscito dallo stadio con un vistoso tutore alla caviglia. E allora si guarda al mercato, che a giorni sarà il vero protagonista delle vicende del calcio. L’arrivo di Rami e Honda però sembra non poter bastare per far risollevare la testa al Diavolo, chino su se stesso e quasi intimorito di fronte agli avversari. Ci vorrebbe un colpo di coda, come può esserlo l’arrivo di un giocatore duttile come Nainggolan, ma le trattative per arrivare  al giocatore del Cagliari sembrano rallentate dalle richieste di Cellino. Così il Milan si divincola anche per raggiungere Parolo e D’Ambrosio, trattativa quest’ultima complicata dalla concorrenza della Roma. La domanda che però riecheggia in queste ore è : se anche arrivasse uno dei tre nomi più gettonati, sarà sufficiente al Milan per tornare ad occupare posizioni di classifica più felici? E allora, ancora una volta, nonostante tutto, si guarda all’alto. Allo scontento di Berlusconi e alla sagacia di Galliani, per cercare di regalare ai tifosi rossoneri, non sogni, ma certezze a cui aggrapparsi.

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