I rottoneri: ecco perché a Milanello si rompono tutti e sulla squalifica di Ibra…

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Giornalista sportivo a Mediaset, è stato caporedattore di Tele+ (oggi Sky). Opinionista per Telenova e Milan Channel. I suoi libri: “Soianito”, “La vita è una” con Martina Colombari, “Sembra facile” con Ugo Conti.

24.02.2012 00:00 di Luca Serafini   articolo letto 1392 volte

© foto di Pietro Mazzara

Il dato è fornito da Milan Channel: in questa stagione tutti (tutti) i giocatori della rosa del Milan hanno subìto almeno un infortunio. Tutti. Un record. Mettere a fuoco o fare fuoco su una sola causa non ha senso e non aiuterebbe a capire il problema. Vorremmo incominciare dalla motivazione più semplice: oggettivamente, i casi Gattuso-Cassano (unici nel panorama calcistico internazionale, anche a memoria d’uomo) e Merkel che arriva sano come un pesce dal Genoa e si fa male alla prima partita in Coppa Italia, sono marchiati dalla sfiga. Dall’infortunio di Merkel però si può parlare già del secondo punto, che a nostro avviso è in testa alle cause e coinvolge infatti anche l’Inter: il “fondo” di San Siro. Ci vorrebbe una squadra di CSI per stabilire di cosa sia fatto il campo di casa delle milanesi: sabbia, terra, ghiaia, catrame, buche? Fatto sta che la rizollatura ha la stessa frequenza della messa in piega del venerdì della cara mamma. Dice Paolo Di Canio: “In Europa un campo spelacchiato è uno scandalo, a San Siro ogni passo è un rischio. Il fondo non è compatto”.
Poi, si gioca troppo, ma non è una questione di esclusiva italiana. All’estero si gioca quanto e come in Italia, ma la preparazione, gli allenamenti, sono un punto non in comune e da discutere a fondo. Da noi sembra che i calciatori debbano presentarsi per gare olimpiche di pentatlon, all’estero invece fanno ancora qualche giro di campo e partitella, si allenano giocando. I tecnici ricorrono maggiormente al turn-over, avendo più coraggio con i giovani e più prudenza con i senatori. Un eccesso di lavoro muscolare in presenza magari di legamenti e/o tessuti deboli, crea i problemi che hanno avuto Ronaldo in maniera eclatante e Pato – sia pure con le sue congenite patologie – più sommessamente, ma pare purtroppo avviato sulla buona (cattiva) strada. Bisogna fare un distinguo in questa direzione: la palestra non è inserita sistematicamente nelle metodologie dei preparatori atletici, ma sono frequentate nella maggior parte dei casi in maniera autonoma e volontaria dai calciatori. Meramente per una questione estetica, o peggio per un non meglio precisato e comunque superfluo “potenziamento”.
C’è un altro punto delicato. Sappiamo che parlare di stress alla gente non piace, perché pensa che chi guadagna milioni all’anno debba esserne esente. Eppure la pressione in Italia è davvero al limite dell’insopportabile tra l’incalzare degli opinionisti, la frenesia dei tifosi, l’isteria dei dirigenti. Un esempio su tutti, a parte quello del calciomercato e di Reja che si dimette 2 volte in 5 mesi con la Lazio terza in classifica: nelle settimane di crisi di risultati del Milan, la preparazione di Dubai veniva è stata additata spietatamente, ironicamente, sarcasticamente come la più grande coglioneria mai concepita. Fa niente se quei carichi di lavoro, smaltiti soltanto da una decina di giorni, dovrebbero consentire in realtà la tenuta, la forma nei mesi finali della stagione, pagando dazio all’inizio dell’anno solare.  
 
Nei casi specifici del Milan, colpito da molti infortuni di natura traumatica peraltro, ha un peso, certamente, in taluni casi l’usura (Abbiati, Nesta, Yepes, Zambrotta, Ambrosini, Seedorf), in qualche altro la fragilità (Pato) o addirittura l’esplosività (Boateng), in altri ancora la predisposizione (Aquilani). A parte, le vicende Flamini e Mexes. Dopo la grande confusione che si fece intorno a Milan Lab, una struttura studiata e invidiata dai professionisti mondiali di calcio, basket, football e altri sport ancora, si è deciso di mantenerne solo la metodologia. Milan Lab non era una garanzia di integrità e sanità perenne, tantomeno un’assicurazione per recuperare miracolosamente e rapidamente gli infortunati. Ma per anni Milan Lab non contava niente nelle vittorie, era invece la causa di tutte le sconfitte. Dello staff medico non parliamo, per un semplice motivo: dal penultimo responsabile Gianluca Melegati e dall’attuale Rodolfo Tavana, ci siamo curati e ci curiamo noi e i nostri parenti da anni. O siamo scemi, o parlarne per incensarli sarebbe un evidente conflitto di interessi. Per loro parlano le carriere. Quanto a Daniele Tognaccini, è al Milan dal 1998: è vero che l’età rincoglionisce qualcuno, ma è più facile che ne facciano le spese quelli che fanno la vita come la nostra che non quella casa e campo di Daniele. E’ un fatto comunque che molti atleti infortunati di altre discipline sportive, vadano a Milanello nella fase di convalescenza.   
Il fatto è che i medici di un club di livello così alto, vivono nel frullatore la loro snervante quotidianità tra atleti petulanti, allenatori frettolosi, dirigenti insofferenti e medici personali-privati con le loro teorie. E in queste condizioni non è decisamente facile fare diagnosi e stabilire prognosi che mettano tutti d’accordo.
 
Problemi circoscritti a Milanello? Non esattamente. Nel novembre 2010 realizzammo un’inchiesta in 2 puntate a firma Francesco Vecchi per “Studio Sport XXL”, magazine del sabato sera su Italia 1. Avevamo preso in considerazione le prime 4 società storiche dei 4 maggiori campionati (Italia, Inghilterra, Spagna, Germania) facendo il conto degli infortunati “lungodegenti” (più di 2 settimane per la guarigione). Il risultato era il seguente: dall’inizio della stagione 2010-2011, in soli 4 mesi e mezzo, gli infortunati per problemi muscolari in Italia erano 90, indisponibili 21 in quel momento. In Inghilterra erano 49, soltanto 9 indisponibili in quel momento. In Spagna 22 dall’inizio della stagione, 3 in quel momento (dei quali uno era Kakà). In Germania 14, 2 indisponibili. Servono ulteriori commenti?
 
La conferma della squalifica di Ibrahimovic è anche la conferma che purtroppo in Italia la giustizia, a tutti i livelli, sportiva civile penale, non è fondata sui codici, ma sull’aria che tira.

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