Il top e il flop della settimana: Magia Seedorf, fantasma Pato

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MILANO.

IL TOP: SEEDORF. Non è stata una settimana propriamente esaltante per il Milan: due pareggi in trasferta con l’identico risultato (2-2) contro squadre dalla maglia simile (rossoblu), ma se il primo, quello di Praga, è totalmente ininfluente, il secondo, quello di Bologna, ha qualche ripercussione negativa sulla classifica del campionato. Poche le prestazioni davvero positive e allora, per non rischiare di annoiare i lettori parlando sempre e comunque di Ibrahimovic, costantemente il migliore in campo, ho deciso di premiare Clarence Seedorf, non tanto e non solo per la prestazione di Bologna e men che meno per quella di Praga, ma più che altro per lo splendido gol che ha permesso di pareggiare in breve tempo quello di Di Vaio e di rimettere in carreggiata il Milan. La rete di Clarence è un’autentica magia, di quelle che a volte escono dai piedi vellutati e fatati dell’olandese, che ha qualità tecniche superiori alla media, anche se spesso se ne dimentica e fornisce prestazioni scialbe e negative, come a Praga, nonostante il ruolo da trequartista assegnatogli finalmente da Allegri. A Bologna, invece, capitan Seedorf è tornato a fare la mezzala, sulla sinistra del centrocampo a rombo rossonero e ha dato un buon contributo, oltre al meraviglioso gol realizzato con una sassata da fuori area che è andata ad insaccarsi all’angolino alto dove nemmeno Batman, tantomeno Gillet, avrebbe potuto arrivare.

Dopo due panchine consecutive in campionato, Seedorf si è ripreso il posto da titolare senza far polemiche, da grande professionista e sfoderando giocate di classe, ma, purtroppo, merita anche una tiratina di orecchie, non tanto per il fallo da rigore in sè alla fine del primo tempo (netto intervento di mano), quanto per il patetico tentativo di negare l’evidenza dicendo che la palla era andata prima sulla spalla e poi sul braccio. In questo caso Clarence meriterebbe non la citazione come “top”, ma il “Premio Pinocchio” per la palese bugia, anche perchè di lui abbiamo sempre ammirato e lodato la saggezza, la schiettezza, l’onestà e il fatto di dire sempre ciò che pensa senza ipocrisie, anche quando la verità è dolorosa e a maggior ragione in questo caso sarebbe stato più onesto e apprezzabile dire chiaramente che il fallo c’era ma è stato fortunato per il fatto che l’arbitro non ha visto bene e punito di conseguenza. Comunque si tratta dell’unico neo di una prestazione positiva che è durata un tempo e mezzo, visto che è stata interrotta dalla sostituzione operata da Allegri che ha inserito Emanuelson al suo posto. Seedorf continua ad essere un pilastro di questo Milan, nonostante le critiche che spesso riceve anche dagli stessi tifosi, ma che prontamente si placano quando l’olandese estrae dal cilindro la magia di turno, come quel gol che rimane l’immagine più bella di una settimana mediocre per il Milan e che per questo va premiata, anche se, a conti fatti, vale solo un punto e non tre come tutti speravano.

IL FLOP: PATO. Nessun dubbio, invece, per quanto riguarda il flop, nonostante molte prestazioni non del tutto convincenti; ovviamente merita una doverosa citazione la papera di Amelia, ma non si può tralasciare il fatto che a Bologna il Milan abbia giocato con dieci calciatori e…un fantasma, ovvero Alexandre Pato che, evidentemente, era ancora stregato e ammaliato dalla serata di gala alla Scala in occasione della “prima” e si è dimenticato di essere un giovane campione dal quale tutti ci attendiamo ancora il definitivo salto di qualità, quello che distingue un fuoriclasse da un semplice buon calciatore. Il buon avvio di ripresa a Praga con un gol, un assist e un palo colpito, avevano fatto ben sperare, ma non bisogna dimenticare che, anche contro il Viktoria Plzen, il Papero era rimasto in letargo per tutto il primo tempo e, dopo i fuochi d’artificio dei primi dieci minuti del secondo tempo, si è subito spento nuovamente. A Bologna, invece, Pato non ha solamente giocato male, ha fatto di peggio, non ha giocato e basta, perchè di lui non si ricorda un tiro in porta, un’iniziativa personale, uno scatto, un’accelerazione e sono stati pochissimi i palloni toccati, senza che nessuno se ne sia accorto. Stupisce il fatto che Allegri abbia aspettato ben 77 minuti per sostituirlo, ma la scelta si spiega con il fatto che l’allenatore e tutto l’ambiente rossonero stanno disperatamente cercando di recuperare in fretta un talento che può e deve esssere uno dei pilastri su cui fondare il Milan del presente e del futuro, vista la giovane età, ma che sembra fare di tutto per tradire le attese e la fiducia che gli viene continuamente concessa, non tanto perchè è il fidanzato della figlia del presidente, ma perchè ha dimostrato di avere doti da autentico campione prima di finire vittima di una spirale di infortuni muscolari ripetuti che sono certamente un alibi ma da soli non possono spiegare l’improvvisa involuzione di un talento precocissimo che aveva stregato tutto il mondo calcistico.

Ora Pato è guarito fisicamente, ma non mentalmente e sembra quasi bloccato dalla paura di fermarsi di nuovo: non tenta i suoi proverbiali guizzi in velocità, si nasconde, resta fuori dal gioco e lontano dal pallone e ciò non lo aiuta certo a ritrovare serenità e fiducia nei propri mezzi. Allegri farà di tutto per recuperarlo in pieno, magari sfruttando la sosta di fine anno, ma la sensazione è che la fiducia non sarà illimitata o a lungo termine, perchè una squadra che punta a restare in corsa per ogni obiettivo deve poter puntare su giocatori dal rendimento continuo e sicuro, quello che in questo momento Pato non è in grado di garantire ed è davvero un peccato, perchè le sue doti sono immense, anche se le abbiamo ammirate solo a sprazzi troppo brevi e ci dispiace vedere che il Papero sia sempre più un brutto anatroccolo e, invece di ammaliare le platee con le magie tipiche del repertorio di un vero campione, vaghi per il campo come un fantasma alla ricerca di se stesso.

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