Intervista a Bud Spencer: le Olimpiadi, il cinema, la napoletanità ed i valori d’un eroe dei nostri tempi

Canale Milan

“Io distinguo due tipi di successo:

quello che ho avuto nello sport e quello nel cinema.

Il primo è mio e non me lo leva nessuno.

Lo sport mi ha insegnato i valori della vita.

Il secondo è quello che il pubblico ha deciso di darmi e che mi ha permesso di fare 120 film”

Ci sono persone, più che personaggi, che pur non avendole mai avute accanto, tracciano un segno indelebile nel cammino della propria vita. Spesso provengono da mondi che, per un motivo o per l’altro, non possono appartenerti: il cinema, la musica, lo sport, lo spettacolo, la cultura, la storia. Alcuni li chiamano ‘eroi‘, e spesso impropriamente. Non è questo il caso. Perchè se c’è una persona che ha tracciato le epoche, divenendo un mito dello sport italiano ed internazionale prima, e del cinema poi, beh, quello è Carlo Pedersoli. In arte, Bud Spencer.

“Spencer perché adoravo Spencer Tracy e Bud perché bevevo la birra Budweiser”    

Campione italiano ed olimpionico (ha partecipato ad Helsinki ’52 e Melbourne ’56, oltre che a diversi Giochi del Mediterraneo ed Europei) di nuoto e pallanuoto, primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero. Con la collaborazione del suo primo fan club ufficiale, il Bud Spencer Fans Club di Agropoli, dall’alto della sua esperienza sportiva, ha deciso oggi di dedicarci in esclusiva le sue riflessioni, a metà tra il cinema e lo sport,le Olimpiadi che visse in prima persona e quelle che cominceranno a breve, il calcio ed i suoi valori, la sua passione per Napoli, e per il Napoli.

Alfredo De Vuono: Signor Pedersoli, mi conceda di iniziare questo nostro incontro con una cosa che esula da quest’intervista. Io non sono semplicemente un suo fan: per me lei è una sorta di ‘padre putativo’. Perchè sono davvero, e non è un luogo comune, cresciuto con i suoi film.

Carlo Pedersoli – Bud Spencer: Allora spero che tu sia cresciuto bene! (ridiamo, n.d.r.)

A.D.V.: Spero proprio di si!

C.P.E quello è l’importante…

A.D.V.: Il nostro network si occupa sostanzialmente di sport; perciò comincio chiedendogli: per lei che le ha vissute in prima persona, cosa significano le Olimpiadi? Lei come le ha vissute?

C.P.: Alla mia tenerà età di 83 età posso dire che le Olimpiadi rappresentano quello che milioni di persone non potranno mai fare, e questo è un dispiacere enorme. Perchè è stupendo quello che si prova nel partecipare alle Olimpiadi. Io ho rinunciato a tre lauree (Chimica, Giurisprudenza e Sociologia, n.d.r.) per andarci. Mi sono detto: meglio fare le Olimpiadi, o diventare chimico, o avvocato? Meglio le Olimpiadi, è così è stato. E’ un privilegio per pochissime persone, ed io ne sono davvero fiero. 

A.D.V.: La sua esperienza riguarda il nuoto e la pallanuoto, entrambe ad altissimi livelli. Saprà di quella sorta di ‘contrapposizione storica’ tra coloro che praticano questi due sport. Lei come la vive?

C.P.: Io sono stato tra i primi nuotatori a fare pallanuoto. Perchè di solito anche oggi, raggiunte le vette mondiali di questi sport, ai nuotatori non fanno praticare la pallanuoto che è uno sport completamente diverso. Ai miei tempi essere pallanuotista era un piacere, che ho iniziato ed ho portato con me nella vita. Il mio ricordo più bello risale a quando, a Shanghai, la Nazionale divenne campione del Mondo (il 30 luglio 2011, battendo 8-7 dopo i supplementari la Serbiaed il Presidente della FIN mi regalò, ad honorem, un quadro con le medagline d’oro di quella vittoria, pur non essendo stato io campione, ma solo un azzurro della Nazionale. Proprio come se avessi partecipato: questo gesto mi ha commosso veramente molto.   

A.D.V.: Simbolico ed importante come quando, nel 2007, sempre la FIN le concesse i brevetti di Allenatore di Nuoto e Pallanuoto. Ma lei ha mai pensato di poter fare davvero l’allenatore? Anche nei film ha vestito spesso i panni dell’allenatore.

C.P.: E’ una cosa che mi piacerebbe. Anche perchè il nuoto è la mia vita. Pensi che quando io scesi sotto il muro del minuto eravamo solo in due, in Europa, a questi livelli: io ed Alex Jany. E la cosa più bella è una foto, inviatami dalla Francia, in cui sono ritratti Jany, e, vicino a lui, Johnny Weissmuller (che poi divenne famoso per aver ricoperto nel cinema il ruolo di Tarzanche faceva i 100 m per gli U.S.A.. In quella foto c’è scritto: “Carlo, anche tu hai diritto di stare qui insieme a noi”. Hai idea di cosa significano queste cose? Io non stavo nella foto. Ma per loro il mio posto era lì, in mezzo a loro.

A.D.V.: Lo sport nella sua vita, oltre che nei suoi film, è sempre stato un elemento pregnante. Se dovesse discuterne con i ragazzi, come consiglierebbe loro di avvicinarsi allo sport? Cosa direbbe loro, vestendo i panni del ‘Docente di disciplina dello sport’ ?

C.P.: Anzitutto cancellerei tutto ciò che ha determinato la nuova essenza dello sport, che oramai non è più solo sport, ma ‘spettacolo’. Ritornerei alla parola ‘sport’. Questa cosa vale in generale, e non per una singola disciplina. Cercherei di spiegare quello che era lo sport. Quando, a 16 anni, io divenni campione italiano senior del nuoto ‘a rana’, pur essendo io “junior”,  i soci della società ‘galleggiante sul Tevere’, mi regalarono l’accappatoio. Fecero una colletta…Quello era sport, era il 1943. Adesso il denaro è dovunque. Ed i giocatori stranieri, anche in pallanuoto, la fanno padrone. Per non parlare del calcio. Anche se, nel calcio, ho conosciuto delle persone splendide, meravigliose: penso ad Alessandro Del Piero, a Francesco Totti o a Giampiero Boniperti, che conobbi ad Helsinki. A questo proposito: noi andammo alle Olimpiadi del ’52, fino in Finlandia, in treno, viaggiando nelle carrozze di legno, di notte, perchè non c’erano i soldi per pagare gli alberghi. Quello è sport! Non quello di oggi. In cui si pensa solo al denaro.

A.D.V.:  A proposito di calcio: ma lei continua a seguirlo?

C.P.: Certo che lo seguo, e devo anche sinceramente ammettere, in tal senso, d’essere ‘bigamo’ come tifoso…

A.D.V.: E’ quello che avrei voluto chiederle, per sfatare un tabù: si dice che lei sia un pò tifoso napoletano, ed un pò laziale…

C.P.: No, no, perchè “un po’ ” ?!? (scherzosamente, si arrabbia, n.d.r., e quasi mi sembra di recitare la parte di quello che a breve prenderà le botte) Prima Napoli, e poi Lazio! Io sono napoletano a tutti gli effetti, sono napoletano di Santa Lucia, cchiù napuletan’e mè nun ce sta’ nisciun’ ! Poi, però, tutto lo sport l’ho fatto da tesserato della Lazio, ed ecco perchè sono bigamo. Ma fondamentalmente sono napoletano!

A.D.V.: A questo proposito, come ha vissuto il trionfo del napoli in Coppa Italia?

C.P.: Ho visto tutto, è stato meraviglioso. Ovviamente ho tifato Napoli. La Juve, che per la prima volta quest’anno ha perso, ha lottato con onore. Io per esempio mi inchino di fronte a uomini come Buffon  e Del Piero, che sono i veri eroi del calcio. Perchè hanno sempre saputo dare il valore giusto allo sport, senza le contaminazioni altrui. 

A.D.V.: Infatti: noi ci stiamo occupando, inevitabilmente, del calcioscommesse. Lei come si sente di dire di quest’ennesima caduta morale dello sport?

C.P.: E’ semplice. Lo sport è finito. E’ solo spettacolo. E lo spettacolo, si sa, si paga (basterebbero queste sole parole per riassumere l’intera intervista).

A.D.V.: Torniamo al cinema. lei è stato il primo grande sportivo a “traslocare” nel cinema. Una moda che oggi è diffusissima. Peraltro con risultati mediocri.

C.P.: C’è una differenza enorme tra la parola ‘sport’ e la parola ‘cinema’. Il cinema è bello, meraviglioso, ma lo si fa pagati. A volte stancante, anche. E soprattutto lo fanno anche i ‘cani’. Mentre, se sei un ‘cane’, non puoi fare sport. La mia convinzione è questa: mentre Bud Spencer è un prodotto del pubblico, quando Carlo Pedersoli legge quello che ha fatto da sportivo, sa che è proprietà sua. Con tutta la purezza dello sport: di quello sport. 

A.D.V.: Certo, è il pubblico che l’ha resa celebre, ma se Bud Spencer è il simbolo del cinema che oggi è ci sono anche dei meriti di Carlo Pedersoli.

C.P.: Bisogna capire bene il significato dei vocaboli ‘attore’ e ‘sportivo’. Bisogna capire se l’attore  ha studiato, ha fatto delle accademie, se s’è sacrificato per imparare il dialogo e le note dell’attore. Io non l’ho fatto, perchè m’è capitato per caso. E, per caso, ho creato il personaggio che tutti amano. Perchè tutti, nella vita, vorrebbero un pò essere Bud Spencer. Ognuno ha qualcuno a cui vorrebbe dare un pugno in faccia, verso il quale si è sempre costretti ad ‘abbozzare’ . Poi arriva Bud Spencer, e risolve, in maniera comica, e sempre senza volgarità, nè sangue, i problemi creati dai ‘cattivi’ che vogliono sfruttare gli altri. Io e Terence Hill, che ha condiviso con me il successo, rappresentiamo una copia del cinema muto e gestuale di Stan Laurel e Oliver Hardy, Buster Keaton e Charlot. Che fecero ridere il mondo intero senza parlare. Lo sport è un’altra cosa, perchè anche l’uomo più antipatico di tutti, odioso, con un carattere tremendo, ma che è un campione, è e sarà sempre lì. E bisogna rispettarlo per quello. 

A.D.V.: Adesso ho capito le sue parole. Vorrei chiudere esulando un pò dallo sport e dal cinema. Io non sono napoletano, ma ho assimilato qualcosina di questa città e della napoletanità. per lei cos’è Napoli, cosa significa essere napoletani?

C.P.: Quando ci risentiremo, un giorno, parleremo del CD e delle dieci canzoni a cui sto lavorando. Almeno cinque sono in dialetto napoletano. Non sono le classiche canzoni d’amore napoletane, anche se a Napoli si scrissero le più belle canzoni d’amore del mondo. Una dice: “Che ne parlamm’a ffà”, e parla della bella Napoli d’una volta, quella che ricordo e che ho vissuto io. Un’altra dice ‘A’ vulimm’ firnì?” , dedicata a noi ‘vecchi’ che non abbiamo pensato ai giovani. Ho scritto questa canzoni come feci, all’epoca, per Nico Fidenco e per Ornella Vanoni. E da esse si capisce quanto io ami Napoli. 

A.D.V.: Allora ci risentiremo e parleremo anche del Carlo cantautore…

C.P.: Non c’è mica solo questo! (ridiamo ancora, n.d.r.)

Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer, mi saluta affettuosamente. Quando dovrei ringraziarlo, però, mi anticipa e per assurdo è lui a ringraziare me, che intanto, sinceramente, ho la voce tremante dall’emozione. Al cospetto d’un simbolo così inarrivabile dello sport prima e del cinema poi.

Oltre che della vita.

Alfredo De Vuono per Fantagazzetta.com

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