La gioia dopo la sofferenza

16 Dic 2013 20:45
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MILAN-AJAX, IL MIGLIORE IN CAMPO

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Contro l’Ajax il Milan rimane in dieci dopo venti minuti e deve soffrire tantissimo per difendere lo 0-0 che vale la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League.

12.12.2013 01:47 di Davide Bin  articolo letto 895 volte

© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Evidentemente è destino che negli anni di questo nuovo millennio che terminano con il 3 il Milan debba soffrire le pene dell’inferno per eliminare l’Ajax: nel 2003 fu necessario lo storico gol di Tomasson/Inzaghi all’ultimo respiro per eliminare i lancieri nei quarti di finale con un emozionante e rocambolesco 3-2; nel 2013, invece, i rossoneri hanno dovuto giocare una partita quasi intera di grande sacrificio a causa dell’inferiorità numerica e la qualificazione agli ottavi è arrivata dopo enormi sofferenze ma mettendoci cuore, grinta e grande determinazione; questa volta gli undici, pardon dieci leoni si sono davvero visti in campo e grazie a questo pareggio a reti bianche (il primo a San Siro fra Milan e Ajax) il tanto vituperato Milan è l’unica squadra italiana a proseguire il cammino in Champions League. E’ stata una notte di sofferenza, ma alla fine è esplosa, in campo e sugli spalti, la festa per aver centrato un obiettivo parziale ma importante e si sa che dopo tanto penare la gioia è ancor più forte; i 60000 di San Siro hanno seguito per un’ora la partita con il cuore in gola, tremando ogni volta che l’Ajax si avvicinava all’area rossonera, sudando freddo quando il pallone ha sfiorato i pali o quando Abbiati ha compiuto parate decisive, ma alla fine è arrivata la meritata soddisfazione, perchè la squadra è stata brava a difendersi con ordine e a non lasciare spazi all’avvolgente gioco dell’Ajax, che ci ha provato in tutti i modi ma non è riuscito a concretizzare l’assedio, per demeriti propri ma anche per meriti di un Milan concentrato, ben assestato anche dopo essere rimasto in inferiorità numerica e che ha giocato con grande orgoglio e con autentico cuore rossonero. Di più il Milan non poteva fare, perchè tutti, Balotelli compreso, si sono prodigati a difendere e tenere il più possibile il pallone lontano dalla propria area e la produzione offensiva dell’intera partita è prossima allo zero, ma fortunatamante il pareggio poteva bastare e pareggio è stato, quindi obiettivo raggiunto e mai come questa volta non importa come!

Allegri schiera il Milan ipotizzato alla vigilia, con De Sciglio a destra, Constant a sinistra e Bonera al posto di Mexes come partner di Zapata; a centrocampo c’è Muntari insieme a De Jong e Montolivo e l’attacco è davvero ben assortito, con Kakà ed El Shaarawy alle spalle di Balotelli. Il Milan vuole la qualificazione, sa che anche un pareggio può bastare ma è meglio cercare la vittoria, confidando anche nel sostegno del pubblico di San Siro, che gremisce lo stadio anche se il tutto esaurito è ben lontano dal realizzarsi; tensione dentro San Siro per una notte da dentro o fuori, ma tensione anche e soprattutto fuori dello stadio, con scontri, tafferugli e anche qualche accoltellamento.

Meglio parlare di calcio e di una partita che vede il Milan provare a partire forte e, in effetti, il primo tiro verso una delle due porte è proprio dei rossoneri ed è una punizione di Balotelli forte ma centrale che Cillessen non fatica a bloccare e che va segnalata perchè di fatto si tratta dell’unico vero tiro in porta di tutta la partita da parte del Milan. L’Ajax risponde prontamente e sono subito brividi: Zapata devia in angolo la conclusione a botta sicura di Fischer e sul cross seguente Poulsen colpisce il palo interno di testa e il pallone arriva poi fra le braccia di Abbiati. Milan fortunato ma che continua a subire la pressione di un Ajax che propone il calcio totale che è un suo marchio di fabbrica: pressing, possesso palla, azioni avvolgenti e i rossoneri devono soffrire anche nella porzione di partita giocata in parità numerica, come dimostra la parata in tuffo all’angolino basso di Abbiati sul colpo di testa in tuffo di Klaassen. La partita si complica maledettamente quando Webb mostra il cartellino rosso a Montolivo per un fallo su Poulsen; il capitano rossonero, in effetti, entra in ritardo sulla caviglia dell’avversario, quindi il rosso ci può stare, ma vedere Poulsen tornare in campo pochi secondi dopo l’infortunio, correndo come se nulla fosse successo, fa infuriare il popolo rossonero, che fischierà sonoramente e impietosamente il danese fino alla fine del primo tempo, quando poi verrà sostituito. Allegri riorganizza la squadra mandando in campo Poli al posto di El Shaarawy (che oltretutto ha preso un pestone) e creando due linee di quattro molto vicine e compatte, con Balotelli e Kakà che si alternano nel ruolo di quarto centrocampista e unica punta. Sembra un po’ il Milan corto e ordinato che a San Siro non ha concesso spazi nemmeno al Barcellona un paio di mesi fa e, in effetti, da quando rimane in inferiorità numerica la squadra di Allegri soffre paradossalmente meno di quando era in undici e non lascia altre occasioni pericolose all’Ajax.

Il copione della ripresa è scontato: Ajax in avanti a pieno organico, Milan rintanato a protezione della propria area, confidando in qualche ripartenza di Kakà e Balotelli. Un tiro impreciso di Fischer è tutto quello che l’Ajax riesce a creare nella prima metà della ripresa, a conferma del fatto che il Milan non fatica a difendersi perchè è compatto e gioca con buona intensità. Il possesso palla dell’Ajax si dimostra sterile, ma all’improvviso arriva l’azione pericolosa e Abbiati deve opporsi di piede ad una conclusione di Klaassen. Lunghi brividi percorrono le schiene dei tifosi rossoneri quando il tiro di Fischer finisce fuori di pochissimo sfiorando il palo, ma in generale ogni mischia che si crea nell’area rossonera fa tremare, anche perchè l’assalto dell’Ajax è continuo e il Milan si limita a sparare il pallone il più lontano possibile, a volte senza nemmeno provare a imbastire un’azione. Prezioso il lavoro di Balotelli, mai così propenso al sacrificio per dare una mano in difesa, ma capace anche di proteggere e tenere alto il pallone facendo respirare i compagni, soprattutto quelli di una difesa costantemente sotto pressione ma che si sta disimpegnando in modo egregio. Allegri nel finale toglie lo stanco Kakà e rinforza gli argini che devono contenere la marea olandese, mandando in campo Mexes a dare una mano soprattutto sui palloni alti. L’ennesima mischia con Denswil che sbaglia la conclusione dal limite conferma che ci sarà da soffrire fino all’ultimo e Webb allunga il supplizio concedendo ben cinque immotivati minuti di recupero (ci sono state poche interruzioni, sostituzioni a parte), ma quando l’ultimo tentativo in rovesciata di Klaassen finisce a lato nel recupero del recupero, cioè oltre i cinque minuti previsti, si può finalmente gioire e far festa per una qualificazione soffertissima ma meritata, perchè non bisogna vergognarsi di difendersi per cause di forza maggiore (espulsione di Montolivo) e riuscire a farlo bene è un merito che va sottolineato, soprattutto perchè tante volte abbiamo sottolineato l’inadeguatezza del reparto arretrato rossonero e invece in quest’occasione dobbiamo fargli i complimenti. Il Milan si è difeso eroicamente, con le unghie e con i denti, lasciando perdere l’estetica e pensando solo ad allontanare in qualunque modo il pallone dalla propria area e i tifosi hanno apprezzato questa voglia di lottare e non mollare. Grande soddisfazione e felicità al triplice fischio e qualche giocatore (De Jong e Muntari con una maglia rossonera con il n° 95 e il nome Mandela, ricordato anche prima dell’inizio con uno striscione a lui dedicato dall’UEFA) viene sotto la curva a ricevere gli applausi e a far festa con i tifosi, perchè il Milan ha raggiunto un obiettivo di questa prima parte di stagione e prosegue la sua avventura in Champions League; il fatto di essere l’unica squadra italiana a essere riuscita nell’impresa aumenta la soddisfazione, anche se ora il cammino diventerà durissimo (basta guardare la lista delle prime classificate negli altri gironi per spaventarsi), ma ora è troppo presto per pensarci ed è meglio godersi la gioia arrivata dopo tanta sofferenza e per questo ancor più bella e coinvolgente.     

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