La grave perdita

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24.06.2012 18:00 di Stefano Maraviglia   articolo letto 3157 volte

© foto di Alberto Lingria/PhotoViews

Diciassette partite giocate dal giorno del suo approdo in rossonero a gennaio, 1253 minuti all’attivo e 3 gol (escluso quello costato probabilmente lo scudetto al Milan, non assegnatogli contro la Juve), Sulley Muntari ha contribuito notevolmente al finale di stagione del Diavolo. Il ghanese etichettato come “scarto” dell’Inter e pacco rifilato dai nerazzurri, grazie a ottime prestazioni e tanta determinazione, ha fatto ricredere tutti gli scettici. Costato nulla alla societa di via Turati, il n.14 si è distinto solo in positivo, eccezion fatta per l’ultimo e importantissimo episodio. L’infortunio che lo costringerà a guardare almeno fino a gennaio, sembra capitato in condizioni “particolari”, soprattutto vietate severamente dal regolamento interno che il club impone ai propri tesserati, per tutelarsi ed evitare loro di praticare attività extra-calcistiche, in grado di mettere a serio rischio l’incolumità fisica. Quella di Muntari è un’assenza che pesa già tanto, l’impatto avuto in rossonero lo ha eletto tra le prime scelte del mister Allegri. Fisicità, corsa e tanta interdizione, caratteristiche che il tecnico rossonero vuole sempre nella sua mediana. Il 75% di contrasti vinti, i 100 palloni recuperati, così come il 50% di contrasti aerei dominati e il 79,8% di passaggi realizzati, sono dati non comunissimi per un giocatore lanciato in uno schieramento nuovo, in un ambiente tutto da scoprire e con il quale legare. Pesantissimo stop per il giocatore e per la squadra che nella fisicità del mediano ha sempre trovato grande supporto, un’assenza che avrà un impatto forte anche sullo spogliatoio. Il pugno duro che Adriano Galliani sta pensando di applicare, servirà da esempio per tutti, anche se Sulley al Milan non ha mai ecceduto in atteggiamenti fuori dalle righe, quelli che lo hanno reso celebre nella sua esperienza interista. Ne avrà di tempo per meditare sull’accaduto, nel mentre dovrà tifare per i compagni, pensando poi a sgomitare per tornare padrone del ruolo.

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