LA LETTERA DEL TIFOSO: "Non si dovrebbe vivere di soli ricordi" di Francesco

CON CRISTANTE E SAPONARA, LA MEDIANA È A POSTO COSÌ?

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LA LETTERA DEL TIFOSO

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“Il Fascino del passato è il fatto che è passato”. Così scriveva Oscar Wilde nel suo ritratto di Dorian Gray.
Forse dalle parti di Via Aldo Rossi, qualcuno deve avere letto il romanzo poco dopo l’ultima vittoria in ambito internazionale. Era l’ormai lontano 2007, eravamo la, sul tetto del mondo. Da quel momento è partito un slogan, che a distanza di quasi 7 anni suona più come una maledizione: Siamo il club più titolato al mondo! 
E ce lo siamo anche meritato! La, su un campo di calcio, non in un aula di tribunale. Noi non sappiamo cosa sia uno scudetto di cartone. Noi abbiamo mai giocato a fare gli “offesi”, festeggiando lo scudetto numero 30 quando in realtà, che piacesse o meno, erano 28.
Noi ci siamo sempre distinti per il nostro stile, lo stile “Milan”.
E poi, come detto, ha cominciato a risuonare quella tremenda frase nelle nostre orecchie. 
In qualche modo, in maniera subdola, si è inculcata nella mente di qualcuno (forse gli unici a cui non doveva succedere): una sorta di consapevolezza, che tutto ormai fosse concesso, che dopo tutte le vittorie, tutti i record battuti e tutte le gioie, si potesse tirare i remi in barca, e riposarsi.
Perché dopo il club più titolato al mondo, le nostre orecchie si sono abituate a sentire i “siamo a posto così”, i “siamo già ULTRAcompetitivi”, “se non parte tizio, non arriverà mai caio”.  
Sono frasi che si ripetono da quasi 7 anni. 
Però è vero, c’è stata un’ eccezione, tra l’estate 2009 e l’estate 2010, tra Thiago Silva e Ibrahimovic per intenderci, qualcosa è cambiato. Si era tornati a sognare in grande. 
Ma le cose non erano più come prima, perché se qualche anno fa una sconfitta a Istanbul ci faceva rialzare più forti, un non-gol di Muntari, con conseguente perdita del campionato, ci ha letteralmente disintegrato, a livello di organico, a livello mentale, a livello di stimoli.
Ora, sappiamo benissimo della situazione economica, delle risorse che non ci sono più. 
Però mi chiedo, con il denaro se ne sono andati anche la chiarezza? la lealtà?  Quelle non dovrebbero essere legate a un prezzo, quelle una persona le ha, nel bene e nel male. 
L’addio di Ambrosini dopo una vita a lottare per noi, come se fosse stato il classico collega di lavoro occhialuto che vive in solitario e di cui nessuno ricorda il nome, le guerre intestine tra Barbara e Adriano con liquidazioni ultramillionarie sullo sfondo, la non trasparenza con i tifosi. Cadute di stile che ci hanno portato a staccarci piano piano dai valori di una società, il Milan, alla quale sono legati i ricordi più belli, di un ragazzino di 14 anni che sogna di fare il calciatore guardando i suoi idoli alla tv. 
10 anni dopo a quel ragazzino, che ne frattempo è cresciuto, restano i ricordi. 
Ricordi di vittorie, che con loro si sono portati via anche i valori. 
Francesco
 

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