La meritocrazia e la paura

Milan Night

berlusconi galliani 150x150 La meritocrazia e la pauraLa squadra è appesa alle ultime ore di mercato come un quadro che attende un ultimo colpo al chiodo per assestarsi sicuro o… restare traballante. La diaspora di giocatori tecnici e determinati come Ibrahimovic e Thiago Silva ha posto Cassano di fronte a se stesso: “Se fallisco al Milan vuol dire che sono da manicomio…”, disse nel gennaio del 2011: un veggente.

Richiesta di rinnovo a parte, per chi “si sente titolare”, dura da mandar giù il fatto di doversi giocare il posto; un Ronaldinho poco concentrato, la versione imbolsita di Pirlo, le liti più o meno reclamizzate con Seedorf… chi si sentiva un po’ più uguale degli altri, in questi ultimi due anni non ha avuto vita facile. Spesso disponibilità e impegno hanno sopravanzato altri valori, quelli che in otto anni di gestione Ancelotti fatalmente erano degenerati in una certa mancanza di nerbo nella squadra.

Per un allenatore che vedeva in campo “a prescindere” quella spina dorsale composta da T. Silva, Van Bommel e Ibrahimovic, che rispondeva a parametri eccelsi di professionalità e non solo di tecnica, ritrovarsi a dover inventare l’asse portante dell’undici non poteva che basarsi su una scelta netta, forzata e rischiosa: quella del merito conquistato in settimana sul campo d’allenamento, giorno dopo giorno.

Le amichevoli del Milan han fatto venire a galla quell’aspetto di spirito comune che sarà da ricercare in modo continuo durante la stagione: per farlo i giocatori andranno valutati da una prospettiva più ampia, a 360°, che coinvolge anche il rapporto del calciatore col lavoro in sé, non solo con l’aspetto ludico del mestiere: sarà chi vivrà al meglio per la sua professione a dover giocare.

Kakà mini La meritocrazia e la pauraL’atteggiamento che il Milan ha ricercato in estate deriva dalla mancanza di leader: se da un lato la squadra ha dichiarato che quest’anno l’arma della voglia comune sarà la Stella Polare da seguire, il rovescio della medaglia è già affiorato nella gara contro la Samp. La consapevolezza di essere mancanti di un trascinatore non può che produrre “paura”, timore: nessuno pare in grado di prendersi la squadra sulle spalle… né il gruppo ne riconosce uno al quale affidarsi e la cura è stata individuata col ritorno di Kakà.

Nelle gare contro Chelsea e Schalke 04, ma pure con Real Madrid -nel primo tempo-, e Juventus -a sprazzi-, il Milan ha risposto bene a quella necessità/volontà di giocare in modo più corale. Si era rintracciata una costante nei gol marcati: quella che mi è sempre parsa fondamentale nel valutare le fortune del Milan della scorsa stagione, “regalarsi campo”; i gol subiti, molto simili tra loro, vedono al contrario la squadra lunga, con gli uomini “lontani”.

Sabato i limiti dei singoli son venuti fuori soprattutto sotto il punto di vista mentale, e l’effetto S.Siro ha giocato brutti scherzi sia nei giovani che in qualche veterano. Imperdonabile la mancanza di comunicazione sul gol: “troppo silenziosi” i nostri sulla battuta di quell’angolo. La squadra “deve pensarsi” unita sempre… ognuno attacca, ognuno difende, ognuno secondo le sue peculiarità, come è giusto… nessuno più “ignorerà”, ma parteciperà… anche su un corner, che non è un fastidioso intermezzo al gioco.

Per chi compone una squadra più modesta per personalità e valori, gli esami in questo periodo ci saranno tutti i giorni: chi si sente di poter dare “qualcosa di più rispetto al compagno” dovrà sudare, parlare poco, pedalare tanto e venire fuori dal guscio: è da qui ad un mese che l’ossatura del Milan andrà a definirsi e, oltre alla coppia di centrali che andrà definita al più presto, altre caselle sono ancora da conquistare: al bando la timidezza… coraggio ragazzi!

La gara di sabato sera si presta ad essere la prima fondamentale tappa di questo inizio di stagione; quanto di buono fatto domenica nel secondo tempo in termini di voglia va mantenuto, per il resto si dovrà ripartire da zero perché, se è vero che i Campioni con la C maiuscola non vanno trattati come gli altri, in questo Milan di imprescindibili non ce n’è neppure l’ombra dalle partenze di Ibrahimovic e Thiago Silva: una motivazione in più per chi avrà il carattere di viverla come tale.

Anfry

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