Sandri-Morosini: due pesi e due misure. Milan, la sosta ti aiuta: ecco come. Adriano e quel rimpianto che cresce su Carlitos…

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Giornalista pubblicista, vice-direttore di MilanNews.it. Corrispondente e radiocronista per Radio Sportiva. Redattore di TMW Magazine. Opinionista per Odeon TV e Radio Radio. Inviato al seguito della squadra. Twitter:@PietroMazzara.

16.04.2012 00:00 di Pietro Mazzara   articolo letto 675 volte

© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Una morte tremenda, inspiegabile e ingiusta. Una vita spezzata sul campo e una notizia che ha ghiacciato le vene anche a chi come me, nella giornata di sabato, stava prendendo posto in tribuna stampa a San Siro, pronto a raccontarvi sia su MilanNews che su Radio Sportiva il primo degli anticipi della 33ma giornata di campionato tra Milan e Genoa. Quello che è successo all’Adriatico lo sappiamo tutti, sulla nostra pagina di Facebook vi ho voluto raccontare quello che è successo in un luogo quasi inaccessibile ai tifosi ovvero la tribuna e la sala stampa. Le immagini agghiaccianti e shoccanti che passavano di continuo sui monitor di servizio e su quelli in sala stampa sono quelle che non vorresti mai vedere. La notizia dell’annullamento della partita, però, ha spaccato in due l’opinione di molti colleghi e tifosi. E’ stato giusto fermarsi? E’ stato giusto annullare tutto e non solamente Udinese-Inter la partita che, per motivi affettivi, coinvolgeva la seconda famiglia di Morosini? A costo di essere impopolare, io avrei fatto giocare almeno Milan-Genoa perché la notizia della morte è arrivata mentre le squadre erano in campo ed è stata comunicata dai rispettivi team manager mentre i giocatori stavano dando vita al riscaldamento.

La morte di Morosini non è tanto dissimile da quella di Gabriele Sandri avvenuta in circostanze altrettanto drammatiche. In quel caso, bisogna dirlo, se non ci fossero state le rivolte degli ultras, la giornata di campionato si sarebbe giocata. La scelta più giusta, a mio modo di vedere, e da perseguire è quella presa dal Siviglia nell’estate del 2007 quando, dopo la morte di Puerta e con il dolore ancora vivo nei cuori, la squadra andalusa decise comunque di scendere in campo contro il Milan nella finale di Supercoppa Europea. In tutta questa scelta chi ci va di mezzo? I tifosi, come ovvio. Uscendo da San Siro ho incontrato pullman di sostenitori arrivati allo stadio da ogni parte d’Italia e d’Europa, con costi non indifferenti. A volte quando si prendono certe decisioni bisogna pensare a tutto il contesto calcio e non solamente all’aspetto di campo.

Parlando in ottica diversa di questo rinvio, forse in maniera anche cinica, il rinvio di una settimana della giornata di campionato non può non giovare al Milan inteso come squadra che potrà così affrontare con maggior serenità la ripreparazione alla sfida con il Genoa magari recuperando anche qualche indisponibile di un certo spessore come Thiago Silva e, allo stesso tempo, permettendo a chi ha tirato fin qui la carretta di recuperare energie psico-fisiche che stavano scarseggiando. Il mantenimento degli orari delle sfide non cambia quasi nulla nella corsa allo scudetto con il Milan che gioca sempre prima della Juventus senza un reale ed effettivo motivo ma, si sa, quando gli interessi economici superano quelli sportivi…

Per un campionato che si ferma, ce n’è uno che nonostante un caso simile a quello di Morosini ma che, per fortuna, non si è concluso con lo stesso tragico epilogo, va avanti in barba a falsi moralismi ovvero la Premier League dove il Manchester City ha schiantato il Norwich con un tennistico 6-1 dove ha brillato la stella di Carlitos Tevez. Un rimpianto che aumenta partita dopo partita, prestazione dopo prestazione pensando a come Adriano Galliani era riuscito in un autentico miracolo di mercato, un capolavoro che solo il miglior dirigente del Mondo aveva potuto architettare e orchestrare. Pazienza, forse se ne riparlerà in estate in attesa di capire cosa si farà di Pato ma con questo Tevez il campionato, forse, poteva esser già chiuso.

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