Allegri ancora confermato: coraggio o incoscienza?

23 Nov 2013 20:45
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CHIEVO-MILAN, IL MIGLIORE IN CAMPO

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Fabrizio Tomasello, giornalista, ideatore e conduttore di “Passione Rossonera” su Radio Radio, l’unico programma radiofonico esclusivamente dedicato al Milan

12.11.2013 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter: @radioradiomilan  articolo letto 576 volte

Nulla di fatto. Il giorno dell’evento tanto atteso dalla stragrande maggioranza del popolo rossonero ancora non è arrivato, e per vedere Massimiliano Allegri esonerato dal Milan bisognerà aspettare.
Quanto, non si può dire al momento.
Le parole di Adriano Galliani al termine di Chievo-Milan hanno offerto ampie rassicurazioni al tecnico, almeno fino al termine della stagione, ma si sa, certe frasi sono destinate ad essere smentite alla prima folata di vento, soprattutto se la qualità delle prestazioni rossonere non dovesse crescere come è lecito attendersi. Considerato poi l’umore presidenziale non sono da escludere colpi di scena anche a breve termine.
Intanto godiamoci questa giornata positiva per il Milan: dopo il 12° turno di campionato i rossoneri si avvicinano di un punto alla zona Champions League.
Se la situazione non fosse così drammatica, ci sarebbe da ridere.
Chievo-Milan è stata una deprimente esibizione di 11 giovanotti tremebondi in maglia rossonera. D’altronde il Milan di adesso è questo: gioco lento, sviluppi prevedibili, creatività ai minimi storici, possesso di palla sterile…in sintesi, una squadra piatta.
Il club più titolato al mondo (come ancora è legittimamente riportato sulle divise ufficiali), costretto ad un mesto pareggiotto in casa dell’ultima in classifica, peraltro penalizzata da un grave errore dell’arbitro Orsato che ha annullato a Paloschi il regolarissimo gol dell’ex. In effetti c’è stata anche una palla gol per il Milan, creata miracolosamente sull’asse Constant-Robinho, ma ci ha pensato lo sciagurato “rey da pedalada” a sprecare tutto colpendo il palo.
In questo scenario risulta incomprensibile l’immobilismo della dirigenza rossonera, energicamente proiettata verso un deciso restyling societario, ma evidentemente non ancora pronta per un cambio tecnico.
Da più parti si sente parlare di necessità di una scossa, di un cambiamento, di un elettroshock per una squadra apparentemente allo sbando, però nulla cambia, tutto resta immutabile e i risultati continuano a non arrivare.
La sensazione è che la vera ragione della conferma di Allegri sulla panchina del Milan sia una semplice mancanza di alternative valide. Inzaghi (richiestissimo dai tifosi) e Devis Mangia, unici candidati al momento, non sembrano offrire alla proprietà le oppurtune garanzie e cadere dalla padella alla brace è l’ultima cosa che il Milan può permettersi adesso di fare.
Quindi toccherà ancora una volta al tecnico livornese, dopo aver riposto canna da pesca e pentola per il cacciucco già preventivamente tirate fuori, indossare di nuovo tuta e fischietto e ripresentarsi mercoledì a Milanello per dirigere l’allenamento dei pochi superstiti alle convocazioni nazionali.
La speranza è che qualcosa possa cambiare presto all’interno della squadra, magari con il rientro dei giovani leoni El Shaarawy e De Sciglio, o magari appena Balotelli dismetterà finalmente i panni del ribelle senza causa per dedicarsi anima e corpo al Milan, oppure ancora con il rientro di Pazzini e i nuovi arrivi di Rami e Honda.
Certo, il rischio è grosso, perché non c’è più molto tempo a disposizione. Da un paio di settimane a questa parte, anche la curva, solitamente fin troppo paziente nei confronti della squadra, ha iniziato a dare segnali vivaci di insofferenza, e questo qualcosa vorrà pur dire.
L’augurio è che il messaggio ai calciatori sia arrivato forte e chiaro: nessuna pretesa di ritrovare dopo la sosta 11 Van Basten in campo, ma la legittima ambizione di vedere contro il Genoa un gruppo unito, forte e desideroso di dare tutto per questa maglia.
La gloriosa storia rossonera e i suoi sei milioni di tifosi lo meritano.
 
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