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Non c’è pace in casa Milan, le ore seguenti alle dichiarazioni di Barbara Berlusconi hanno provocato un turbinio di commenti, botte e risposte che ancora non abbandonano il campo. Mentre a dire il vero il campo dovrebbe solcarlo con convinzione una squadra, il Milan, che al suo tecnico chiede il miracolo di insinuare nuove motivazioni in un gruppo ormai ridotto all’osso. Non ci saranno gli artefici dei numerosi gol rossoneri che, come ha già sottolineato qualcuno, hanno consentito al Milan di riprendersi quella Champions League vitale per i bilanci societari. Allegri ancora una volta dovrà fare di necessità virtù e affiderà a quelle che in teoria sono le seconde linee, la guida dell’attacco rossonero. A prescindere dal modulo utilizzato, il Milan dovrà ferire e magari far stramazzare al suolo il Chievo di Sannino sperando in un colpo di fortuna. Chievo che vive nelle paludi della classifica da troppe giornate e che ha scelto di non svelare l’assetto tattico al pubblico, allenandosi a porte chiuse. Ma non per timore, molto più presumibilmente il tecnico di Ottaviano, fautore del miracolo a Varese, avrà voluto mantenere lontane le distrazioni mediatiche dal campo, quello su cui pretenderà di vedere una squadra compatta combattere per riacquistare dignità in un campionato per ora da dimenticare. Il Milan arriva con le ossa rotte all’incontro, dopo la sconfitta contro il Barcellona arrivata anche a causa di decisioni arbitrali poco super partes. Ma forse non sarebbe cambiato molto. I rossoneri sono apparsi indeboliti dal punto di vista dell’agonismo, rispetto alla gara di andata. Ha fatto scalpore la scelta di Allegri di lasciare in panchina Balotelli, che ora è ancora più sotto l’occhio attento dei riflettori, grande assente nella partita di domani. Che sia stata una scelta dettata dal desiderio di responsabilizzare il top player rossonero, ci può anche stare. Ma rasoiata sul suo status di panchinaro eccellente lontano da Milano è apparsa una forzatura.
Tant’è che Mario viene addirittura indicato come prossimo partente, verso lidi però forse più cari al suo procuratore, che non al ragazzo.
Colpa di Allegri dunque? Di tutti i mali del Milan? Che l’idillio e gli equilibri si siano ormai incrinati è lampante, così parte il toto-allenatore o, meglio, sembra che si possa cercare un traghettatore in grado, nel caso persistano i risultati negativi, di scrollare lo spogliatoio e far reagire una squadra che, per quanto al di sotto delle aspettative, non è certo da buttare. I nomi usciti dai cilindri degli strateghi del fantacalcio hanno addirittura indicato Trapattoni come prossimo sostituto del tecnico toscano. Il Trap di tutta risposta, sembra aver detto: non scherziamo. Allora si passa dalla pista Inzaghi che scalpita in Primavera e che accanto a Barbara Berlusconi al Camp Nou sembrava impegnato in gravi discorsi. Il rischio ovviamente è quello di bruciare il giovane tecnico in caso di risultati non soddisfacenti. Ovvio è che se per caso Allegri dovesse davvero lasciare anzitempo i rossoneri, la soluzione interna sarebbe la via più facilmente percorribile anche per ciò che concerne il lato economico dell’affare. Il tutto per poi portare a Clarence Seedorf, che ormai è chiaro gode dei favori del Presidente.
Sempre che il Presidente non decida di abdicare e dunque di stravolgere l’assetto societario rossonero completamente. In questo caso fazzoletti bianchi per salutare il treno di Galliani che, dopo anni di sosta nella stazione rossonera, potrebbe puntare dritto alla Lega e ad un posto di prestigio per tutto il movimento calcistico nazionale. E dunque, se così dovesse essere, se davvero il Presidente dovesse decidere di affidare alle amorevoli cure di Lady Barbara la sua creatura più preziosa, spazio al rientro di Paolo Maldini, che per il Milan sarebbe l’immagine della rinascita. Accanto a lui Demetrio Albertini, entrambi hanno messo un importante sigillo sulla storia rossonera. E a dirigere le questioni di mercato, il Milan sembra poter puntare su Pradè, che ha di fatto reso possibile e visibile a chiunque quanto sia importante lavorare in prospettiva, affidandosi ad una rete di collaboratori sparsi in ogni parte del mondo.
Il Milan sarebbe sempre più moderno dunque, con un riassetto societario quasi completo e una rosa da dover preservare e qualificare in zone di classifica importanti per poter ripartire con il vento in poppa.
Ma forse ha ragione il Trap: tutto questo è fantacalcio.
