Ancelotti, sempre il Milan nel cuore. Moratti, il prossimo sarà Thiago Silva? Lazio: soffre la fame della Roma? Meglio il conte di Nyon di quello di Vinovo…

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Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.

07.09.2013 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 6255 volte

Carlo Ancelotti è un professionista che tende al massimo risultato possibile per le squadre che allena. Senza se e senza ma. Carletto vuole vincere e si nutre di vittorie. Dopo il Milan, ha allenato solo in grandi città: Londra, Parigi, adesso Madrid. Tutto bello e tutto giusto. Ma…a Kakà ha affidato, in via subliminale, un messaggio: ricorda a tutti che un giorno anch’io…La nostra può essere retorica, un pensiero dolce e magari forzato. Ma dopo essersi tolto lo sfizio di vincere il titolo a Londra, di allenare Ibra a Parigi e di sostituire un Mourinho tendente al brontolìo a Madrid, un giorno, fra qualche anno, proverà anche lui a tornare a casa. Perché, nonostante le grandi capitali europee che se lo coccolano e se lo contendono, anche lui ha una casa: Milanello. I suoi ragazzi, da Sheva a Kakà, tornano. Sempre i suoi ragazzi, da Inzaghi ad altri, ambiscono. Perché allora non può sognare anche lui? Lui che, domenica sera, mentre a Milano impazzava l’idea alquanto strampalata di uno scambio El Shaarawy-Ozil fra Milan e Real, sapeva benissimo che il buon Ozil, con buona pace di Robinho, sarebbe andato a Londra sponda Emirates. Lui, con la sua aria paciosa e serena, sa sempre tutto. E sa bene dove vuole arrivare. Quest’anno a Madrid. Fra qualche anno, chissà…

Le dichiarazioni del presidente Moratti sul ritorno di Kakà al Milan, sono state gradevoli. E’ la prima volta che il presidente dell’Inter rilascia una dichiarazione serena, senza labbra strette, sul Milan. Bene. Lo stesso Adriano Galliani, collegandosi con Milan Channel, ha mostrato di gradire. Del resto Massimo Moratti il Milan lo tiene sempre un po’ d’occhio, come giusto fra rivali sportivi. Nella Primavera del 2008 aveva provato a giocare d’anticipo su Ronaldinho, nell’estate 2010 aveva mandato a dire a Ibra il famoso “ma perché fa così? Meglio restare a Barcellona”…, nel Gennaio 2012 si era fatto vivo con il City per Tevez e un anno dopo aveva tenuto viva l’idea della clausola per la quale sentire l’Inter dovesse essere prioritario per il City in caso di ritorno in Italia di Mario Balotelli. Però, non aveva mai ammesso tutto questo con chiarezza. Su Kakà, invece, è stato chiaro e carino. Il calcio comunque non è mai solo rose e fiori, solo tarallucci e vino. Il calcio è attenzione continua, tensione sempre alta. Un giocatore come Kakà è senza dubbio Thiago Silva e un domani, con un Thiago in uscita da Parigi, ad un Massimo Moratti uscito magari indenne dalla trattativa per la cessione dell’Inter, potrebbe scappare lo stesso pensiero fatto per Kakà. Fronte da controllare.

Il calcio è tremendo. Ribalta le situazioni in men che non si dica. Fino a poche settimane fa, le radio romane impazzivano di rabbia dei tifosi giallorossi verso la propria società e di godimento allo stato puro dei tifosi laziali. Il Lulic 71, con la coppa Italia nella cassaforte di Formello, ha fatto trascorrere ai biancocelesti una estate più che da sogno, da quintessenza del delirio. Eppure, guarda come cambia il calcio. Oggi la Roma è a punteggio pieno, ha una squadra forte e i conti a posto. La Lazio invece sembra scricchiolare. Le contestazioni stra-ingiuste a Lotito per il mancato arrivo di un attaccante forte l’ultimo giorno di mercato, le due sconfitte pesanti con la Juventus che trascina anche il Club romano davanti all’Alta Corte per le vicende economiche di Supercoppa di Lega, l’infortunio di Radu. Claudio Lotito, uno che ha sostenuto il peso di debiti epocali e nel frattempo ha donato un futuro alla Lazio e portato a casa qualche titolo, affronterà tutto e ne uscirà più forte di prima. Intanto, però, c’è questo momento di passaggio. Un po’ grigio e sofferente. Fino a pochi giorni fa, assolutamente impensabile dopo cotanto 26 Maggio 2013 vissuto dalla Lazio.

L’Antonio Conte di Vinovo brontola per la cessione di Matri che ha rinforzato il Milan, per le altre società italiane che, a suo dire, hanno speso più della sua Juventus e per il rimpianto di non poter fare certe campagne acquisti che invece le big europee si possono permettere. Un Conte in controtendenza rispetto alla salute di cui scoppia la sua squadra. Sarà stato il confronto con Marotta, saranno stati i quattro gol alla Lazio, insomma qualcosa sarà stato. Ma non c’è dubbio: molto meglio il Conte di Nyon. Che lancia il guanto di sfida alle altre in Champions League, che, unico allenatore italiano di squadra italiana presente al Forum degli Allenatori, si ricorda di dare un po’ di autostima e di energia al movimento di cui fa parte. Antonio Conte non può dimenticarsene: il suo calcio ha un marchio di fabbrica, allena la Juventus, ha giocato e vissuto la Nazionale da calciatore. Rappresenta anche un Paese, non soltanto e sempre la juventinità che per lui pure è importante. Molto bene il Conte di Nyon. Quello di Vinovo no, non tanto. Con franchezza.

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