Birsa rilancia un Milan convalescente nel silenzio di San Siro

I rossoneri battono la Sampdoria grazie a una rete del trequartista a inizio ripresa; vittoria fondamentale conquistata fra tante difficoltà, tecniche e ambientali.

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Vittoria doveva essere e vittoria è stata: il Milan doveva assolutamente conquistare i tre punti per uscire dal momento delicato è ci è riuscito, soffrendo, faticando, stentando, soprattutto nel primo tempo e trovando il gol decisivo grazie ad uno dei giocatori più discussi, che sembrava un oggetto misterioso e l’ennesimo scarto inutile di un mercato con tante pecche, ma sta dando il suo contributo in questo periodo tribolato. Non è stata una partita spettacolare, non è stata una serata divertente e appagante per vari motivi e da salvare c’è solo la vittoria che consente di respirare e di guardare al futuro con maggiore ottimismo, visto che c’era il rischio concreto di precipitare nel buio tunnel della crisi. Ovviamente le immagini più brutte di questa serata non vengono dal campo di gioco, ma da quella curva insolitamente vuota in modo spettrale: niente bandiere, niente striscioni, niente cori, niente tifosi, solo vuoto e silenzio, con gli ultras fuori dai cancelli prima della partita a manifestare tutta la loro rabbia e a spiegare le loro ragioni con un volantino distribuito ai tifosi che stavano entrando allo stadio negli altri settori. Si sono sentiti cori anti-Napoli, sono stati esposti striscioni anti-Napoli, ma anche le istituzioni sono finite nel mirino di una tifoseria esasperata da divieti e leggi inutilmente repressive. I Milan Club hanno manifestato solidarietà alla curva non esponendo i loro striscioni, anche dentro allo stadio si sono sentiti cori “proibiti”, lo speaker ha prontamente letto il comunicato che minacciava sanzioni e la sospensione della partita ed è stato sommerso dai fischi. Ovviamente questo clima ha sicuramente condizionato anche la squadra, apparsa timida e spaesata nel primo tempo, fischiata dal pubblico all’uscita dal campo per l’intervallo (senza che ci fosse la Curva Sud a coprire i fischi con i cori), probabilmente strigliata da Allegri negli spogliatoi e sicuramente più convinta e convincente nella ripresa. Giocare in uno stadio silenzioso e sapendo che il minimo errore non verrà perdonato non è facile, anche perchè c’era davvero la sensazione di essere in trasferta (visto che gli ultras doriani c’erano e cantavano), ma anche in questo senso tutto bene quel che finisce bene, sperando che si possa fin da subito tornare a lottare, vincere ed esultare insieme, squadra in campo e tifosi in curva.

Allegri ripropone in pratica lo stesso Milan di Bologna, perchè di alternative ce ne sono poche: Zaccardo sostituisce lo stanco Abate in fascia destra, Muntari torna titolare al posto di Nocerino, per il resto tutto immutato, con un solo ma sostanziale cambio di modulo: Robinho non fa la seconda punta ma il trequartista aggiunto in uno schema ad albero di Natale. Curva deserta e poco pubblico anche negli altri settori, nel giorno in cui arriva il dato ufficiale e definitivo della campagna abbonamenti che è il peggiore dell’era berlusconiana: 23372 tessere sono davvero pochine e confermano un distacco sempre più evidente del popolo rossonero da una squadra che, invece, andrebbe sostenuta, perchè non è colpa dei giocatori se la società ha fatto poco sul mercato e ha deluso la tifoseria. Intanto 300 ultras sono fuori a protestare per la chiusura della Curva Sud, ma nella serata di vigilia sono comunque riusciti a dare la carica alla squadra a Milanello, chiedendo massimo impegno e promettendo appoggio e sostegno, partita con la Sampdoria a parte, ovviamente.

Il primo tempo è abbastanza noioso e l’ambiente stile acquario contribuisce a rendere tutto ancor più deprimente; il Milan non riesce ad alzare il ritmo, gioca maluccio, fatica a costruire azioni pericolose e non tira mai davvero nello specchio della porta: Birsa innesca Robinho che non aggancia il pallone; lo stesso Robinho scodella un pallone al centro che Constant tira al volo con pregevole gesto tecnico ma senza centrare la porta; una punizione di Birsa finisce alta e poi lo stesso sloveno crossa sul secondo palo un pallone che Mexes in scivolata non riesce ad indirizzare fra i pali. Il Milan del primo tempo è tutto qui e una Sampdoria inizialmente guardinga e arroccata nella propria metà campo capisce di aver di fronte un avversario un po’ smarrito, prende progressivamente coraggio e crea qualche problema ad una difesa sempre un po’ traballante. Si trema davvero, però, solo una volta, quando Costa (già in gol con la stessa modalità nella partita della scorsa stagione) impatta di testa un pallone proveniente da calcio d’angolo sovrastando il solito distratto Zapata e il pallone sfiora il palo. Poco Milan, pochissimo Matri, forse poco servito dai compagni ma che ci mette del suo per non farsi notare e anche questo non aiuta, perchè la squadra avrebbe bisogno di un terminale offensivo più presente e concreto. Alla fine del primo tempo piovono fischi dagli spalti semideserti di San Siro e c’è davvero un clima depresso e deprimente.

Cambia tutto nella ripresa e viene da chiedersi quale sia stata la formula magica recitata (o gridata…) da Allegri ai suoi ragazzi negli spogliatoi: certo non è l’inserimento di Emanuelson al posto di Muntari a rivitalizzare la squadra, ma sta di fatto che dopo poco più di un minuto di gioco arriva il gol che sblocca il risultato; Robinho serve Birsa che dal limite dell’area scocca un preciso rasoterra che si infila a fil di palo. Il gol esalta la squadra e, soprattutto, Birsa, che ci riprova poco dopo ma trova la respinta di Da Costa; l’azione prosegue e, sull’assist di Poli, Robinho torna sciagurato e fallisce a porta vuota e da pochi passi un gol più facile da segnare che da sbagliare. Un buon Milan insiste e cerca il raddoppio, la Sampdoria fatica a reagire ma prova a spingersi in avanti e la partita diventa un po’ più emozionante e divertente. Sembra arrivare finalmente anche l’occasione buona per Matri, ma l’attaccante è davvero in crisi d’identità, spara addosso a Da Costa e rinvia ancora l’appuntamento con il suo primo gol in rossonero. Allegri toglie Birsa per inserire Niang e i tifosi applaudono convinti, perchè lo sloveno è stato uno dei migliori in campo insieme ai soliti De Jong e Poli. La Sampdoria prova ad impensierire il Milan anche con l’ex Petagna (il giovane e promettente attaccante definito incedibilissimo da Galliani in estate e poi prontamente ceduto a conferma che sul mercato il Milan improvvisa e brancola nel buio), ma conferma tutti i suoi limiti attuali facendo solo il solletico ad Abbiati (che può così festeggiare senza subire gol la presenza n° 331 nel Milan, divenendo il portiere rossonero più presente di sempre), anche se ogni tentativo d’attacco mette i brividi ai tifosi rossoneri, spaventati da una difesa che potrebbe da un momento all’altro combinare qualsiasi nefandezza. Non succede più granchè e l’unica emozione la regala Niang a recupero già iniziato, con una bella e insistita azione personale conclusa con un diagonale rasoterra preciso e destinato in rete, ma che Da Costa manda in angolo con una deviazione impercettibile.

Il Milan non convince ma vince e in questo momento è l’unica cosa che conta; otto punti sono ancora pochini, ma la seconda vittoria in campionato permette di respirare e dà fiducia in vista della trasferta ad Amsterdam in Champions League, altro appuntamento importante di un periodo intensissimo, che si chiuderà addirittura con la proibitiva trasferta allo Juventus Stadium. Il Milan è ancora convalescente, attende il rientro di tutti gli infortunati per tornare davvero competitivo e nel frattempo si gode questo successo e la difesa finalmente imbattuta anche in campionato, dopo aver subito ben dieci reti nelle precedenti cinque partite. Sicuramente c’è stato un passo indietro sul piano del gioco rispetto alle partite contro Napoli e Bologna, ma sono arrivati i tre punti e un passo avanti in classifica, in attesa di ritrovare gli infortunati e il tifo della Curva Sud per provare a fare il salto di qualità, come successe lo scorso anno, quando il riscatto iniziò anche con una vittoria 1-0 contro una squadra di Genova (in quel caso il Genoa), grazie a un gol di un ex genoano (allora El Shaarawy, ora Birsa); corsi e ricorsi storici, nella speranza che l’esito finale della stagione possa essere simile, cosa che in questo momento sembra ancora azzardato sperare, ma la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire ed essere ottimisti in fondo non costa niente!

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