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19 Ott 2013 20:45 |
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PENSATE CHE ADIL RAMI POSSA RISOLVERE I PROBLEMI DIFENSIVI DEL MILAN?
Invio richiesta in corso
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Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
© foto di Studio Buzzi
Quello della Corte di giustizia federale sulle porte chiuse, a questo punto aperte, di Milan-Udinese non è una deviazione in calcio d’angolo. Non è un palliativo. Almeno nel senso più classico del termine, almeno come specialità del Bel Paese. Mettetevi nei panni dei giudici dell’organo sportivo. L’Uefa li osservava a occhi sgranati perché non vuole gli stadi italiani chiusi e le squadre di Club italiane penalizzate, la Lega Serie A li pressava e le Curve di mezza Italia li aspettavano al varco. Non solo: dietro la collina della loro dichiarazione di ammissibilità o meno del ricorso del Milan, c’era il Coni con la sua Alta Corte pronto ad intervenire all’insegna di quel buon senso invocato dal presidente Malagò. La cosa era molto più delicata di quel che si potesse pensare. Un po’ di tempo in più per decidere, era normale. Poi il sì alle porte aperte, con la sospensiva per approfondire la norma, per Milan-Udinese. La conferma che un organo di giustizia recepisce il clima e il dibattito politico, in questo caso sportivo. La decisione è arrivata dopo una bella settimana. I Club che normalmente in Lega si affrontano a viso aperto si sono compattati, le Curve tradizionalmente rivali si sono aggregat e rispettate e così via. E non è vero che la questione ancora da approfondire in Consiglio Federale sia di Nord o Sud. La stessa Curva del Napoli è stata primatista di auto-ironia, così raffinata e profonda che al primo cittadino della stessa città partenopea è capitato di non averla colta. No caro sindaco De Magistris, il problema non era solo del Milan. Riguardi magari nel weekend la rassegna stampa con le dichiarazioni del presidente dell’Uefa Platini e capirà che il tentativo di buttarla sulla solita polemica contro il Milan di Silvio Berlusconi è stato un liscio, anche abbastanza clamoroso. Con rispetto.
Francesco Totti, che sta vivendo uno dei tanti momenti di enormità della sua carriera, è paradossalmente troppo innamorato della Roma per poter andare davvero ai Mondiali in Brasile. Adesso lo meriterebbe e sarebbe una grande risorsa, senza dubbio alcuno. Ma la lotta Scudetto della sua squadra, del suo unico amore, la Roma, lo scaverà dentro così tanto che è pressochè aritmetico che Totti non possa arrivare a Giugno nello stesso stato di forma di oggi. Ci vorrebbe un amore per la Nazionale alla Robi Baggio per proiettare il Re di Roma a Rio de Janeiro. Ma Baggio amava la Nazionale perché era la sua vera casa e per lei era disposto a stare buono a Francia ’98 e a fare allenamenti sovrumani per recuperare in vista di Corea/Giappone 2002. Baggio aveva giocato nel Vicenza e poi in Fiorentina, Juventus, Milan, Inter e Bologna. Sempre grande, sempre sopra le righe. Ma mai innamorato di una di queste maglie, come Totti lo è della Roma. L’amore non è mai criticabile. Ma ti sfribra, ti consuma. Totti non darà tutto in questo stagione per la maglia giallorossa: darà di più. E Cesare Prandelli ha appena detto che la discriminante per la scelta dei convocati per il Mondiale sarà fisica, atletica…Chi corre, chi è in forma, verrà chiamato. Gli altri evidentemente no…
Non stupisce tanto l’irritazione fatta trapelare dalla Juventus, per la convocazione di Pirlo in Nazionale per le partite contro Danimarca e Armenia. Stupisce, o meglio, incuriosisce su chi sia il destinatario. E’ davvero solo il Ct Prandelli, reo di aver chiamato un giocatore che già conosce e che alla sua età avrebbe bisogno di riposare? O la Casa madre bianconera intende anche mandare un messaggio allo stesso Andrea? Pirlo infatti non ritiene di avere una certa età, non accetta rinnovi annuali proprio perché si sente vivo e pieno d’energia. Pirlo, in fondo, è uno di quei big corretti e professionali che possono chiedere al Ct di saltare un turno. Non so se l’abbia fatto, né come la prenderebbe Prandelli. Ma credo che Pirlo possa permetterselo. Penso anche che Prandelli sia di Orzinuovi e Pirlo di Flero sono bresciani, quasi vicini di casa. Si intendono al volo. E intanto, in Piemonte, lontano dalla Franciacorta, trapela irritazione…
Quest’estate Walter Sabatini era una sorta di criminale di guerra. Presente sui social network pieni di teschi giallorossi, gettonatissimo negli stendardi e negli striscioni così incazzati che più incazzati non si può dei tifosi della Roma. Lui era il colpevole di tutti i disastri degli ultimi anni. L’artefice della Finale di Coppa Italia persa, dei fallimenti di Luis Enrique e Zeman, dei ridimensionamenti di Totti e De Rossi, della stagione fuori da tutte le Coppe, dell’umiliazione per il gran rifiuto di Allegri. Tutto questo era lo scenario dello psicodramma giallorosso non di dieci anni fa, ma di tre mesi fa. Siamo in Ottobre, quello di cui parliamo accadeva a Luglio. In tre mesi Walter Sabatini è il dirigente dei miracoli, del punteggio pieno, dell’intuizione giusta sull’allenatore e della campagna acquisti perfetta con le cessioni di Marquinhos, Lamela e Osvaldo che hanno risanato il bilancio e lasciato un po’ di spiccioli per Strootman, Benatia, Maicon e Liajic. A Luglio tutto male, oggi tutto bene. Seicento chilometri più in su, Adriano Galliani osserva silente la parabola giallorossa. La squadra che era sbocciata contro il Psv a San Siro e che lui aveva rafforzato nei giorni successivi oggi è in infermeria, uno stanzino che dovrebbe essere zona franca. Ma i profeti non concedono mai l’onore delle armi a nessuno, sentenziano e basta. Un rutto e via, chissenefrega. Sarà giusto così, in ogni caso il rumore dei nemici non raggiunge Galliani. Lui preferisce i silenzi in pubblico e il lavoro sodo in Società e a Milanello perché quello in cui credeva il 3 Settembre è lo stesso in cui crede oggi.
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Ecco le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi 12 Ottobre 2013.
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