Discriminazione territoriale: il derby dimostra il fallimento delle norme. Vince il buonsenso

© foto di Balti Touati/PhotoViews

Prima di lasciarmi inebriare completamente dal clima festoso del derby di Milano, il mio pensiero va a Francesco Acerbi e alla sua nuova lotta contro quel male bastardo che si è ripresentato nella sua vita, oltretutto in modo così beffardo. Ci insegni, il caso Acerbi, ad analizzare con attenzione le notizie prima di darle in pasto al pubblico, soprattutto quando queste coinvolgono la sfera intima delle persone. Dalla caccia al mostro per doping, si è passati allo scoramento per un giocatore, un uomo, buono e gentile che si ritrova a lottare, dopo pochi mesi, contro un nemico infido. Forza Francesco!

Il buonsenso della giustizia sportiva questa volta ha avuto la meglio. La decisione di analizzare ulteriori elementi prima di comminare la sanzione di chiusura alla curva nerazzurra, ovviamente, credo sia scaturita da una congiunzione di eventi e presagi dovuta prevalentemente a dinamiche di ordine pubblico. Qualcuno ha già criticato pesantemente questa scelta che, di fatto, presenta delle disparità di trattamento con ciò che è successo, ad esempio, in casa Juventus. Quindi da ieri in poi il giudice Tosel diventa una sorta di parafulmine che dovrà giostrarsi tra buonsenso e regolamenti. Ma tant’è, dacchè la norma relativa alla discriminazione territoriale è entrata in vigore nella scorsa estate, abbiamo assistito a diverse prese di posizione a riguardo, contrastanti ed estreme nel loro giudizio. Inoltre le decisioni giudiziarie prese nei vari casi vanno un po’ a scardinare lo  quo del campanilismo italiano. Il rischio di confondere cori puramente goliardici con altrettanti cori offensivi e lesivi dell’integrità morale, religiosa o di appartenenza a una o più razze era nell’aria e, i fatti, hanno dimostrato che non si può fare di ogni erba un fascio e che a volte, è più discriminatoria la normativa vigente che non una canzoncina intonata dagli spalti. Il caso dei cori dei tifosi romanisti intonati durante la gara di S.Siro, ne sono un esempio: la fallibilità dell’orecchio umano, in questo contesto quello dei funzionari federali dotati di taccuino, ne è stata la dimostrazione. Il coro “rossoneri carabinieri” ( e non me ne vogliano gli appartenenti all’Arma) si è sentito echeggiare chiaramente anche dalla tribuna stampa. Evidentemente l’acustica di S.Siro deve essere rivista se qualcuno ha annotato parole diverse sul foglio bianco.

Ma torniamo al derby e allo spettacolo che sarà inscenato dalle due curve più fantasiose d’Italia. I mesi di lavoro e gli sforzi economici degli scenografi nerazzurri non sono così messi a repentaglio da decisioni che avrebbero punito la massa a fronte di qualche decina di facinorosi presenti nello stadio partenopeo. Il clima derby si è ormai impossessato della città che si staglia ai piedi della Madonnina e, se i proclami in sede di protesta ultrà troveranno conferma nell’esposizione di una scenografia che “farà il giro del mondo” (anche questa volta!) saremo ben lieti di annotarne ogni sfaccettatura.

Allegri in conferenza stampa ha esordito con parole decise: se il Milan giocherà come contro la Roma non si otterrà un buon risultato. Concordo. Il pareggio di lunedì scorso ha messo in evidenza molti progressi, ma anche alcuni punti di debolezza della manovra rossonera. Il gioco del Milan è apparso spezzettato, poco organico e per alcuni versi privo di una vera e propria regia. Infarcito di talento personale, questo si: Balotelli, Kakà, Zapata,Muntari sono stati decisivi nel pareggio contro la Roma. Lo stesso Bonera ha dimosrato sul campo la sua importanza: imprescindibile nell’assetto difensivo. Ma il gioco corale è stato il vero assente. Dunque Allegri, con le sue dichiarazioni, ha certamente voluto sottolineare la necessità di “far quadrato” per poter esprimere il talento globale dell’undici che sarà schierato in campo. Kakà è osservato speciale, iniziò la sua epopea di goleador proprio contro l’Inter e la sorte gli presenta la possibilità di raggiungere un traguardo importante, i cento gol personali, proprio contro i nerazzurri, Se davvero è tutto scritto… bisogna riuscire a leggere i messaggi del fato. L’Inter di Mazzarri appare squadra discontinua ma tonica, presenta un potenziale offensivo slegato dagli effettivi ruoli dei giocatori in campo. La distanza siderale con la vetta, seppur inferiore a quella che relega il Milan nelle zone placide della classifica, ne è la dimostrazione. Allegri dovrà presentare una formazione in grado di contenere le incursioni nerazzurre soprattutto in mediana, facendo attenzione agli inserimenti laterali. Il Milan potrebbe affidare a Matri il vertice offensivo, nello schema ad albero di Natale che vedrebbe Balotelli e Kakà alle sue spalle. La squalifica di Montolivo peraltro ci fa supporre che la mediana sarà tonica, muscolare e magari un po’ meno fantasiosa. Ma l’allenatore livornese potrebbe calare il jolly dando fiducia a quel Saponara che, se ben si allena e gioca a calcio, non ha peraltro trovato ancora spazio nell’undici titolare. Potrebbe essere anche l’ultimo derby per lui, visto che le voci di mercato lo danno tra i partenti per potersi esprimere con continuità. Anche perché dopo la sosta sarà Honda ad avere gli occhi puntati addosso nel ruolo di trequartista. Sempre che, i dettami tattici, rimangano quelli tracciati dai proclami di inizio stagione.

Recommend0 recommendationsPublished in Milan News