E’ ancora "fatal Verona"

28 Ago 2013 20:45
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HELLAS VERONA-MILAN, IL MIGLIORE IN CAMPO

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Il Milan cade al Bentegodi contro il Verona e inizia male il campionato; dopo un buon avvio e il gol del vantaggio, i rossoneri smettono di giocare, mostrano vecchi problemi e si fanno rimontare.

25.08.2013 00:30 di Davide Bin  articolo letto 3196 volte

© foto di ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS

Il Milan inizia il campionato al rallentatore come nella scorsa stagione; esordio con sconfitta, ma il risultato è forse il minore dei mali, perchè a preoccupare sono molte altre cose in una prestazione imbarazzante e deprimente della squadra di Allegri: sono mancate le gambe e la corsa e questo ci può anche stare visto che siamo a fine agosto e il Milan era reduce dalla partita di martedì in Olanda, ma non si è visto il gioco, sono mancate le idee, sono mancate anche la voglia e la cattiveria agonistica quando si trattava di cercare la controrimonta dopo la doppietta di Toni. In pratica dopo un buon quarto d’ora e il bel gol del vantaggio firmato Poli, il Milan ha smesso di giocare, forse ha pensato che la pratica Verona fosse già archiviata e non è più riuscito ad invertire la tendenza quando il Verona ha preso il sopravvento, ribaltando il risultato e vincendo meritatamente. Inoltre sono riemersi vecchi problemi, antiche lacune, soprattutto in difesa e anche le prestazioni dei singoli, oltre a quella collettiva sono state negative e alla fine è venuto il sospetto che le divise bianche fossero tanti lenzuoli che coprissero undici autentici fantasmi impalpabili. E così Verona sponda Hellas si conferma fatale anche ad inizio campionato e non solo alla fine come accaduto nelle storiche occasioni (1973 e 1990) in cui il Milan ha gettato al vento al Bentegodi due scudetti che sembravano già vinti; questa volta se ne sono andati solo tre punti, importanti ma non decisivi o fondamentali, perchè ci sono altre trentasette partite per ottenere gli obiettivi prefissati, ma d’ora in poi ci vorrà un altro Milan e l’imbarazzante prestazione del Bentegodi deve restare un episodio isolato e non ripetibile.

Allegri conferma la formazione ipotizzata alla vigilia: i recuperati De Sciglio, De Jong e Robinho partono dalla panchina, in attacco c’è il trio delle creste, il centrocampo è tutto italiano e in difesa è Constant l’unica variante rispetto alla difesa schierata al Philips Stadion. Partita ostica per i rossoneri, perchè il Verona torna in serie A dopo ben undici anni, in città c’è grande entusiasmo, lo stadio è pieno e ribollente di tifo e tutto l’ambiente gialloblu vuole regalarsi una vittoria prestigiosa per celebrare al meglio il ritorno nella massima serie. Inoltre i rossoneri hanno nelle gambe l’intensa e faticosa partita di Eindhoven, mentre il Verona si è allenato con calma e serenità in settimana e poi si sa che storicamente le provinciali provano sempre a partire forte e a mettere subito fieno (punti) in cascina per togliersi il più presto possibile dalla lotta salvezza. Insomma una partita da prendere con le molle e da affrontare con la giusta concentrazione senza farsi distrarre dalla sfida di mercoledì prossimo, già decisiva per l’andamento della stagione ma che per novanta minuti deve essere dimenticata, per pensare a questa partita, molto sentita anche sugli spalti, perchè fra le due tifoserie non scorre buon sangue e le due curve attendono da ben undici anni di tornare a sfidarsi (e alla fine si sfideranno davvero a colpi di seggiolini divelti dagli spalti). Ovviamente c’era molta attesa anche per l’accoglienza dei tifosi veronesi a Mario Balotelli: niente cori razzisti, solo applausi ironici e tanti cori “Mario Mario”, che non sono illegali ma, forse, irritano comunque un Balotelli che si mostrerà, come sempre, molto nervoso con avversari, arbitri e anche compagni.

Il Milan sembra scongiurare il pericolo della testa rivolta altrove con una buona partenza; niente di eccezionale, intendiamoci, visto che i primi dieci minuti di partita sono un inno alla noia senza emozioni, ma al primo vero tentativo i rossoneri passano grazie ad una felice intuizione di Balotelli, che si traveste da uomo assist e premia l’inserimento di Poli (cha sarà sicuramente piaciuto ad Allegri) con un passaggio in profondità che mette il centrocampista solo davanti a Rafael; Poli mostra freddezza, batte il portiere e segna il primo gol con la maglia rossonera. Tutto bene ciò che inizia bene e la partita sembra in discesa, anche perchè il Verona pare colpito e la reazione tarda ad arrivare; forse la pensano così anche i giocatori rossoneri in campo e, improvvisamente, il Milan esce dalla partita e va in affanno contro un avversario che progressivamente prende coraggio e diventa padrone del campo. La svolta della partita è il gol di Toni, che fa riaffiorare vecchie lacune della difesa rossonera: su un pallone spiovente in area da calcio d’angolo il centravanti gialloblu sovrasta Constant e batte Abbiati, ma viene da chiedersi perchè sull’attaccante più pericoloso degli avversari ci sia un terzino nemmeno troppo abile di testa e non, invece, un centrale come Mexes, che vaga per l’area piccola alla ricerca di un avversario che non trova e si ritrova a marcare…un compagno. Il gol galvanizza il Verona e il Milan resta chiuso nella propria metà campo, sopraffatto dal pressing asfissiante degli avversari e incapace di riprendere in mano una partita che sembra sfuggire via. Emblematici gli errori di capitan Montolivo, che invece di trascinare la squadra sembra il più molle di tutti e perde un paio di palloni in modo banale davanti alla propria area di rigore, innescando azioni degli avversari potenzialmente letali.

Ci si aspetta un altro Milan dopo l’intervallo e, invece, non ci sono cambi nè in formazione nè nella prestazione: i rossoneri giocano al piccolo trotto, i veronesi sono assatanati, sfiorano il gol con Jankovic (bella parata di Abbiati) ma lo trovano ancora con Toni sempre di testa; questa volta il cross arriva su palla in movimento, ma la difesa rossonera va lo stesso in crisi, Zapata si perde l’attaccante scaligero (e sì che Toni è grande, grosso e ben visibile…) e Abbiati non può che arrivare sul pallone quando questo ha già varcato la linea. Delirio al Bentegodi e la festa continua fino alla fine, perchè il Milan non reagisce e nemmeno le sostituzioni servono a rianimarlo; Allegri, evidentemente molto deluso dalla prestazione anonima dei due partner d’attacco di Balotelli (El Shaarawy e Niang, mai protagonisti), toglie entrambi mandando in campo Petagna ed Emanuelson, poi prova la mossa della disperazione inserendo anche Robinho al posto di Constant e portando Emanuelson sulla linea dei difensori. Milan a trazione anteriore, ma le occasioni per pareggiare non si vedono, se si ecettua uno spunto di Robinho che dal fondo mette al centro un invitante pallone basso che chiede solo di essere spinto in rete (ma nessuno è puntuale all’appuntamento) e un rigore reclamato con eccessiva furia da Balotelli (ammonito per proteste) per una spinta galeotta in area. Un Milan confusionario, senza testa, senza idee, senza mordente che si arrende quasi senza lottare e va a picco su un campo che si conferma stregato. Non corrono i giocatori, non corre nemmeno la palla, gli avversari vanno a velocità doppia e così sperare di vincere le partite è francamente un’utopia. Bisogna correre ai ripari in fretta, perchè un Milan così non avrebbe scampo nemmeno contro il PSV e, invece, mercoledì ci si gioca una stagione.

Difficile trovare una prestazione individuale positiva, se si eccettua quella di Poli, salvata e impreziosita dal gol, di Abbiati, che ha salvato la squadra da un passivo più pesante ed è incolpevole sui gol e parzialmente di Balotelli, che ha lottato, si è procurato falli, ha tirato in porta, ha fatto l’assist per il gol, ma è stato anche troppo nervoso, irritante e irritato come al solito, forse addirittura stupito dal fatto di non potersi arrabbiare per cori che non ci sono stati e che magari lui si aspettava per caricarsi annusando l’odore dei nemici, tanto per dirla alla Mourinho. Per il resto zero assoluto, con una difesa colabrodo, un centrocampo in cui ci sarebbe voluto De Jong a recuperare palloni e fare da filtro e un reparto offensivo inoffensivo e il contrasto fra i termini opposti spiega già tutto da solo. Un deciso passo indietro rispetto alle ultime prestazioni e non si può spiegare tutto con la differenza di condizione fisica; ovviamente sappiamo che è sempre difficile giocare ogni tre giorni, ma ad agosto lo è ancor di più e se ci si trova di fronte squadre fresche e riposate si rischia di andare in affanno, ma ci si aspettava una squadra con più cuore, con più grinta, con più voglia, ovvero la squadra capace nella scorsa stagione di rimontare tante partite e di scalare la classifica dopo una partenza choccante. Nulla di tutto ciò e ora toccherà ad Allegri ricaricare le pile, rimotivare la squadra, resettare tutto e riproporre mercoledì un Milan ben diverso. Sognavamo un inizio di campionato differente rispetto a quello della scorsa stagione e, invece, è arrivato un altro disastro; il Verona fa festa, il Milan mastica amaro e fa preoccupare il popolo rossonero, perchè all’orizzonte c’è una partita che vale una stagione e ci vorrà una squadra di veri uomini e non gli undici fantasmi ammirati (si fa per dire) al Bentegodi.

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