Il Diavolo nel suo regno non teme i marziani

Il Milan, trascinato dal gran tifo di un San Siro finalmente pieno, lotta con coraggio e conquista un punto prezioso e meritato contro il Barcellona, che non è sembrato irresistibile.

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Allegri lo aveva detto alla vigilia di Milan-Udinese, ma ora abbiamo capito che la sua frase era riferita alla partita contro il Barcellona: la sua squadra nei momenti di difficoltà dà il meglio di sè e cosa c’è di più difficile che incontrare una delle squadre più forti del mondo, il Barcellona dei marziani che fa tremare le gambe a chiunque? Il Milan ha saputo sfoderare l’antico orgoglio, ha dato battaglia, ha giocato con grinta, cuore e personalità e ha fatto capire ancora una volta che almeno a San Siro non ha timori reverenziali, visto che per la terza volta consecutiva non si arrende di fronte a cotanto avversario e lo mette in difficoltà. Nonostante le assenze, nonostante i problemi, nonostante tutto il Milan ha giocato una buona partita e conquistato un punto prezioso e questa è una serata che darà entusiasmo e autostima a un ambiente che sembrava depresso e sfiduciato per la mancanza di risultati e per i tanti problemi. Potrebbe davvero essere la partita della svolta per risalire la china anche in campionato, ma questo lo sapremo solo a partire da domenica, perchè questo Milan ha dimostrato che paradossalmente è più facile giocare contro il Barcellona che contro Torino o Bologna, in quanto serate come questa, con la stadio stracolmo e ribollente d’entusiasmo e un avversario prestigioso, risvegliano l’antico spirito di una squadra che ha l’Europa nel suo DNA, mentre sembra meno facile trovare le giuste motivazioni contro avversari più modesti, altrimenti non si spiega come una squadra capace di mettere in difficoltà il Barcellona stia stentando in campionato. Abbiamo visto giocatori concentrati e disposti a sacrificarsi, primo fra tutti Kakà, che ha mostrato lampi dell’antica classe (come l’assist per Robinho in occasione del gol del vantaggio) ma ha anche fatto il terzino con molta umiltà, uscendo stremato e applaudito dal suo pubblico; abbiamo visto difensori concentrati e grintosi, centrocampisti da battaglia che mordevano le caviglie degli avversari, un attacco senza centravanti ma che ha fatto ciò che voleva Allegri, cioè non ha dato punti di riferimento alla difesa avversaria mettendola in difficoltà in più di un’occasione; questo è il Milan che vogliamo, non solo nelle serate di gala, bensì sempre, ogni tre giorni, anche sui campi di provincia, perchè solo con questo impegno e con questa umiltà si può arrivare lontano e tentare un’altra rimonta anche in campionato, perchè un Milan così merita di più ed è questo il Milan che il popolo rossonero merita.

Come sempre serate come questa iniziano molto presto, soprattutto per chi “vive” la partita in Curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero; bisogna entrare presto, appena aprono i cancelli e si accende la luce verde sui tornelli, addirittura in anticipo rispetto all’ora indicata sui tabelloni luminosi. Sui seggiolini sono già posizionate le plastiche colorate e le istruzioni per la coreografia che andrà in scena quando le squadre entreranno in campo per la partita. La curva sarà anche becera e volgare, come qualcuno si ostina a voler dimostrare con sentenze assurde, canterà anche cori di discriminazione territoriale, ma sa pure creare spettacolo nello spettacolo, rendere speciale l’atmosfera delle partite e siamo davvero sicuri che un calcio senza le curve sarebbe più bello? In attesa della risposta godiamoci l’ennesima splendida coreografia ideata e mandata in scena dai ragazzi della Sud: con le plastiche colorate viene realizzata la scritta bianca KEEP CALM (mantieni la calma) che sembra in rilievo rispetto allo sfondo rosso perchè chi alza le plastiche bianche sta in piedi, mentre quelli con le plastiche rosse sono seduti; in transenna un lungo striscione recita AND ALWAYS FIGHT! (e continua a combattere!), mentre il terzo anello (finalmente aperto e gremito!) compone la bandiera di Milano e il primo anello uno sfondo rossonero. In pratica la curva invita la squadra a non perdere la testa, restare tranquilla e lottare con tutte le sue forze, perchè solo così si può fronteggiare i marziani, come già avvenuto un paio di volte proprio a San Siro. Per tentare l’impresa Allegri schiera un tridente leggero senza punta di peso, con Kakà defilato a sinistra, Birsa a destra e Robinho centrale; a centrocampo grinta, corsa e sostanza con De Jong e Muntari, ma anche qualità con capitan Montolivo, in porta c’è Amelia (Gabriel non è stato inserito nella lista Champions), in difesa rientra Mexes accanto a Zapata e i terzini sono Abate e Constant.

La musichetta della Champions aggiunge fascino alla già incandescente atmosfera e il Milan scatta dai blocchi veloce e pimpante, sostenuto a gran voce dal suo pubblico come nelle serate migliori. I rossoneri corrono, pressano e riescono in una prima impresa, ovvero non far uscire i blaugrana (in divisa giallorossa, colori della bandiera catalana) dalla loro metà campo. La difesa del Barcellona traballa una prima volta e viene salvata dal fuorigioco di Muntari e dall’eccessivo altruismo di Robinho, che serve il ghanese invece di tentare la conclusione personale da buona posizione, poi capitola quando Mascherano si fa beffare da Robinho, che serve Kakà e va in area a ricevere il delizioso assist del compagno e connazionale, un dolce cioccolatino solo da scartare e gustare mettendolo in porta, cosa dalla quale non si può esimere nemmeno lo sciagurato Binho. Delirio a San Siro, roba da stropicciarsi gli occhi per la meraviglia, perchè questo non è il Milan timido, impacciato e balbettante troppe volte visto in questa stagione, ma una squadra di leoni che vuole sbranare un avversario di altra categoria. Vedere Kakà sgroppare sul prato di San Siro e fornire assist riporta alla mente un passato glorioso e Ricky, pur non al meglio, offre lampi di classe che raramente si sono visti ultimamente in questo Milan. Il Barcellona reagisce e comincia a tessere la sua fitta trama di passaggi: Messi, anche lui non al meglio, è sempre il pericolo n°1 e lo dimostra con un tiro sull’esterno della rete, con un traversone che Amelia addomestica e, soprattutto, con il gol del pareggio; l’azione nasce da uno sciagurato disimpegno sbagliato di Zapata, ma l’argentino è bravo a crearsi uno spazio fra gli avversari in area che in teoria non ci sarebbe e a battere di giustezza Amelia con un tiro strozzato ma efficace. Una magia che riporta il risultato in parità e dovrebbe dare il via al dominio blaugrana, ma il Milan non si fa impressionare e potrebbe ritrovare il vantaggio, se Mexes fosse più preciso di testa sfruttando un’uscita a vuoto di Valdes. Il finale di tempo è tutto del Barcellona, complice un calo dei rossoneri: Amelia para su Sanchez, Zapata si fa perdonare stoppando Messi a pochi passi dalla porta e Neymar sfiora il palo.

Anche l’inizio della ripresa è favorevole agli spagnoli, ma poi il Milan colpisce in velocità e potrebbe far molto male, se Robinho non tornasse improvvisamente sciagurato riuscendo a farsi passare fra le gambe senza deviarlo in porta un traversone di Muntari. Disperazione sugli spalti, perchè certe occasioni vanno sfruttate meglio quando giochi contro il Barcellona, anche perchè per poco non scatta la terribile legge del “gol sbagliato, gol subito” e Amelia deve compiere la sua parata più difficile sul tiro ravvicinato di Iniesta. La partita rimane in equilibrio e questo è già un merito per un Milan rimaneggiato e sfavorito, ma che ci sta mettendo cuore e impegno; Kakà riceve un buon pallone al limite dell’area, ma non è già più brillante, anzi è proprio stremato e, incerto se passare o tirare, perde il pallone e la favorevole occasione (il vero Kakà avrebbe sfruttato meglio quel pallone…), ma la sorpresa è che quando Allegri decide di mandare in campo Balotelli fra l’ovazione del pubblico, ad uscire non è Ricky ma Robinho. Il Milan ci prova ancora, con un pregevole e coraggioso tiro dalla distanza di Constant e con l’ultimo lampo di Kakà, un tiro debole che convince definitivamente Allegri a toglierlo dalla contesa, inserendo Emaneulson. Poco dopo l’allenatore completa lo smantellamento del tridente iniziale togliendo Birsa (che si è visto poco) e inserendo il fresco Poli. L’occasione più propizia capita sui piedi di Muntari che, però, arriva poco lucido e in precario equilibrio davanti a Valdes e tira troppo debolmente. Come si può capire il Barcellona ha mantenuto il possesso palla e il dominio territoriale, ma il Milan ha avuto le occasioni migliori e, ancora una volta, è riuscito a chiudere sapientemente tutti gli spazi e a soffrire meno del previsto contro un attacco atomico. La difesa ha limitato al minimo sindacale gli errori e le distrazioni, anche se in occasioni di una di queste è stata puntualmente punita. La partita volge al termine senza altre emozioni e il pareggio può star bene ad entrambe: il Barcellona sale a sette punti, il Milan lo tallona a cinque e tiene lontano il Celtic che nel frattempo ha battuto l’Ajax, ma la cosa più importante è che ancora una volta, la terza consecutiva, il Diavolo ha tenuto testa ai marziani nel suo regno, San Siro e il Barcellona torna a casa senza vittoria. Il pubblico mostra di aver gradito e applaude i giocatori al fischio finale, perchè ha visto un buon Milan e il risultato può essere considerato positivo, viste le premesse e i pronostici della vigilia. Non è stata una partita spettacolare, ma le emozioni non sono mancate ed è stato bello riscoprire un Milan orgoglioso e da battaglia, capace di lottare alla pari con avversari da tutti considerati superiori. I rossoneri non hanno tremato davanti al Barcellona, hanno mantenuto la calma tipica di chi è conscio della propria forza e hanno combattuto come chiedeva loro la curva, dimostrando che possono fare grandi cose, basta volerlo sempre, ogni tre giorni, per tornare in alto e rivivere anche in futuro notti magiche come questa.

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