Il malato prende un altro brodino

Il Milan batte l’Udinese in una partita brutta e con poche emozioni e aggiunge tre punti alla sua deficitaria classifica, respirando un po’; decide ancora una volta un gol di Birsa.

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Allegri aveva detto alla vigilia che la sua squadra dà il meglio di sè nelle difficoltà e ha avuto parzialmente ragione: la vittoria è arrivata, l’impegno c’è stato, ma per il bel gioco e lo spettacolo si prega di ripassare un’altra volta, perchè il malato Milan non è ancora completamente guarito e non solo in senso metaforico, visto che sono ancora tanti gli assenti per infortunio e la sosta che doveva miracolare gli infortunati e farli tornare disponibili è servita a poco da questo punto di vista. La partita contro l’Udinese in pratica è stata un “copia-incolla” di quella contro la Sampdoria: una sfida brutta e con poche emozioni, in cui si è visto poco Milan contro un avversario quasi completamente invisibile e inoffensivo e da salvare ci sono tre punti, il gol di Birsa, la bella parata di Gabriel sulla velenosa punizione di Di Natale, le prestazioni di Poli e dello stesso Birsa e poco altro. Di solito in momenti come questo si dice che l’importante è fare punti e non il modo in cui si ottengono, quindi lasciamo da parte l’estetica e godiamoci il ritorno alla vittoria dopo un periodo difficile, anche se un Milan così non può sperare di fare tanta strada in campionato e ancor meno in Champions League e l’imminente sfida contro il Barcellona mette un po’ di apprensione, soprattutto al pensiero che la formazione che scenderà in campo non potrà essere molto diversa da quella vista contro l’Udinese.

Allegri recupera Birsa, Silvestre e Kakà, ma perde Balotelli e Abbiati e la lista degli indisponibili, già comprendente molti infortunati, si allunga con le squalifiche di Mexes e De Jong. In porta debutta Gabriel, Silvestre fa coppia al centro della difesa con l’acciaccato Zapata che stringe i denti e gioca con un fastidio alla coscia (per precauzione si è scaldato anche Zaccardo insieme ai titolari), Montolivo torna centrale davanti alla difesa al posto di De Jong e Birsa fa il trequartista (defilato a destra) alle spalle di Robinho e Matri. Kakà va in panchina, perchè ha pochi minuti nelle gambe, ma il popolo rossonero attende con trepidazione di vederlo in campo a San Siro 1600 giorni circa dopo l’ultima volta. Lo stadio è, come sempre, semivuoto, ma se si pensa che avrebbe dovuto essere completamente deserto per la squalifica poi sospesa e rinviata, non c’è da lamentarsi; torna ad essere gremita anche la Curva Sud, che sostiene a gran voce i ragazzi, ma prosegue anche la sua lotta di principio contro le punizioni per discriminazione territoriale che ritiene assurde e per questo ripropone volutamente il coro “incriminato” contro i napoletani, cantato, per la verità, anche da qualche spettatore di altri settori (tanto per essere precisi e pignoli come i famigerati ispettori federali).

Il Milan prova a fare la partita e a creare occasioni, ma si capisce subito che manca lucidità, precisione e scioltezza nel gioco; un rasoterra fuori di Robinho è il meglio della prima metà del tempo, ma per fortuna c’è Birsa che dimostra di essere pimpante, di aver recuperato bene dall’infortunio e mette costantemente in difficoltà la difesa avversaria, costretta anche a interventi ruvidi come quello di Pinzi appena fuori area, che viene punito con un cartellino giallo che poteva essere anche di altro colore. Lo sloveno toglie le castagne dal fuoco con lo splendido gol che sblocca il risultato a metà tempo e sarà di fatto decisivo: parte palla al piede dalla metà campo, serve Robinho che al limite dell’area non trova spazio e gli restituisce il pallone, non ci pensa su due volte e scaraventa il pallone in rete con un bel tiro a girare che si insacca all’angolino alto, non lasciando scampo a Kelava. Non contento ci riprova poco dopo con una bella iniziativa sulla destra e conseguente traversone basso insidioso che Kelava smanaccia fuori dall’area; il pallone finisce sui piedi di Poli cha spara alto e questo è tutto ciò che il Milan costruisce nel primo tempo. L’Udinese fa ancora meno, lascia troppo solo Di Natale in avanti e prova a insidiare l’esordiente Gabriel solo con un tiro sballato di Gabriel Silva. La difesa rossonera, riveduta e corretta per le assenze, tiene bene, ma solo perchè gli avversari sono quasi completamente inoffensivi, quindi il giudizio rimane sospeso e, nel frattempo, il Milan va al riposo in vantaggio pur senza incantare.

Nella ripresa non cambia il copione, anche se Guidolin inserisce Muriel e ora Di Natale ha una spalla con la quale provare a mettere in difficoltà la difesa del Milan; a proposito di attaccanti, Matri continua a fare scena muta, non tira in porta, si fa vedere solo con una conclusione abbondantemente fuori e vive un’altra serata complicata e deludente. Arriva anche per Gabriel il momento di sporcarsi i guantoni: prima blocca a terra un tiro non molto insidioso di Di Natale, poi strappa applausi convinti al popolo rossonero, volando a deviare sulla traversa e, di conseguenza, in angolo una velenosa punizione dello stesso Di Natale destinata all’angolino. I più maligni dicono subito che con Abbiati in porta sarebbe stato gol, vista la poca reattività di Christian sulla meno insidiosa punizione di Pirlo allo Juventus Stadium, altri cominciano a sperare che il Milan abbia trovato un portiere affidabile per il futuro, perchè l’estremo difensore rossonero ha mostrato sicurezza anche nelle uscite e si è comportato egregiamente, pur avendo poco lavoro da svolgere. Nel frattempo, nell’altra area, l’occasione migliore per il Milan la costruisce Poli, con una bella iniziativa personale, con tanto di finte, controfinte e sterzate da slalomista provetto, ma il suo tiro viene respinto dall’attento Kelava. Allegri vede che il Milan sta progressivamente andando in difficoltà e prova a rianimarlo con forze fresche: Niang al posto di Birsa, applauditissimo al momento dell’uscita dal campo (chi lo avrebbe mai detto quando il giocatore è arrivato al Milan nell’indifferenza generale e facendo storcere il naso ai più scettici); poi è il momento di Kakà, che viene accolto dal boato di San Siro quando entra in campo al posto di Matri e ringrazia salutando a sua volta con ampi cenni i tifosi; Ricky gioca al piccolo trotto quindici minuti, senza strafare ma con qualche tocco sapiente che dimostra che la classe è rimasta quella di una volta anche se la condizione fisica è precaria; nel finale, poi, entrerà anche Nocerino al posto dello stremato Muntari. L’ultimo brivido l’Udinese lo crea con una combinazione Di Natale-Muriel: il primo ispira il secondo che si ritrova davanti a Gabriel, ma viene ostacolato dal provvidenziale intervento di Abate, che non gli concede la facile conclusione verso la porta. Il Milan prova a chiudere la partita, ma i palloni buoni capitano sui piedi di un poco ispirato Niang, che prima ciabatta maldestramente alto facendo infuriare il pubblico, poi chiude un’iniziativa personale con un tiro che esce sul fondo. Bisogna soffrire fino all’ultimo, ma poi si può festeggiare per una vittoria importante che porta tre punti vitali per non precipitare nel buio tunnel della crisi. I giocatori vanno sotto la curva a salutare e fra i più scatenati c’è proprio Gabriel, evidentemente soddisfatto per la sua prestazione e per gli applausi ricevuti. Tutto bene ciò che finisce bene, ma il Milan è ancora convalescente, ha preso solo un salutare brodino e deve migliorare molto se davvero vuole tentare una rimonta clamorosa in classifica come quella della scorsa stagione. Ora all’orizzonte c’è la Champions League e il Barcellona e ci vorrà un Milan ben diverso; la vittoria porta con sè un po’ di serenità e autostima, ma di gioco se ne vede ancora poco e con prestazioni così non si va lontano!

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