Solo uno scialbo 0-0 per i rossoneri sul campo del Chievo ultimo in classifica; gioco lento e prevedibile, pochi tiri in porta, vittoria ancora rimandata e classifica deprimente; per fortuna c’è la sosta…
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E’ finita ancora una volta con i fischi del popolo rossonero nei confronti dei giocatori che timidamente hanno tentato di portarsi sotto la curva per salutare i coraggiosi giunti fino a Verona per “ammirare” un’altra prestazione straziante della squadra di Allegri; il Milan attuale ha poche idee, gioca lentamente e senza ritmo, tira poco in porta, non segna e, ovviamente, non vince le partite. Si sperava che la sfida contro l’ultima in classifica fosse una buona occasione per tornare alla vittoria e sfatare il tabù trasferta, invece l’unica serie che si è interrotta è quella delle vittorie consecutive contro i clivensi, che aveva raggiunto quota tredici. E’ bastata una squadra tremebonda e piena di problemi a bloccare un Milan irriconoscibile, in cui manca anche la personalità e il coraggio, perchè pochi si prendono la responsabilità di inventare qualcosa di più di un semplice passaggio in orizzontale o addirittura indietro. Crisi tecnica e mentale, dalla quale sarà difficile uscire, perchè ormai sembrano mancare anche le motivazioni e la grinta, tanto richieste dai tifosi, che hanno invocato i soliti 11 leoni e, invece, hanno dovuto sorbirsi una partita mediocre e noiosa, con poche emozioni e un Milan che fa davvero innervosire, ma anche preoccupare, perchè le ambizioni di alta classifica sono ormai sepolte, ma ora bisogna anche capire cosa sarà di questa squadra se non ci sarà immediatamente, cioè dopo la sosta, una reazione. Il pareggio serve davvero poco, così come al Chievo, ma se per i veneti un punto strappato a una teorica grande del calcio italiano può comunque dare soddisfazione, anche se non allontana dall’ultimo posto, per il Milan ha tanto il sapore di un’altra stazione di un’infinita Via Crucis e i tifosi rossoneri ormai hanno perso la pazienza.
Allegri conferma il modulo di Barcellona, il 4-4-1-1 con Kakà a supporto di Matri (Balotelli è squalificato) e un centrocampo rinforzato, con la contemporanea presenza di Poli, Muntari, De Jong e Montolivo; in difesa rientra Mexes dopo la squalifica di quattro turni (anche se, ovviamente, nel frattempo aveva giocato in Champions) e c’è la conferma di Emanuelson a sinistra, con Abate e Zapata a completare il reparto e Abbiati fra i pali. Le scelte del tecnico confermano che manca un po’ di serenità e di coraggio in casa Milan, perchè giocare con una sola punta e uno schieramento più coperto contro l’ultima in classifica non dimostra mentalità da grande squadra, che dovrebbe cercare la vittoria con tutte le armi a sua disposizione per uscire da un momento delicatissimo. Stadio Bentegodi tutt’altro che gremito e anche il settore ospiti è semivuoto, perchè gli ultimi risultati non hanno certo creato entusiasmo nei tifosi. La Curva Sud sostiene la squadra con i soliti cori di incitamento, ma si attende una reazione positiva dalla squadra, altrimenti è pronta a riprendere la contestazione.
Il primo tempo è davvero sconsolante: la prima vera occasione per i rossoneri arriva alla fine della frazione di gioco ed è un tiro di Poli di poco a lato; il Milan mantiene il possesso palla e il dominio territoriale, ma in modo sterile e improduttivo. Il Chievo si chiude con ordine, non fatica nemmeno troppo ad arginare gli assalti (si fa per dire) dei rossoneri e prova a punzecchiare in avanti poco dopo il quarto d’ora con due occasioni in serie (tiro da lontano di Estigarribia deviato in angolo da Abbiati e tiro impreciso di Cesar sull’angolo conseguente). Nemmeno lo spavento sveglia i rossoneri, apatici, abulici e senza personalità; solo Kakà prova a saltare l’uomo e inventare qualcosa, gli altri si limitano al compitino, quasi il pallone scottasse fra i piedi, scegliendo giocate semplici ma inutili, perchè in questo modo il gioco risulta rallentato e mai pericoloso. Regna la noia al Bentegodi e il popolo rossonero comincia a spazientirsi, anche se per il momento prosegue l’incitamento ad una squadra che, però, non si rianima e continua la sua scialba prestazione.
La ripresa è un po’ più divertente (ma fare peggio del primo tempo era un po’ impossibile…): le due squadre provano a vincere e si aprono spazi più ampi per azioni e ripartenze e con una di queste ultime il Chievo rischia di fare molto male al Milan: palla persa banalmente da Kakà, contropiede fulminante, tiro di Therau che impegna Abbiati e sulla respinta Rigoni conclude sull’esterno della rete a porta vuota anche se da posizione defilata. Poi, finalmente, è Milan, risvegliato dalle prime avvisaglie della contestazione, con la curva a chiedere di onorare la maglia: ci provano Kakà (destro alto sopra la traversa), Emanuelson (insidioso sinistro respinto da Puggioni) e Mexes (tiro al volo da fuori area che impegna Puggioni); tutto in pochi minuti e sembra il preludio al gol del vantaggio, perchè il Milan ci sta mettendo volontà e più concretezza, ma commette anche tanti errori di impostazione e gioca più di nervi che con razionalità, creando azioni un po’ confusionarie. Allegri prova il tutto per tutto inserendo Robinho al posto di Muntari e tornando al 4-3-3, poi raschia il fondo del barile mandando in campo Constant al posto di Poli e piazzandolo a centrocampo davanti a Emanuelson. Il vero spavento arriva quando Paloschi segna il gol dell’ex, ma fortunatamente il gioco era già fermo per un fuorigioco, in verità millimetrico se non addirittura inesistente. Come se non ci fossero già abbastanza problemi, Robinho pensa bene di tornare sciagurato, prima calciando sull’esterno della rete da buona posizione dopo un bell’assist di Kakà e poi colpendo il palo solo davanti a Puggioni, con Kakà che tira alto sulla respinta. Ci si mette anche un pizzico di sfortuna, ma intanto i minuti passano, il risultato non si sblocca e, insieme alla stanchezza, aumenta anche il nervosismo in campo e sugli spalti. La curva invita i giocatori a tirare fuori gli attributi, Montolivo, già ammonito, commette un ingenuo fallo e viene espulso; se anche il capitano della squadra perde la testa e commette errori del genere, lasciando la squadra in dieci, vuol dire che c’è davvero poca serenità, ma il Milan ci prova anche in inferiorità numerica e con Cristante che rileva Kakà per rinforzare il centrocampo (altra scelta cervellotica, meglio tentare il tutto per tutto lasciando in campo un giocatore offensivo come Kakà, visto che un punto serve a poco). Intanto Matri continua a non vedere la porta (cosa angosciante per un centravanti) e chiude un’altra prestazione da oggetto misterioso con una deviazione imprecisa dal centro dell’area su assist di Emanuelson. E’ il segno della resa per un Milan davvero poco convincente e concreto, che non riesce a sfruttare nemmeno la ritrovata parità numerica per l’espulsione di Pellissier. Alla fine sono fischi e cori ostili per un Milan che non sa più vincere e che sembra sprofondato in una crisi infinita dagli esiti imprevedibili. Ora ci sarà la sosta che potrebbe consentire di sistemare un po’ di problemi a livello tecnico e mentale, ma ci vorrebbe la bacchetta magica per trasformare questa squadra in pochi giorni, quindi non facciamoci illusioni; la stagione è compromessa e ora non resta che salvare il salvabile con il contributo di tutti quelli che vogliono metterci l’anima per onorare la gloriosa maglia del club più titolato al mondo che ormai non fa più paura a nessuno e non riesce nemmeno a mettere in seria difficoltà l’ultima in classifica della serie A.