Jakartone: Moratti, non è finita. Balotelli ad un bivio: o Ibra o Cassano. Milan, 7 infortuni dalla Nazionale

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Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.

19.10.2013 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 2524 volte

© foto di Studio Buzzi

La battuta del presidente Agnelli sulla capitale indonesiana è piaciuta ai tifosi juventini. E in fondo anche ai milanisti. Il presidente che si concede la battuta da tifoso piace sempre ai tifosi. Ed è accaduto anche questa volta. Ci sono però dei distinguo e delle note a margine. Il primo distinguo riguarda quella sorta di codice d’onore fra presidenti. Se ci facciamo una battuta fra noi ci sta, ma resta fra noi. Ecco perché il presidente Moratti pensava che la battuta stessa rimanesse confinata all’sms e alla telefonata con il suo amico Andrea. Sul piano dell’understatement e del feeling con i tifosi, quella del presidente Agnelli è stata una uscita spiritosa e tutt’altro che offensiva o velenosa. Nel linguaggio e nella dialettica più privata, fra presidenti, può anche però essere intesa come una gaffe. Non tanto la battuta, ma la pubblicazione su facebook. Sulla quale, il presidente Moratti non è intervenuto a piedi uniti. L’ha commentata signorilmente, senza dare ulteriore fuoco alle polveri già presenti sui social network e nei forum fra tifosi. Sappiamo però tutti bene che anche il presidente Moratti è molto tifoso e un tifoso questi episodi non li dimentica. Gli uomini importanti hanno una memoria da elefante. E Massimo Moratti si sta defilando da ruoli ufficiali nell’Inter, fra poco avrà le mani più libere. Proprio per questo non manca chi crede che prima o poi Moratti, non da presidente, ma da Massimo, tornerà sul post del presidente Agnelli. E potremmo, in quel caso, sentirne delle belle. L’importante è non trascendere, perché lo stesso presidente Agnelli non lo ha fatto.

Tutte le volte che Mario Balotelli va in Nazionale, il tam tam mediatico è spietato. E’ stato accolto, male, con le forzature e le paternali del codice etico contestate a Cesare Prandelli e sulle quali lo stesso Ct è stato chiaro e cristallino. E’ stato strumentalizzato, sempre Balo, per quel problemino muscolare e per la febbre con problemi gastro-intestinali ai quali i soliti noti del circo mediatico sostenevano di non credere fino in fondo. Per finire poi con quella cosa serissima che è la camorra e con il ritardo del volo di ritorno da Napoli. Sembra studiato e fatto apposta: non appena Balo esce dalla rete di protezione e tutela del Milan, ecco il tritacarne mediatico che lo pressa e lo prosciuga. Mario è tornato dalla Nazionale, dopo la sosta di Settembre, giocando non bene a Torino contro i granata ed è tornato adesso, dopo la sosta di Ottobre, con un problema muscolare figlio delle tensioni mediatiche azzurre. Sulle quali però Mario deve riflettere. Se si apre un caso dopo l’altro, in alcune circostanze viene certamente messo in mezzo e ha la nostra totale e convinta solidarietà, ma ci sono anche casi, come sempre nella vita, in cui la responsabilità è sua. Mario deve riflettere e pensare. Lui ha due amici, che hanno il suo stesso carattere che bolle e che sono appena stati nel Milan. Ibra e Cassano. Zlatan, fra una sforbiciata con Mido e una lite con Van der Vaart era partito forte da ragazzo, ma con il passare degli anni è riuscito a far pendere la bilancia dalla parte della professionalità più che da quella del caratteraccio. E i risultati si vedono. Gol e ingaggi da grande star, nonostante ogni tanto chieda a qualcuno dove c. guarda…Antonio Cassano, invece, non è riuscito a fare altrettanto. Antonio la dà vinta al suo carattere, molto più di quanto non faccia Ibra. E il risultato è che Antonio oggi fa il suo splendido calcio in una bellissima piazza come Parma, ma lontana dalla luce dei riflettori. Mario deve alzare il piede dall’acceleratore del personaggio. E tenere la barra dritta: campo, calcio e ancora campo. Il crocevia è di quelli importanti.

La Nazionale è fatta di persone serie, e su questo non si apre nemmeno il dibattito. Il presidente Abete è una persona equilibrata e giusta, il direttore Valentini sereno e severo al tempo stesso, il Ct Prandelli attento e motivato, il prof. Castellacci bravo e sensibile nella sua professionalità. Nessuna responsabilità dei vertici e dello Staff e massima serenità e orgoglio da parte del Milan nel mettere i giocatori a disposizione dell’Italia. Su questo non si discute. Ma al fior fiore degli opinionisti e degli stessi tifosi rossoneri che inondano media e caselle di posta elettronica con le polemiche sull’emergenza infortuni rossonera, giova ricordare che il grosso del problema 2013-2014 del Milan deriva proprio dagli impegni in Nazionale. In Confederations Cup, contro il Brasile, a Giugno, si sono infortunati Abate e Balotelli. Il primo recuperato in extremis per i playoff, il secondo tornato in Italia per tempo per farsi curare. Lo stesso Balo ha avuto un problema al ginocchio in azzurro prima dell’amichevole con l’Argentina a Ferragosto. A Settembre, in Italia-Bulgaria, a Palermo, problema muscolare per Abate. Dopo dieci giorni di Nazionale, al ritorno nel Milan, problemi muscolari per Montolivo ed El Shaarawy. Oggi, Balotelli si è fermato al primo allenamento dopo l’azzurro. Non c’è una responsabilità diretta, questo è ovvio ed oggettivo. Ma, che legittima difesa sia, mettere tutti i giorni sotto processo il Milan per cose che non accadono nell’ambiente rossonero non è corretto. E questo non riguarda Federazione e Staff azzurro, ma chi processa ogni giorno il Milan. Gli infortuni possono capitare, e nessuno li determina in nessun modo. Ma le cose vanno analizzate per intero e non a compartimenti stagni.

La Roma vince e come sempre quando le partite sono così tirate e vissute, vince meritatamente. E’ una Roma che sa soffrire, è una Roma equilibrata e massiccia, come mai lo era stata nelle, sofferte, stagioni precedenti. E’ una Roma che ha tutti i reparti sullo stesso livello, senza alti e bassi l’uno rispetto all’altro. Non come il Napoli che è da Scudetto soprattutto in attacco, che è competitivo a centrocampo, ma che non appare da Scudetto in difesa. Quando è attaccato duro, il Napoli concede. Albiol e Britos a turno si infortunano e anche quando giocano in coppia, lasciano spazi. Cannavaro ieri sera non meritava l’espulsione, ma gli episodi gli hanno detto male. Il primo intervento su Dodò, nel primo tempo, era un fallo, ma non da ammonizione. Sull’episodio-clou del rigore, invece, la sua maglia era molto larga, visto che Marco Borriello vi si era sostanzialmente aggrappato. Non era rigore e non era doppio giallo, ma nessuno se la sente di dire che la Roma non ha meritato. E in ogni caso Borriello ha molto ben sostituito, a freddo, Francesco Totti. Impresa mai facile all’Olimpico. Ha fatto un po’ quello che ha fatto Balotelli ad Amsterdam, ma per queste cose solo Balo e nessun altro viene criticato. Adesso la Roma è favorita netta per il titolo. Se non ha perso nemmeno ieri sera, con le occasioni clamorose di Pandev e Insigne sullo 0-0, quando perderà? Se lo chiede anche Antonio Conte. Le squadre che mettono a segno questi strepitosi filotti iniziali, solitamente arrivano in fondo. Con buona pace di Diego Armando Maradona, il cui arrivo in ritardo all’Olimpico è stato un cattivo presagio. Anche ieri sera, come in Germania-Argentina del Luglio 1990, l’Olimpico lo ha deluso.

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