Contro il Celtic il Milan fatica, gioca maluccio, soffre e fa soffrire, rischia addirittura la sconfitta, ma continua a crederci con grande cuore, sostenuto dalla sua curva e nel finale trova una vittoria preziosissima.
© foto di Daniele Mascolo/Photoviews
Ci sono partite in cui conta una sola cosa, il risultato e Milan-Celtic è una di queste: i rossoneri vincono, conquistano tre punti, iniziano al meglio il girone di Champions League e questo è l’importante; per la bella prestazione e lo spettacolo ripassate più avanti, quando la squadra sarà al completo, avrà recuperato giocatori fondamentali e avrà assimilato il nuovo modulo. Contro i coriacei scozzesi il Milan ha giocato male, ha sofferto e, naturalmente, ha fatto soffrire e penare i suoi tifosi, ma ha avuto il merito di non mollare, di continuare a crederci così come ha fatto la Curva Sud, che non ha mai fatto mancare il sostegno (e per questo è stata ringraziata da Muntari, spesso fischiato dal resto dello stadio); stentando e a volte pasticciando calcio di scarsa qualità, il Milan è riuscito a gettare il cuore oltre l’ostacolo quando lo 0-0 sembrava un risultato inevitabile e giusto per una partita di rara bruttezza. Come sabato a Torino, il Milan ha trovato due gol nel finale di partita e ha avuto un pizzico di fortuna, visto che il tiro di Zapata che ha sbloccato il risultato era destinato sul fondo ed è entrato in porta solo grazie alla deviazione di Izaguirre, ma la fortuna aiuta gli audaci e i rossoneri hanno avuto audacia nel provarci fino alla fine con cuore e volontà e sono stati premiati.
E’ un Milan a pezzi quello che esordisce in Champions League: i tanti infortuni e l’impossibilità di schierare alcuni giocatori fuori dalla lista dei 25 costringe Allegri a scelte obbligate; la difesa è la stessa di Torino con Constant al posto di Emanuelson; a centrocampo tanta sostanza ma un po’ meno qualità con De Jong, Muntari e Nocerino, mentre in avanti c’è la coppia Matri-Balotelli con alle spalle Birsa come trequartista. Sono più di 50000 i presenti a San Siro per questa prima sfida di Champions League e anche la Curva Sud è gremita e accoglie la squadra con i soliti cori di incitamento e una minicoreografia, una “cartata” d’altri tempi che crea un po’ di folklore al momento dell’inno della Champions, la musichetta che mette i brividi e, solitamente, dà l’ispirazione ai giocatori del Milan, perchè questa squadra ha un DNA europeo. Questa sera il Milan ha davvero bisogno di ispirazione e grande motivazione, per fronteggiare i tanti problemi di formazione, dimenticare bende, cerotti, muscoli lesionati, menischi rotti e tutte le sfortune che gli sono piombate addosso in questi ultimi giorni.
L’inizio di partita sembra essere confortante: Zaccardo impegna Forster dopo pochi minuti, poi sale in cattedra Birsa, che prima dialoga con Matri e si presenta davanti al portiere avversario che salva uscendogli sui piedi, poi innesca Balotelli che con una girata al volo impegna l’estremo difensore in una respinta. Occasioni ravvicinate che illudono e strappano i primi applausi, poi rapidamente il Milan si spegne, perchè c’è poca tecnica, il gioco non è fluido ma va a sprazzi, si vedono tanti errori anche banali e manca il giocatore che sappia accendere le “luci a San Siro”, illuminando il gioco. Il Celtic all’inizio si limita ad abbassare il ritmo e chiudersi con ordine, asfissiando Matri e Balotelli, poi ci pensa Stark a ravvivare la partita accorgendosi di una banale e ingenua infrazione di Abbiati in area e concedendo agli scozzesi una punizione a due in area che fa correre lunghi brividi sulla schiena dei tifosi rossoneri, come dimostra il boato di liberazione quando il tiro viene murato e deviato dalla folta barriera del Milan. Altri due lampi rossoneri tornano ad illudere: Matri gira bene di testa verso la porta, ma Forster respinge a pugni uniti, poi è Nocerino a provarci con un bel tiro dal limite che esce di poco sopra la traversa. Il Celtic insidia Abbiati solo grazie ad un regalo di Birsa, che con un incomprensibile passaggio indietro serve un involontario assist a Stokes, che avrebbe una ghiotta occasione ma non ne sa approfittare. Nel finale ancora Milan, con un tiro di Balotelli deviato che costringe Forster ad una difficile parata a terra e con un violento tiro di Muntari che finisce alto. Il numero di occasioni farebbe pensare ad una partita divertente e spettacolare, ma si tratta di lampi nel grigiore generale e la sfida è abbastanza brutta.
Il Milan della ripresa è identico a quello del primo tempo, nella formazione e nell’atteggiamento; è più spavaldo, invece, il Celtic, che comincia a crederci, capisce che i rossoneri sono in difficoltà e alzano il baricentro, cercando il colpo a sorpresa che potrebbe garantire una vittoria prestigiosa. Samaras sfiora il palo e spaventa squadra e tifosi rossoneri, poi il Milan reagisce e va vicino al gol, con Muntari che spreca un bel cross di Zapata spedendo il pallone fuori da favorevole posizione con un colpo di testa impreciso. Intanto Balotelli e Matri cercano l’intesa ma non la trovano e SuperMario prova a trascinare la squadra con qualche giocata delle sue, ma nemmeno lui è particolarmente brillante. Allegri ha davvero poche alternative in panchina per provare a cambiare l’inerzia della partita, ma prova comunque a dare la scossa: prima inserisce Emanuelson al posto di Birsa, poi toglie Constant, arretra Emanuelson sulla linea dei difensori e si gioca la carta Robinho. Nel frattempo è De Jong a tenere a galla la squadra, con una deviazione miracolosa e decisiva su Brown e riconquistando tanti palloni con caparbietà e grinta, al punto che un applauso scrosciante premia il suo lodevole impegno. Il Milan potrebbe capitolare quando Stokes colpisce la traversa su punizione, ma questa è una serata fortunata per i rossoneri e il meglio deve ancora venire: nel finale i rossoneri ci provano anche con i difensori, Zapata tira un rasoterra da fuori area destinato sul fondo, ma Izaguirre lo devia in modo imparabile verso la porta. Milan in vantaggio e grande esultanza sugli spalti, perchè improvvisamente paura e sofferenza si sono disciolte. Arriva anche il raddoppio poco dopo: Balotelli tira una violenta punizione che fa gridare al gol, ma Forster respinge come può; sulla ribattuta si avventano ben tre giocatori rossoneri ed è Muntari il più lesto nelle deviazione vincente. Ora si può davvero fare festa, mentre i tifosi scozzesi intonano il loro classico “You’ll never walk alone”, raccogliendo anche l’applauso del pubblico rossonero. Il fischio finale di Stark viene accolto dal boato liberatorio, perchè è stata una partita molto sofferta, ma i tre punti sono arrivati e questa è la cosa più importante.
Un Milan incerottato e un po’ confuso, che ha stentato, ha commesso molti errori, ha fatto innervosire parte dello stadio che ha fischiato impietosamente alcuni giocatori, Nocerino, Constant e Muntari su tutti, scatenando anche la reazione della curva, che ad ogni fischio rispondeva incitando il giocatore in questione. I tifosi dovrebbero essere un’arma in più, non un elemento disturbante che crea ulteriore nervosismo, ma si sa che una parte della tifoseria rossonera è esigente e vorrebbe sempre vedere in campo campioni di valore assoluto e giocate spettacolari e divertenti. Il Milan visto contro il Celtic è stato tutt’altro che divertente, ma ci ha messo impegno e cuore e anche queste cose andrebbero apprezzate, quando le difficoltà sono evidenti e scontate, vista la situazione di emergenza. L’appoggio della curva è stato importante nel momento in cui la squadra sembrava non crederci più, ma anche i giocatori, con alcune fiammate, hanno saputo esaltare i tifosi e dare nuovo impulso al tifo quando sembrava diminuire di intensità; è quella che mi piace definire simbiosi fra squadra e curva, cosa che nella scorsa stagione ha portato a ottimi risultati e ora prosegue, come dimostra questa partita in cui ci è voluto cuore, in campo e sugli spalti, per superare un ostacolo che ad un certo punto sembrava invalicabile, ma questo Milan ha avuto il merito di crederci con grande cuore fino alla fine in mezzo a mille difficoltà ed è stato premiato, forse oltre i suoi meriti, ma questo poco importa, perchè è arrivata la vittoria e con essa tre punti importanti per iniziare al meglio il cammino europeo, che si preannuncia difficile e ricco di insidie.