A Torino contro i granata i rossoneri vanno sotto di due gol e giocano molto male, ma nel finale di partita ritrovano un pareggio da considerare miracoloso per il modo in cui è arrivato.
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Quando porti a casa un punto dopo una prestazione del genere, negativa e deprimente, dovresti solo essere contento e ringraziare la buona sorte, ma siccome il Milan ha mostrato molti problemi, è chiaro che ci sarà molto da riflettere e le preoccupazioni superano di gran lunga la soddisfazione per il punticino strappato in modo miracoloso ad un Torino che, diciamolo subito a scanso di equivoci, meritava sicuramente la vittoria per aver interpretato la gara molto meglio dei rossoneri, apparsi lenti, abulici, quasi svogliati e in grande difficoltà. La buona reazione nel finale e la classica botta di fortuna non possono cancellare una partita di stenti, in cui la squadra di Allegri ha fatto vedere pochissimo, ha faticato a costruire gioco, a tirare in porta e a contrastare le veloci ripartenze degli avversari che facevano soffrire una difesa apparsa ancora una volta inadeguata (Galliani rifletta su questo invece di contare le migliaia di magliette di Kakà vendute in questi giorni…). A proposito di Kakà, la sua prestazione è stata ammirevole per impegno e intensità, al punto che il giocatore è uscito dal campo stremato, ma si è visto davvero poco del Kakà che ogni tifoso rossonero ricordava e sperava di riammirare come per magia all’Olimpico, a dimostrazione che Ricky è ancora lontano dalla migliore condizione, non ha il ritmo partita e ha bisogno di tempo (e di partite giocate) per ritrovarlo. Certamente il brasiliano non è stato aiutato da una squadra in cui nessuno ha brillato in particolar modo e questa è un’attenuante, perchè è chiaro che è più facile inserirsi in una squadra che funziona, piuttosto che in una che stenta, ma ci si aspetava qualcosa in più dall’osservato speciale, al suo nuovo debutto in maglia rossonera dopo dieci anni dall’esordio vero e proprio e quattro anni dopo il traumatico addio.
Allegri conferma il Milan ipotizzato alla vigilia: scelte obbligate in difesa, con Emanuelson che vince l’unico vero ballottaggio (quello con Constant per la fascia sinistra), Zaccardo a destra e Zapata-Mexes coppia centrale; a centrocampo De Jong fa il frangiflutti davanti alla difesa, Montolivo e Muntari sono le due mezzali, con Kakà trequartista dietro alle due punte Robinho e Balotelli; Matri va in panchina, perchè, come si sa, Allegri ama avere a disposizione giocatori che possano cambiare la partita in corso d’opera e che gli consentano di modificare modulo e schemi per mettere in difficoltà l’avversario. Il Milan vuole recuperare a Torino i punti persi a Verona, ma deve fare i conti con un avversario ostico, agguerrito e pronto a dare battaglia, come da migliore tradizione granata, davanti ad un buon pubblico; pieno anche il settore ospiti, perchè sono tanti i tifosi rossoneri che non vogliono perdersi la prima esibizione della seconda carriera in rossonero di Kakà, il giocatore sicuramente più atteso di questa sfida.
Il Milan parte in modo aggressivo, per cercare di fare la partita, ma ben presto il ritmo si abbassa e il possesso palla diventa prolungato e sterile, nel vano tentativo di stanare i granata che si chiudono e provano a ripartire in velocità. Si capisce subito che il modulo del Milan non è a due punte, bensì ad una sola (un poco ispirato e mal servito Balotelli), perchè in realtà Robinho fa il secondo trequartista accanto a Kakà e qualche suo efficace rientro difensivo fa pensare che Binho sia tornato il giocatore pimpante e prezioso dell’anno dello scudetto, capace di sacrificarsi anche in copertura. Un tiro dalla distanza e fuori di Vives è l’unica emozione della prima parte del tempo, un periodo in cui il Torino gestisce bene il pallone, si abbassa molto e cerca ripartenze letali con le velocità di Cerci, che fa impazzire i poveri Muntari ed Emanuelson, che su quella fascia vanno spesso in difficoltà. Piano piano il ritmo del gioco aumenta, le squadre si aprono e lo spettacolo ne beneficia, ma è più che altro il Torino a crescere, mentre il Milan gioca al piccolo trotto e combina pochissimo; intorno alla mezz’ora i granata vivono il loro momento migliore, i rossoneri concendono troppe ripartenze e servono un paio di chiusure fondamentali e provvidenziali di De Jong per sventare altrettanti potenziali pericoli, a dimostrazione che l’olandese è in gran forma proprio su quel campo dove nel dicembre scorso si procurò il grave infortunio al tendine d’Achille. Il Milan tira in porta una sola volta (e in modo nemmeno troppo pericoloso) con Montolivo, poi nel finale di tempo il capitano accusa un problema muscolare ai flessori della coscia sinistra e deve lasciare il campo sostituito da Poli; un’altra tegola in vista di un periodo intenso con molte partite da giocare, ma ciò che più preoccupa nell’immediato è l’atteggiamento di una squadra che dopo venti minuti discreti si è spenta, lasciando l’iniziativa al Torino che ha giocato meglio.
Se il primo tempo è stato sconsolante, l’avvio di ripresa è addirittura da incubo, visto che arriva il gol del vantaggio del Torino; D’Ambrosio riceve un lungo traversone che manda in confusione la difesa rossonera, ubriaca con una finta Zaccardo e fulmina Abbiati sul primo palo; troppo blanda la marcatura dell’improvvisato terzino destro rossonero, al suo debutto da titolare, disattento il portiere che doveva chiudere meglio su quel palo; insomma altri errori difensivi e Toro meritatamente in vantaggio. Ti aspetti una reazione rossonera ma l’attesa è vana, nonostante Allegri si decida a dare finalmente spazio ad un vero centravanti, mandando in campo Matri (fischiato del pubblico granata per il suo recente passato juventino) al posto di Robinho, in modo da lasciare più libertà di movimento a Balotelli, che ama svariare su tutto il fronte d’attacco. Poco dopo finisce anche la partita di Kakà che, stremato, chiede il cambio; tanto impegno per lui, ma si è visto poco e la sua prima esibizione si può considerare appena sufficiente. Al suo posto entra Birsa, che fa il suo esordio in rossonero e dimostra che Allegri non ha granchè a disposizione in panchina, viste le assenze anche di El Shaarawy, Saponara e Niang. Piove sul bagnato per il Milan, visto che Balotelli perde in modo banale un pallone, innescando una veloce ripartenza granata che trova sbilanciata e aperta la difesa rossonera; Cerci vola verso Abbiati, lo scavalca con un pallonetto e segna il secondo gol che sembra mandare definitivamente all’inferno un povero Diavolo. L’attaccante granata era stato uno dei primi obiettivi di mercato del Milan a inizio estate, poi sono cambiate scelte e strategie di mercato e forse anche questo, oltre al fatto di non aver rinforzato la difesa, è un rimpianto per Galliani, visto che Cerci ha dato spettacolo e ha stravinto un ipotetico confronto a distanza con Kakà, anche se magari avrebbe fatto vendere meno magliette…
Il Milan continua a creare pochissimo, anche se ha una colossale occasione con Balotelli, finalmente risvegliato dal torpore: a SuperMario riesce la cosa più difficile, cioè infilarsi fra due avversari, ma poi sbaglia quella più facile, ovvero la conclusione a tu per tu con Padelli; palla addosso al portiere e grande stizza per l’attaccante e per i suoi tifosi, ormai rassegnati ad una sconfitta che pare inevitabile, perchè se anche Balotelli fa cilecca è davvero notte fonda. Nel finale, però, arriva il rocambolesco gol di Muntari che riapre la partita: Sulley ci prova due volte e la seconda, riprendendo una corta respinta di Padelli è quella buona, anche se il pallone rotola lentamente e goffamente in rete. Il portiere protesta per un fallo di Balotelli ai suoi danni in occasione della respinta e per un fuorigioco dello stesso Balotelli sul tiro vincente di Muntari, ma SuperMario non è influente nell’azione e si limita a correre dietro al pallone che sta entrando in porta, senza disturbare la visuale del portiere. In pieno recupero si completa il miracolo: Poli raggiunge caparbiamente un pallone che sembra destinato sul fondo, lo controlla, entra in area e viene abbattuto da Pasquale; rigore ingenuo ma netto e i granata protestano ancora, perchè Larrondo era a terra da tempo e l’arbitro non ha consentito la sua sostituzione facendo effettuare velocemente una rimessa laterale ai rossoneri. Finale incandescente con polemiche, proteste, nervosismo che, però, non condizionano Balotelli, che con la solita freddezza spiazza Padelli e sigla il gol del pareggio, che è il risultato finale visto che il gioco non riprende nemmeno.
Un punto è meglio di niente, soprattutto dopo una prestazione negativa, ma le premesse e le attese erano sicuramente diverse ed è chiaro che rimane un po’ di delusione e amarezza per la prestazione sconsolante di una squadra apparsa addirittura più spenta che al Bentegodi. Cinque gol subiti in tre partite sono troppi e dimostrano che la fase difensiva è lacunosa e il problema difesa esiste eccome, altro che “siamo a posto così”! Inoltre la squadra ha concesso troppe ripartenze al Torino ben sapendo che sarebbe stato questo l’atteggiamento dei granata e si è intestardita e giocare in verticale contro una squadra chiusa, quando sarebbe stato meglio allargare il gioco, cosa però non facile con terzini improvvisati (soprattutto Zaccardo). C’è molto da lavorare, bisogna crescere e risolvere tanti problemi, ma di tempo ce n’è poco, perchè mercoledì si torna in campo per l’esordio in Champions contro il Celtic e servirà un Milan ben diverso da quello tremebondo che stava per finire incornato dal Toro e che si è salvato in modo miracoloso all’ultimo respiro e con molta fortuna, che di solito aiuta gli audaci, ma questa volta ha sorriso anche ad un povero Diavolo ancora in cerca di identità.