Una storia lunga 18 anni

Ambrosini tra le bandiere rossonere

13.06.2013 10:30 di Giuseppe Bosso  articolo letto 338 volte

© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Sembra passato un secolo o molto meno da quell’estate del 1995, quando la roboante campagna acquisti del Milan, segnata dagli arrivi di George Weah dal Paris Saint Germain e di Roberto Baggio dalla Juventus, vedeva approdare a Milanello anche un giovanotto di belle speranze proveniente dal Cesena, originario di Pesaro. Che Capello avrebbe fatto esordire in autunno contro il Cagliari e che, nell’anno dello scudetto rossonero numero 15, avrebbe iscritto il suo nome tra i vincitori pur scendendo in campo pochissime volte. Poi, il biennio horribilis 1996-98, che non lo vede coinvolto prima per un brutto infortunio che lo tiene ai box per mesi e poi, nell’estate 1997, mentre Don Fabio, di ritorno da Madrid, non riusciva a risollevare le sorti di una squadra giunta alla fine di un fantastico ciclo, lo vedeva impegnato a farsi le ossa in quel di Vicenza, agli ordini di mister Guidolin, con il quale riusciva a raggiungere la storica semifinale di Coppa delle Coppe, per essere fermato dal Chelsea poi vincitore del titolo. Quindi, nel 1998, il ritorno in punta di piedi a Milanello, agli ordini del nuovo mister Zaccheroni. Le cronache di mercato danno il Milan interessato a nomi grossi per il centrocampo, da Figo a Dino Baggio, ma il tecnico che ha portato l’Udinese in Europa per la prima volta nella sua storia per risollevare le sorti dell’ambizioso Diavolo vuole puntare sui giovani, e Massimo è uno di quelli su cui Zac conta maggiormente. E infatti, nel corso della stagione, diventerà man mano perno fondamentale della squadra che a sorpresa si aggiudicherà il tricolore, che stavolta vede anche la sua firma. E’ il 3 maggio 1999 e con uno splendido tiro da fuori area ‘Ambro’ segna il suo primo gol in maglia rossonera, alla Sampdoria che verrà battuta in un drammatico 3-2, momento chiave nella rimonta finale ai danni della Lazio. L’anno dopo arriva anche la soddisfazione della maglia azzurra, agli ordini di Zoff per Euro 2000, dove solo la Francia all’atto finale e con il golden goal di Trezeguet ferma il sogno italiano. Ma proprio quando la carriera di Ambro pare destinata a decollare, il destino decide di metterci il suo crudele zampino, e arriva un bruttissimo infortunio contro la Reggina, all’ultima giornata di andata della stagione 2000-01. L’uscita di scena di Max avrà ripercussioni sul rendimento della squadra, che da quel momento avrà un crollo sia in campionato che in Europa, nell’anno della finale che si sarebbe disputata a San Siro. Dopo l’eliminazione in Champions Zaccheroni viene esonerato e, dopo il breve intermezzo targato Tassoti e Cesare Maldini, il Milan si affida a Fatih Terim e a una abbondante campagna acquisti che, tra gli altri, vede gli innesti di Pirlo, Rui Costa e Pippo Inzaghi. Non si incroceranno mai il biondo centrocampista e il tecnico venuto dalla Turchia, che viene esonerato a novembre per far posto a Carlo Ancelotti. Finalmente, nell’ultima sfida dell’anno contro il Verona, il ritorno con tanto di gol che spezza la maledizione dell’ultima partita dell’anno che il Milan non vinceva da tempo. Finalmente arrivano i successi, a cominciare dalla Champions League vinta nel 2003 a Manchester contro la Juventus, in cui sostituisce Rui Costa nel finale dei tempi regolamentari e regge la diga rossonera nei supplementari prima dell’apoteosi ai rigori. L’anno dopo è scudetto, ma anche delusione per la sconfitta a Yokohama nell’Intercontinentale contro il Boca Juniors e per la clamorosa eliminazione ai quarti di Champions contro il Deportivo La Coruna. Ancelotti e i suoi ragazzi danno di nuovo l’ascesa al trono europeo l’anno seguente dove nessuno sembra in grado di contrastarli, almeno fino alla semifinale contro gli olandesi del Psv Eindhoven. Ma dopo il derby dei quarti di finale, finito sotto i petardi dei tifosi nerazzurri, il portiere Dida inizia a dare qualche cedimento, che costa lo scudetto. Il 2-0 con cui vengono battuti gli olandesi a San Siro rischia di venire neutralizzato al ritorno, con gli uomini di Hiddink che pareggiano il conto. Ma proprio quando, in un clima non certo benevolo, i supplementari paiono inevitabiii, ecco il colpo di testa di Max che beffa il portiere Gomes e, malgrado la successiva rete di Cocu, porta il Diavolo in finale. Ma la dea bendata che ha salvato i rossoneri in terra olandese decide di non fare altrettanto a Istanbul, dove il Liverpool nella più incredibile delle partite, che Ambrosini peraltro non gioca, rimonta un iniziale 0-3 e getta i rossoneri nello sconforto. Ma la rivincita è dietro l’angolo, due anni dopo ad Atene. Max stavolta c’è e per la seconda volta nella sua carriera può alzare la ‘Coppa dalle grandi orecchie’. Ad agosto ha la soddisfazione di alzare il suo primo trofeo da capitano, a Montecarlo, nella serata della tristezza per la morte del centrocampista spagnolo Puerta che ha macchiato la vigilia del Siviglia vincitore della Coppa Uefa e avversario dei rossoneri in Supercoppa Europea. Ma lo spettacolo deve continuare, la partita si gioca e i rossoneri, dopo essere andati sotto nel primo tempo, battono per 3-1 gli andalusi. L’assenza di Maldini, come detto, fa si che sia lui il capitano quella sera. A dicembre nuova rivincita, stavolta contro il Boca Juniors a Yokohama, in cui la prestazione di Max non è macchiata dall’autogol finale che permette agli argentini soltanto di ridurre le distanze da 4-1 a 4-2. Ma intanto qualcosa sta cambiando; mister Ancelotti è inquieto, anche Kakà e, dopo il deludente finale dell’annata 2007-2008, riconquistata l’Europa che conta l’anno seguente, tutti e due faranno le valige. Cala il sipario anche su capitan Maldini, che si ritira malamente salutato dai tifosi in occasione del match casalingo contro la Roma, macchiato più che dalla sconfitta dalla incredibile contestazione al capitano di tanti anni. Già, la fascia da capitano. A chi andrà? Si pensa a Ringhio Gattuso e ad Abbiati, ma alla fine è lui il prescelto; nessuno come lui sa tenere unito uno spogliatoio che, in questo momento, ha bisogno più che mai di coesione. E così, dopo l’annata di Leonardo, tra alti e bassi, con l’avvento di Allegri e i due botti di fine mercato Ibrahimovic e Robinho, la corazzata rossonera è di nuova pronta per l’assalto al tricolore, che arriverà dopo un campionato dominato dall’inizio alla fine, malgrado qualche incertezza all’inizio e a metà primavera. Grande gioia quella sera di fine maggio per Ambro il poter alzare, a San Siro, dopo il vittorioso match con il Cagliari, la coppa del tricolore. Un Milan bello in patria che però non riesce a fare altrettanto bene in Europa, tra eliminazioni più o meno impreviste (Arsenal, Tottenham) e pesanti batoste (Barcellona e Manchester United). E’ davvero un peccato che una storia così bella abbia avuto un finale così amaro, con le poche fredde parole di Adriano Galliani che forse un veterano, un milanista vero come Massimo Ambrosini, mai avrebbe meritato.

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