Solo un pareggio per il Milan a Livorno: rossoneri subito in vantaggio, ma raggiunti nel primo tempo e superati nella ripresa; Balotelli regala il pareggio con una superpunizione e sfiora la tripletta, ma un punto serve a poco.
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La sensazione è che se, come ormai molto probabile, il Milan non dovesse raggiungere alcun obiettivo in campionato, dovrà rimpiangere molto i punti gettati al vento in modo banale in questa prima parte di stagione e nel conto ci saranno anche quelli lasciati al Picchi di Livorno. Certo raggiungere il pareggio a sette minuti dalla fine, dopo aver rischiato seriamente la sconfitta, dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo, invece di alimentare rimpianti, ma il rammarico nasce da come è stato gestita la partita, soprattutto nel primo tempo, perchè in questi casi la cosa più difficile è sbloccare il risultato contro squadre arcigne e compatte e il Milan ci era riuscito dopo soli sette minuti; una grande squadra avrebbe provato a chiudere il più in fretta possibile la sfida e mettere in cassaforte i tre importanti punti, per poi magari risparmiare energie psicofisiche, visto che siamo a pochi giorni dalla sfida decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions League contro l’Ajax, invece i rossoneri si sono fermati, hanno costruito pochissimo in fase offensiva, hanno permesso al Livorno di prendere fiducia, alzare il baricentro e rendersi pericoloso ed è arrivato il pareggio che ha complicato la vita ad un Milan incapace di rientrare in una partita dalla quale era uscito troppo presto. Nella ripresa è arrivato pure il gol dello svantaggio e in quel momento i rossoneri si sono ritrovati sul baratro della sconfitta, visto che pur con quattro attaccanti in campo non riuscivano a tirare in porta. Ci ha pensato Balotelli (autore anche della prima rete) con una magistrale punizione a riportare il Milan in parità e poi SuperMario avrebbe potuto fare tripletta e regalare la vittoria alla sua squadra, ma un autentico missile terra-aria scagliato da distanza siderale è andato a sbattere sulla traversa a Bardi battuto e mentre il montante della porta sta ancora tremando, al Milan rimane l’amaro in bocca per aver sprecato una ghiotta occasione per provare una rimonta in classifica che, a conti fatti, sembra già finita prima ancora di iniziare, perchè se in una partita importante come questa, in cui si doveva dare continuità alle vittorie, smetti di giocare dopo sette minuti cullandoti sugli allori, commetti i soliti errori difensivi, non riesci a imporre il tuo gioco e, anzi, per molti minuti lasci l’iniziativa all’avversario, vuol dire che davvero qualcosa non va e che, soprattutto, invece di migliorare la squadra ha fatto un brusco passo indietro, ricadendo in vecchi problemi e vizi.
Allegri non rischia Abbiati (ancora non al meglio) e De Sciglio (stesso discorso): giocano Gabriel in porta (non può essere schierato in Champions quindi è meglio evitare eventuali ricadute per Abbiati) e Poli terzino destro, con Emanuelson a sinistra, mentre al centro si ricompone la coppia titolare Zapata-Mexes; a centrocampo viene confermato Nocerino accanto a Montolivo e De Jong, così come in avanti c’è la conferma del doppio trequartista (Birsa e Kakà) dietro a Balotelli. In pratica è più o meno la stessa squadra (centrali a parte) schierata a Catania, perchè dal Massimino si vuole ripartire per dare continuità alle vittorie e provare a risalire un po’ in classifica. Il Livorno è in un periodo difficile e non può regalare punti, ma il Milan deve assolutamente provare a vincere e ha anche il sostegno di molti tifosi che gremiscono il settore ospiti e si fanno sentire, in uno stadio con un discreto colpo d’occhio ma non certo esaurito e ciò la dice lunga sullo stato di salute del calcio italiano, perchè ormai anche gli stadi di provincia faticano a riempirsi nonostante la presenza delle cosiddette grandi come avversarie.
Il Milan parte bene e riesce a fare la cosa più importante in partite ostiche come questa, ovvero segnare subito, praticamente alla prima azione pericolosa: spunto di Kakà sulla sinistra (sarà purtroppo l’unico del brasiliano) e traversone basso al centro che Balotelli devia in rete da pochi passi con un tocco comodo. Invece di insistere e mettere definitivamente al tappeto un avversario reduce da tre sconfitte consecutive e sull’orlo di un altro K.O. il Milan frena, arretra il baricentro, smette di attaccare e permette al Livorno di guadagnare metri e prendere coraggio. Arriva così il gol del pareggio che dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’inadeguatezza della difesa rossonera, che sembrava essere migliorata nelle ultime uscite ma è ripiombata negli antichi vizi: Siligardi si avvicina indisturbato all’area rossonera, nessuno lo contrasta, se non Mexes in colpevole ritardo e, quindi, può scoccare un tiro velenoso sul quale Gabriel è anche poco reattivo e che termina in rete a fil di palo. Tutto da rifare, ma il bel Milan dei primi minuti non c’è più e c’è più Livorno nel finale di tempo; in pratica la produzione offensiva del Milan nei primi quarantacinque minuti si limita all’azione del gol e a poco altro e ciò è sconfortante se si pensa all’importanza dei punti in palio. Nel finale di tempo entra in campo El Shaarawy al posto dell’acciaccato Birsa (problema ai flessori) e si spera che la voglia del Faraone di tornare protagonista dopo tanti mesi difficili possa contribuire a dare la sveglia a una squadra molle e poco concentrata.
Il Milan della ripresa, invece, rimane goffo e impacciato e sembra la squadra senza gioco e senza idee di qualche partita fa; il pressing del Livorno manda in confusione i portatori di palla rossoneri, abbondano i passaggi indietro od orizzontali e nessuno riesce a velocizzare l’azione o verticalizzare con precisione; si vedono molti errori e non si riesce a creare pericoli degni di questo nome, se si eccettua una buona occasione che capita a Balotelli, ma sul suo tiro forte e preciso è bravo Bardi a rimanere in piedi fino all’ultimo per poi deviare sopra la traversa. Il Livorno ha vita facile, non solo a difendersi, ma anche a provare a mettere in difficoltà una difesa che traballa ad ogni assalto. La logica conseguenza di tutto ciò è il gol del vantaggio livornese, realizzato da Paulinho che scappa via a Zapata, si trova davanti autentiche praterie, si presenta in area e fulmina Gabriel, poco reattivo anche in quest’occasione, visto che prende gol sul primo palo. Tifosi livornesi in estasi, perchè pregustano una vittoria importante e prestigiosa, visto che il Milan è totalmente inoffensivo e rimane tale nonostante Allegri mandi in campo anche Niang al posto di Nocerino, varando una sorta di 4-2-4 ultraoffensivo. La cosa più sconsolante è che con quattro attaccanti in campo e l’esigenza di segnare a tutti i costi, non si vede lo straccio di un tiro in porta e il Milan continua a far girare palla, allargando il gioco sugli esterni, ma senza riuscire a entrare in area. Allegri tenta il tutto per tutto e dopo aver assistito a qualche cross non troppo preciso di Poli (inutile crociffiggerlo per questo, non è il suo ruolo), lo sostituisce con De Sciglio, che ha un buon impatto sulla partita, duettando spesso sulla fascia con Niang che, però, si conferma sciagurato davanti alla porta tirando malamente fuori da buona posizione. Si profila un’altra deludente sconfitta che potrebbe riaprire una crisi che si era appena chiusa con due vittorie consecutive e, infatti, il popolo rossonero ricomincia a invitare i giocatori a tirare fuori gli attributi; l’invito viene accolto da Balotelli, che salva il Milan dalla sconfitta con una meravigliosa punizione che si insacca al sette con una traiettoria straordinaria. Nemmeno il tempo di tirare il classico sospiro di sollievo, che arriva il momento dei rimpianti, perchè SuperMario estrae dal cilindro un’altra magia, sotto forma di tiro mostruoso da almeno venticinque metri che va a schiantarsi sulla traversa e rimbalza in campo. E’ l’ultimo sussulto di una sfida che si chiude con un episodio dubbio in area livornese (leggera trattenuta di Lambrughi nei confronti di Niang), ma non viene nemmeno troppa voglia di protestare e recriminare, perchè è stata una partita giocata con troppa sufficienza dai rossoneri, che potevano vincere, hanno rischiato la sconfitta e sono riusciti a pareggiare, ma un punto è davvero troppo poco per alimentare i sogni di rimonta.
Un brutto e brusco passo indietro del Milan, soprattutto dal punto di vista del gioco: viene quasi da sperare che la colpa sia del fatto che la testa era già alla sfida contro l’Ajax, altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi; sarebbe comunque un grave errore, perchè il Milan non può permettersi il lusso di pensare ad altro che non sia il campionato, vista la classifica, ma almeno sarebbe un problema facilmente risolvibile nel momento in cui risuonerà a San Siro la “musichetta” della Champions e i giocatori rossoneri ritroveranno come per magia le motivazioni e la determinazione che non si sono viste al Picchi. Giocatori molli e deconcentrati e molte prestazioni individuali al di sotto dei normali standard di rendimento, come quelle di Montolivo, Zapata e dello stesso Kakà, irriconoscibile rispetto alle ultime positive prestazioni e che si è spento troppo presto dopo il bell’assist per il primo gol; si è visto poco anche El Shaarawy, ma in questo caso l’alibi del rientro dopo una lunga assenza basta a discolparlo, mentre lo spezzone di partita di Niang è stato sconfortante, visto che il francesino ha sbagliato praticamente tutto, compresa una buona occasione da gol. Si sono salvati davvero in pochi, anzi forse solo Balotelli, autore di una bella doppietta che avrebbe potuto essere addirittura una clamorosa tripletta, ma la sfortuna ci ha messo lo zampino e ha deciso che questo Milan era troppo brutto per poter vincere e, così, ai tifosi rossoneri rimane solo l’amaro in bocca per l’ennesima occasione sprecata e la sgradevole sensazione che ormai il treno per l’alta classifica se ne stia andando senza il Milan a bordo.