I calciatori guadagnano tanto e investono a seconda di usi, costumi, conoscenze e influenze.Taye Taiwo, difensore nigeriano acquistato dal Milan, ha scelto di provare a far fruttare in Nigeria parte dei capitali guadagnati in Europa e ha deciso di tentare col pane, acquistando dagli eredi del celebre MKOAbiola,uomo d’affari, editore ed ex capo dello Stato, la Wonder Loaf Bakery. Si tratta di una fabbrica di pane in cassetta molto conosciuta a Lagos, non la capitale ma la città più importante della Nigeria, che i familiari di Abiola non hanno saputo gestire granché bene e sono stati costretti a vendere. Non una brutta idea quella di Taiwo, se si considera che a Lagos il pane in cassetta è alimento popolare. Peccato però che a far venire alla luce l’investimento sia stata una duplice truffa subita dal giocatore. Secondo quanto reso pubblico da radio e giornali nigeriani, un agente e amico del calciatore avrebbe girato sul proprio conto personale 50.000 euro ricavati dalla Wonder Loaf Bakery, che si vanno ad aggiungere ai 100.000 euro che Taiwo doveva ricevere da uno sponsor tecnico personale per la promozione di una maglia e che sono stati anch’essi «deviati» sul conto del fantomatico procuratore. Una persona della quale, si dice in Nigeria, Taiwo si fidava ciecamente. Ora, dopo questo ammanco da 150.000 euro, probabilmente le cose stanno diversamente. La Gazzetta dello Sport Il Milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
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RASSEGNA STAMPA / Milan; E’ l’estate dei casting
L’estate dei casting. Martedì scorso è iniziato quello di X Factor, ma anche il Milan si sta occupando di allestire il suo talent show. In questo caso i provini prenderanno il via martedì prossimo, giorno del raduno, e riguarderanno un gruppo di ragazzini fra i 17 e i 19 anni. Obiettivo e premio finale: la permanenza con la prima squadra. O comunque, l’etichetta di prima scelta nel momento della necessità. I nomi sono sette. In ordine alfabetico: Calvano (17 anni), Comi (19), De Sciglio (18), Fossati (18), Ricardo Ferreira (18), Rodrigo Ely (17) e Valoti (17). Sono loro i «baby in progress» che la dirigenza e Allegri hanno deciso di affiancare ai grandi. Di questi, ne rimarranno solo due. Tre al massimo. Rosa di 25 Fra tre giorni Allegri ricomincerà a gestire un gruppo che, con l’innesto dei 7 ragazzi, sarà composto da 28 giocatori. Un numero destinato a cambiare da qui a fine agosto. Innanzitutto nei 28 non sono conteggiati Pato, Robinho, Thiago Silva e Yepes, impegnati in Coppa America, e nemmeno Ibrahimovic e Cassano, che si aggregheranno al gruppo lunedì 18. Poi c’è anche chi inizierà la stagione a Milanello, ma prima della chiusura del mercato potrebbe aver cambiato maglia: è il caso di Strasser, e magari di Oddo e Paloschi. L’obiettivo di Allegri, già chiarito al termine della scorsa stagione, è arrivare a una rosa definitiva che non superi i 25 elementi.Un numero non elevato, e questa non è una buona notizia per i 7 dell’X Factor di Milanello. Significa che lo spazio per gravitare intorno all’universo della prima squadra sarà molto ridotto. Alexander e Rodney Anche l’anno scorso, inizialmente, gli aggregati furono sette: Beretta, De Vito, Merkel, Novinic, Oduamadi, Strasser e Verdi. Sappiamo com’è finita: alla scrematura sono sopravvissuti — e bene — Merkel e Strasser, con una piccola passerella di fine stagione per Beretta. Già, Merkel e Strasser. Sono loro la strada da seguire, l’esempio a cui ispirarsi per le nuove leve di quest’anno. Alexander e Rodney lo scorso campionato sono stati un’alternativa preziosa cui a potuto affidarsi Allegri nel momento del bisogno. Le «schede» Il drappello dei magnifici 7, di cui 5 hanno giocato l’ultima stagione con la Primavera del Milan, è formato da 3 centrocampisti, 3 difensori e un attaccante. Calvano è una mezzala destra di grande temperamento, che unisce forza, carattere e dinamismo. Molto abile negli inserimenti, con e senza palla. Diciamo una sorta di Boateng. L’anno scorso è stato convocato anche in Champions. Comi, figlio d’arte (il papà è Antonio), arriva dal Torino ed è un centravanti col fiuto del gol, bravo di testa e molto grintoso. De Sciglio è un terzino destro in grado di giocare anche a sinistra, con un’ottima tecnica di base e facilità di corsa. Spinge molto e può essere impiegato anche da esterno alto. Un Abate in erba. Fossati, seppur meno potente fisicamente, è unpo’ il Seedorf della situazione: ha buona tecnica e può giocare mezzala, trequartista o regista. L’anno scorso è tornato in rossonero dopo una parentesi all’Inter. Ricardo Ferreira è il volto nuovo: portoghese nazionale under 19 e 20, è un difensore centrale fisicamente già fatto, con buona attenzione difensiva. Il Milan l’ha prelevato dal Porto vincendo la concorrenza dell’Inter. Valoti arriva dall’AlbinoLeffe, dove ha giocato trequartista o esterno d’attacco; è molto tecnico, il progetto del Milan è farlo diventare una mezzala. «Anche quest’anno mi pare un’ottima infornata di ragazzi—commenta il responsabile del settore giovanile rossonero Filippo Galli —. D’altra parte Allegri è molto attento al bacino dei giovani e ci dà sempre parecchie indicazioni. Ora sta a loro mettersi in mostra e giocarsi bene l’occasione». La Gazzetta dello Sport Il Milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
RASSEGNA STAMPA / Milan: Zamparini, Per Pastore in pole Chelsea e Real Madrid
La Coppa America rischia di mandare di traverso l’estate a Maurizio Zamparini. Il presidente del Palermo sperava di vedere almeno questa volta il suo Flaco in campo con l’Argentina ed è rimasto nuovamente deluso. E così mentre impazza il toto-trasferimento dell’asso palermitano, Pastore assomma la seconda panchina e la squadra di Batista il secondo rischioso pareggio. Lasciando l’amaro in bocca al presidente: «Ormai è chiaro, Messi detta la formazione a Batista. É come Maradona, non tollera che qualcuno possa fargli ombra. E così temendo la concorrenza di Pastore preferisce lasciarlo fuori anche a costo di una clamorosa eliminazione». E forse facendo anche abbassare il valore del cartellino del Flaco. Presidente, che novità a questo proposito? «Al momento poche, ci sono sempre le stesse squadre a mostrarsi interessate». Ma si è rifatto sotto il Napoli? «Non proprio, è un corteggiamento ormai datato. É accaduto all’ultimo Consiglio di Lega. Essendo amici con De Laurentis, sediamo di fianco, così mi ha avvicinato un bigliettino con una domanda: “Possiamo trattare Pastore”? E io gli ho risposto secco: “No”. Poi da quel momento nessuno mi ha più chiamato». Magari dovesse partire Lavezzi, potrebbero rifarsi vivi, non pensa? «Staremo a vedere». Nel frattempo si parla anche di un’ipotesi Milan: concreta? «La risposta è tale e quale quella del Napoli». Insomma Pastore può andare solo all’estero? «In questo momento sì, e vedo avvantaggiate Real Madrid e Chelsea». Escludeche l’Inter utilizzi Alvarez come merce di scambio per Pastore? «Lo escludo anche perché Alvarez potevamo prenderlo a suo tempo ma poi andò via il d.s.Sabatini e l’affare sfumò. E in avanti siamo a posto così. Anche se dovesse partire Pastore. Abbiamo Pinilla, Hernendez, Miccoli, Gonzalez e in piùl’uruguaiano Lores. Come se non bastasse, a gennaio arriverà lo svedese Mehmeti, 22 anni attaccante del Malmoe che si svincolerà con nuovo anno». Forse ora manca un portiere, a giudicare dal rifiuto di Sirigu. «Nondiciamo sciocchezze, Salvatore ha ancora 3 anni di contratto. Piuttosto ci sono rimasto male a leggere di questo fantomatico caso. Mi sembra strano perché Sirigu è un bravo ragazzo, sarà come spesso capita opera del procuratore. Ho parlato col nostro portiere all’aeroporto di Ciampino, di ritorno dalla finale di Coppa Italia. Proponendogli un adeguamento dello stipendio a 250 mila euro, cioè il doppio di quanto guadagnava. Con la prospettiva di arrivare a 550. Mi disse che rimaneva volentieri e liberai Gillet che avevo bloccato. Se ora pensa di pretendere 1 milione, allora può anche andarsene La Gazzetta dello Sport Il Milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
RASSEGNA STAMPA / Milan: Leonardo, Non sono un traditore, è tutta colpa di Bielsa
Sembra proprio che anche stavolta la Gazzetta ci abbia messo lo zampino. In un’ora diconferenza stampa convocata per spiegare cosa è successo nell’ultimo mese, Leonardo riesce ad aumentare la confusione e di fatto annuncia che se lui non è più l’allenatore dell’Inter è colpa della diffusione della notizia sulla chiamata nerazzurra a Bielsa (anticipata appunto dal nostro giornale, ndr.), con conseguente casino mediatico che ha costretto Moratti a voltare pagina per non mettere Leo in «una centrifuga». Alla fine il disorientamento coglie pure i francesi («Perché dovrei venire a Parigi?») e se vogliamo la polizia di Rio. Anche la ricostruzione sul ritiro della patente infatti evidenzia la confusione di una persona che a furia di regalare zuccherini lascia tutti con uno strano retrogusto. E che si dichiara talmente libera da non avere ancora deciso cosa fare da grande. Il monologo Leo attacca con un monologo. «Finita la Coppa Italia, vado felice in Sardegna sapendo che al ritorno, prima di volare in Brasile, vedrò Moratti per impostare la nuova stagione. Il 6 o 7 giugno i nuovo proprietari del Psg chiedono di incontrarmi. Dico di no, ma insistono. Allora avviso Moratti, dicendo che non so cosa fare. Lui mi dice di andare. Vado a Doha l’11, prima di volare in Brasile. Capisco il progetto, ma dico no, non posso andare via dall’Inter. A Moratti racconto subito tutto. Lui mi tratta come un figlio, cui non si preclude una bella possibilità. Mentre lui cerca di capire la situazione, viene fuori la chiamata all’agente di Bielsa. Io ero in vacanza e agli smsnonrispondo. Nasce un casino, ognuno dice la sua. Si crea una situazione insostenibile. Ma sono rimasto a disposizione dell’Inter. Tanto che Moratti diceva che sarei potuto rimanere. Però nessunogli crede, si parla di tradimento. Abbiamo deciso di risolvere il contratto solo quando era fatta con Gasperini. Ora sono disoccupato e libero. Che lavoro faccio oggi? Non lo so». I dubbi Poi si passa al contradditorio. Perché hai voglia di parlare di taralli e vino. Moratti sulla vicenda ha manifestato anche fastidio («Mi serve un allenatore, non un dg»), si è dovuto mettere a caccia di un nuovo tecnico a un mese dal raduno. Insomma, qualcuno si dovrà ben prendere la responsabilità del divorzio. O davvero si vuole ridurre tutto a Bielsa e al conseguente can can mediatico? «Non ho tradito Mora t t i , lui ha pensato al meglio per l’Inter – abbozza Leo -. Trovare un nuovo allenatore per lui non è un problema. Lasciare l’Inter mi spiace molto. Sono stati mesi bellissimi. Ho chiamato tutti i giocatori, non sono riuscito a parlare solo con Nagatomo, Pandev, Mariga e Suazo. Quando mi ha chiamato il Psg ho pensato che fosse una bella opportunità, maper il futuro. Poi è scoppiato tutto il casino, io ho detto a Moratti che ero disposto a restare, ma lui ha voluto evitare che finissi in una centrifuga». L’ambiente Leo nega che la sua (non) scelta sia stata influenzata dalla difficile situazione che si era venuta a creare a Milano. «Malgrado il mio passato al Milan, non pensavo che il clima fosse così difficile. Ma non è stato questo a farmi pensare di lasciare una città che rappresenta la mia vita. Quello che mi spiace davvero – occhio al depistaggio – è che anche queste polemiche concorrono all’impoverimento del prodotto calcio in Italia». Il Psg Vaghezza anche sul fronte francese. A Parigi si parla di mistero Leo, i colleghi francesi tentano l’assalto.Ma lui sembra parlare di un’entità astratta. «Nonho niente con loro. Mi danno a Parigi da 10 giorni, ma cosa dovrei andarci a fare? Li ho appena visti a Londra, ma non abbiamo ancora fatto niente. Le super cifre sul mio ingaggio? Portatemi il contratto. Il tempo stringe? Non conosco la realtà del Psg, ma da 15 anni non ottengono risultati, perché dovrebbero avere fretta ora?». C’è puzza di presentazione imminente… Il ritiro della patente Chiusura con il ritiro patente a Rio de Janeiro per essersi rifiutato di fare il test anti alcool. «Il 21 giugno era il compleanno di mio figlio. Ero in auto con lui e mia madre. In Brasile c’è tolleranza zero. Mi fermano e mi chiedono se ho bevuto. Dico sì, un bicchiere. Allora mi spiegano che è meglio non fare il test e mi ritirano la patente. Poi hanno fatto un comunicato dicendo che ho rifiutato di fare il test. Vero, ma sono loro che mi hanno consigliato ». Salute. E saluti. 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RASSEGNA STAMPA / Milan: Quello Scudetto che scotta
«Ho il timore che si decida di non decidere». Le parole pronunciate mercoledì da Andrea Agnelli riecheggiano nelle stanze della Federcalcio e suonanocome una specie diminaccia. Non c’è dubbio che la Juventus, ora che si è entrati nel vivo del caso scudetto 2006 dopo un’attesa di 14 mesi dalla consegna dell’esposto in via Allegri, stia andando in pressing sul consiglio federale perché siesprima, anziché rifugiarsi dietro la «non competenza». Agnelli ha chiesto «rispetto» per la secolare tradizione del club e «parità di trattamento» rispetto alle altre squadre, ricordando che la Juventus è stata l’unica a subire danni patrimoniali ingenti a causa delle sanzioni irrogate dalla giustizia sportiva. Danni che i legali bianconeri, nel 2006, quando presentarono il ricorso (poi ritirato) davanti al Tar quantificarono in 130 milioni in via preventiva. Ma la retrocessione in Bha provocato effetti devastanti negli anni a venire: pezzi da novanta svenduti, introiti da Champions svaniti, sponsor fuggiti. E la necessità, peraltro,di compiere nel 2007 un aumento di capitale da 105 milioni di euro, cui seguirà in autunno— ma per altre cause, stavolta— un’ulteriore ricapitalizzazione da 120 milioni. Fuori dai confini Quello che la Juve non fece cinque anni fa, accettando il compromesso in sede di Camera di conciliazione e arbitrato del Coni (che ridusse da 17 a 9 i punti di penalità in B), potrebbe tentarlo adesso. «Abbiamomezzi, capacità e conoscenze—ha detto Agnelli — per poterci muovere anche fuori dalla giustizia sportiva, ma per ilmomento non vogliamofarlo. Aspettiamo la decisione del consiglio federale del 18 luglio». Poi potrà succedere di tutto. La Juventus, se l’organo di governo del calcio italiano «deciderà di non decidere», potrebbe valicare i confini della giustizia sportiva e rivolgersi al Tar. Anche se diversi giuristi spiegano che solo se il consiglio federale adottasse una decisione, questa sarebbe impugnabile in sede di giustizia amministrativa per carenza o eccesso di potere. E quindi tale discorso varrebbe più per l’Inter (nel caso di una revoca dello scudetto) che per la Juve. Se poi a Napoli il processo penale dovesse portare a dalle assoluzioni, i legali bianconeri potrebbero tornare alla carica. Non a caso, Agnelli ha annunciato: «Vedremo se chiedere anche la riassegnazione del titolo». La ferita resta e sarà molto dura (forse impossibile) rimarginarla. Ma dopo lo sfogo di mercoledì, ieri MassimoMoratti ha deciso che era meglio incanalare nei giusti binari la rabbia dei tifosi legata alla relazione- sentenza del procuratore Stefano Palazzi sulla richiesta juventina di revoca delloscudetto 2006, assegnato a tavolino all’Inter in seguito a Calciopoli.Troppo leggere che l’allora presidente Giacinto Facchetti viene accusato di «illecito sportivo» a causa di una rete di rapporti irregolari con i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto. Messaggio «ghandiano» Ieri sul sito nerazzurro, al fianco di una gigantografia di Facchetti, è comparso un messaggio «ghandiano» al popolo nerazzurro. «Per Giacinto – spiega il presidentedell’Inter -, ricordiamoci il suo carattere dolce, leale mai violento. Comportiamoci come se ognuno di noi fosse una parte di Lui, la nostra Bandiera. Nessuna reazione eccessiva, solo calma, pazienza e fiducia nella nostra integrità ». Le frasi forti Il messaggio «estintore» segue di 24 ore l’intervista rilasciata al canale tematico nerazzurro in cui Moratti, tra le altre cose, aveva detto: «La reazione dei tifosi per Facchetti è stata istintiva, non calcolata perché vogliamo tenerci lo scudetto. Che ora diventa un fatto secondario. Fermo, ma secondario. Quello che è stato inaspettato, grave e non so neanche quanto regolare, è stato l’attacco a una persona che non c’è più, che non può difendersi non nel senso normale,ma proprio giudiricamente.Una cosa brutta, brutta da un punto di vista delle istituzioni; e va bene, d’accordo, non siamo abituati ad avere tanti amici… Non mi aspettavo, invece, di non avere amici neanche qui, nella stessa città, magari attraverso un giornale, certamente di riferimento per i tifosi dell’Inter, che ha da tempo sostenuto questa battaglia contro di noi: con un moralismo ben mirato. Contro di noi, che vuol dire quindi a favore di qualcun altro ». Testa al campo Forse alla fine il messaggio più giusto era quello agli stessi tifosi: «Non mollo, anzi. Questi sono imomenti migliori per noi interisti». In fondo, con Mourinho, andando in guerra contro il mondo l’Inter vinse tutto. Ora ci riprova. Con Gasp e Alvarez. La Gazzetta dello Sport Il Milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
RASSEGNA STAMPA / Milan: Ecco i compiti delle vacanze
Il giorno del raduno è anche il giorno del giudizio. Nello spogliatoio cadono i vestiti, si sale sulla bilancia, si misura il giro-vita e l’allenatore capisce se deve disperarsi o invece si ritroverà un gruppo di ragazzi tonici nonostante la pausa estiva. Dipende dal modo in cui sono state gestite le ferie: chi ha svolto con serietà i compiti delle vacanze assegnati dai preparatori atletici, non ha nulla da temere; chi invece ha privilegiato gli addominali da tavola rispetto a quelli da palestra, dovrà sostenere il corso di recupero. Sofferenza assicurata. Conta anche la localitàMacome si svolge il lavoro estivo dei calciatori? Quanti giorni si allenano e per quanto tempo? Quali tabelle seguono? Come in tutti i club professionistici, anche i giocatori del Milan prima del «rompete le righe» ricevono un programma personalizzato da seguire nelle località di ferie. Programma che i preparatori atletici cercano di rendere il più vario possibile da un giorno all’altro per evitare la sensazione di ripetitività e il rischio di calo dell’attenzione nello svolgimento degli esercizi. Si tratta di tabelle di lavoro che sono il prodotto di tutti i dati biometrici immagazzinati nel corso della stagione. In questo senso il Milan, con il supporto di MilanLab, è all’avanguardia. Ovviamente si agisce — anche—sugli aspetti fisici che hanno evidenziato qualche carenza lungo l’anno.Manon solo: si deve anche analizzare la località di vacanza, per capire la conformazione del territorio (la corsa è ovviamente il piatto principale del menù di lavoro) e quali strutture offre. Professionalità «Ci sono tre tipologie di lavoro estivo—spiega Daniele Tognaccini, responsabile dei preparatori atletici rossoneri e anima di MilanLab —: il programma semplice; quello con supporto che prevede l’assistenza di un fisioterapista o di un preparatore; e quello con test, che ci fornisce riscontri precisi al termine del lavoro. Devo dire che non mi posso davvero lamentare: alla ripresa degli allenamenti di solito i giocatori si sono mossi bene durante le vacanze. Non c’è nessuno che stia davvero fermoe torna in condizioni impresentabili ». Gradualità Non stanno fermi nemmeno durante le prime due settimane di ferie, che volendo potrebbero essere dedicate esclusivamente al relax. Il programma infatti riguarda le quattro settimane che precedono il raduno. «Si tratta comunque di un lavoro graduale — racconta Tognaccini —. Si parte con tre giorni settimanali, con sedute di un’ora, per arrivare a cinque giorni, con sedute di un’ora e mezza. Le fasi sono tre: riscaldamento, parte centrale e defaticante. Gli obiettivi sono elasticità, flessibilità, resistenza aerobica e forza. E’ a tutti gli effetti una continuazione del lavoro stagionale, e quindi non va sottovalutato, maa fine giornata il giocatore non deve sentirsi spossato». Lavoro e divertimento Oltre ai compiti per le vacanze ci sono anche gli sport da spiaggia. Carta bianca su tutto? «Assolutamente no: vanno bene bici, nuoto, tennis, corsa e beach volley, ma sono banditi calcetto, beach soccer e tutto ciò che ha a che fare coi piedi. Va benissimo la palestra, in modo da muovere più cinture muscolari possibili. E’ raccomandata soprattutto quella addominale».Appuntamento allora sulla bilancia di Milanello per martedì prossimo La Gazzetta dello Sport Il Milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Seba Rossi dai guai a talent-scout
L’uomo del record è tornato a casa. Ieri mattina in sede il Milan e Sebastiano Rossi si sono riabbracciati. Ed è stata una cosa emozionante. Per il portiere, che detiene tuttora il primato di imbattibilità in Serie A (929 minuti), e per la società che lo ha voluto richiamare come osservatore, con un occhio di riguardo ai portieri e a tutti i giovani. Un rapporto di collaborazione che rinasce dopo quasi 13 anni in cui Seba ha parato l’impossibile. Un bel gesto da parte della società rossonera che ha voluto dare fiducia al campione che il 7 maggio era incappato in una grossa disavventura: aveva scatenato una rissa in un bar di Cesena— dove è tornato a vivere dopo aver smesso di giocare e la separazione dalla moglie— colpendo un maresciallo dei carabinieri fuori servizio. La bravata gli era costata due giorni di carcere. Il perdono è il miglior modo per ricostruire psicologicamente una persona e il Milan lo ha capito. Ieri Rossi, in via Turati, ha incrociato anche Mino Raiola che gli ha garantito di sistemarlo se dovesse davvero intraprendere la carriera di allenatore. In autunno Seba vorrebbe affrontare il corso per diventare tecnico di A, anche se, comunque, sembra più attirato dal mondo dei giovani. A fine mattinata l’incontro da «Giannino» con uno dei capi storici del tifo milanista. Che gli ha ricordato il coro della curva nella festa scudetto col Cagliari. Rossi si è commosso. gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Se Lavezzi va al City pronto il colpo Pastore per il Napoli
L’intesa tra le parti c’è: se Aurelio De Laurentiis dovesse vendere Ezequiel Lavezzi al Manchester City, Maurizio Zamparini sarebbe pronto a cedergli Javier Pastore. No, signori, non è fantamercato, ma si tratta soltanto di un’ipotesi tanto vicina al vero, che potrebbe coinvolgere i presidenti di Napoli e Palermo a stretto giro. Tutto dipenderà, ovviamente, dalle intenzioni del club inglese. Roberto Mancini è stato abbastanza esplicito: lui il Pocho lo prenderebbe volentieri, lo considera un giocatore importante nel suo gioco, per le caratteristiche che ha. A Castelvolturno, dunque, aspettano l’offerta dello sceicco Mansour, proprietario del Manchester City: si parte da una base di 31 milioni, cifra prevista dalla clausola rescissoria, che potrà essere ridiscussa. Da Manchester, arrivano voci che raccontano di alcuni contatti avuti tra i due club e di un’offerta di 25 milioni di euro. Manchester conferma Il Napoli la sta valutando, perché a differenza di Hamsik, Lavezzi non è considerato un intoccabile, soprattutto se in sua sostituzione dovesse arrivare Javier Pastore. Il talento del Palermo è in cima alla lista dei giocatori preferiti da Walter Mazzarri, che avrebbe dato l’assenso per la cessione del Pocho. Resta da capire quando il City ritornerà alla carica per provare a chiudere la trattativa. Di sicuro, le parti si sono incontrate attraverso i rispettivi emissari così come ha confermato pure il procuratore di Roberto Mancini, De Giorgis: «I dirigenti dei due club si sono parlati, ma gli inglesi ritengono eccessiva la richiesta di 31 milioni» . Mazzoni smentisce Dunque, un passo ufficiale è stato fatto anche se Alejandro Mazzoni ha smentito l’indiscrezione secondo la quale lui stesso avrebbe avuto un abboccamento coi dirigenti del City a fine maggio. «No, non conosco nessuno, nemmeno Roberto Mancini. Non li ho incontrati, ero a Londra in vacanza con la mia famiglia, nulla di più» , ha spiegato il procuratore di Lavezzi. Ma ci sono molti indizi che aprono a considerazioni diverse. E le stesse dichiarazioni di Mazzoni di qualche giorno fa la dicono tutta sulle intenzioni sue e del giocatore. «Lavezzi è del Napoli, ma se dovesse arrivare una proposta importante, allora ne discuteremo con la società» , aveva detto. Bene, probabilmente, è soltanto questione di giorni o, addirittura di ore. Così com’è avvenuto per Hamsik, che ha ammesso la voglia di andare al Milan, così si è in attesa che Lavezzi sveli la sua, che lo porterebbe dritto al Manchester City. Tutti per Pastore L’idea di ingaggiare il Flaco, piace molto ai dirigenti napoletani e all’allenatore che resta il suo primo sponsor. De Laurentiis ha una corsia preferenziale con Zamparini dopo l’affare Cavani chiuso nella scorsa estate. Il colpo grosso potrebbe ripetersi senza dover ricorrere a nessun’asta: con 40 milioni di euro, Pastore potrebbe diventare un giocatore del Napoli. Con pagamento pluriennale, proprio com’è avvenuto per il Matador. Altre trattative Oggi ci sarà l’annuncio dell’ingaggio di Mario Santana, l’attaccante svincolato dalla Fiorentina. Ieri Bigon s’è incontrato con il procuratore del giocatore e ha raggiunto l’accordo. All’ex viola andrà un milione a stagione per le prossime quattro. Una trattativa che fino a qualche ora fa era stata legata alla cessione di Sosa, ma c’era il rischio che Santana s’accordasse col Cesena. gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Scudetto 2006 Può restare all’Inter. Con censura
Tredici giorni per uno scudetto. Che molto probabilmente è destinato a rimanere lì dove sta, prigioniero da una parte della prescrizione che blocca ogni attività degli organi disciplinari, dall’altra della «non competenza» a decidere del Consiglio federale. È uno scenario, niente altro che uno scenario, per ora. Ma all’indomani del terremoto Palazzi, dei fin qui calcolati silenzi della Juventus e degli assai meno meditati strepiti dell’Inter, è questa la sensazione che si avverte al termine della conferenza stampa di Giancarlo Abete. Impegno «Gli approfondimenti previsti e programmati» appoggiandosi alle «strutture di riferimento» rigorosamente interne alla Federazione (in parole povere: l’ufficio legale), la dicono lunga sulla montagna che Abete è chiamato a scalare: «c’è un impegno» , dice, a chiudere il caso con il Consiglio federale del 18 luglio e questa è l’unica autentica promessa che gli si riesce a strappare. Nel giorno della riapertura (all’unanimità, un autentico evento) al secondo extracomunitario in serie A, le 72 pagine di Palazzi pesano come macigni nelle cartellette dei 25 consiglieri federali. Basta scrutarne i volti, leggere tra le righe di dichiarazioni smozzicate, dove certezze procedurali (Mormando, il consiglio federale non può decidere) si alternano ad auspici liberatori (Ulivieri, che bello se l’Inter rinunciasse spontaneamente a quello scudetto) per comprendere dove si andrà a parare. Non c’è bisogno di ricorrere a Tavecchio, per capire che c’è una gran voglia collettiva di chiamarsi fuori. Con eleganza, magari. Ma pur sempre fuori. Revoca sì o no Un tourbillon di pareri, perché un saggio o un professore non si negano a nessuno. Scriteriate interpretazioni di ministri che dovrebbero avere altro a cui pensare. Tutte manifestazioni lontane anni luce dalle lucide convinzioni con le quali Palazzi ha affondato l’Inter e anche la possibilità, causa sopraggiunta prescrizione, di ricorrere per la revoca dello scudetto alla strada degli organi disciplinari. Per la verità c’è anche chi si spinge a sostenere che non ci sarebbe niente di prescritto, in virtù del nuovo codice (prescrizione dopo 8 anni dai fatti) introdotto nel 2007, ma l’ardita tesi viene incenerita a stretto giro di posta dai legali Figc. Chiusa una via ne resta aperta un’altra e lì il dibattito impazza, e trovare anche solo due che la pensano allo stesso modo diventa complicato. Il passo avanti che riesce ad Abete, è quello di avere già identificato chi dovrà stabilire se il Consiglio federale può o no togliere quello scudetto. Sarà un pronunciamento domestico a sancirlo, e già ci si può figurare quanto questo presterà il fianco a recriminazioni di parte. Pronostico Non luogo a procedere a cura degli organi di giustizia per sopraggiunta prescrizione, non luogo a procedere a cura del Consiglio federale per accertata non competenza. Il tutto magari condito da una pesante censura, ad uso lavaggio delle coscienze. Come se non ci avesse già pensato abbastanza Palazzi. Finirà così? Coni. Abete e Petrucci, il presidente della Federcalcio e quello del Coni, più vicini che mai, si sentono quotidianamente e continueranno a farlo per 13 giorni fin nell’imminenza del fatidico 18 luglio. Sanno benissimo che da questa storiaccia bisogna uscirne, se possibile definitivamente, prima che la ruota del calcio giocato ricominci a girare. Sarebbe assai gradita l’ipotesi di un aiutino diplomatico da parte di casa Moratti e di casa Agnelli, ma per ora neanche a parlarne. Chissà, forse il tempo sedimenterà le coscienze, le indignazioni, i cattivi pensieri, ma questa è solo una pia speranza. Le 72 pagine di Palazzi hanno comunque ottenuto uno scopo: in ballo oggi c’è solo il fatto se si possa decidere o no. Quanto a «cosa» decidere, beh, quello ormai è fuori discussione. gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Quella cena per «intortare» Giacinto
Come intortare Giacinto Facchetti. È il senso di una telefonata tra Paolo Bergamo, l’ex designatore, e l’amica Maria Grazia Fazi, ex segretaria Can, la commissione arbitrale. È il 5 gennaio 2005, siamo nell’imminenza della cena di Facchetti a casa Bergamo. Più che una cena, un agguato, visto il tenore dell’intercettazione tra Bergamo e la Fazi. Ecco alcuni stralci. «Fallo parlare» Fazi: «Paolo, molto silenzioso, fa parlare lui» . Bergamo: «Beh sì, non posso sbottonarmi troppo» . Fazi: «Più silenzioso che tu puoi. Ti riesce così bene parlare. Fai parlare lui. Tu ascolta, rispondi solo quel che ti dice… Ma rispondi, come posso dire, entrando dentro l’argomento, ma dalla sua parte. Quello che è in difficoltà. Capito, mettigliela sotto questo aspetto. La grande fatica, la difficoltà che fai» . «Con Torino nessuno incassa» Fazi: «Dunque, devi essere dalla parte di tutti. Io ti ho detto, non solo dalla parte di Juve e Milan, visto che ora il Milan è incazzato perché sta sempre sullo stesso piano della Juve, ma quando deve incassare non incassa mai. Capito?» . Bergamo: «Quando deve incassare non incassa. Cioè, se c’è, quando, cioè, se c’è una cosa che non gli va, non l’accetta. Insomma, questo» . Fazi: «Noooo, se c’è qualcosa che deve prendere a lui non gli tocca mai quando c’è la Juve» . Bergamo: «Aaah, capito ho capito» . Fazi: «Rimanga tra noi, capito?» . Bergamo: «Sì, ma con loro non incassa mai nessuno. Con loro, con Torino, non incassa mai niente nessuno. È questa la logica del discorso» . «Non è intelligente» Fazi: «(…) Lascia perdere Mancini. Sì, fagliela la battuta. Per carità di Dio, spiegagli che così non si fa, che ci rimettono. Ma che non sia l’argomento della sera (…) Se diventa l’argomento cambia, o dai adito a quello che loro hanno risaputo. Loro fonte Inter. Capito? Ecco quindi, mi raccomando, ogni volta che parli dì: è giusto questo? Dentro di te, senz’altro, sarà giusto, ma ponderalo, non lo dire di getto, a te non ti riescono bene le cose dette di getto» . Bergamo: «Anche perché poi lui non è, non è un gran…» . Fazi: «Bravo, capito» . Bergamo: «Lui non è un grande intelligente…» . Fazi: «Hai capito… Quindi devi essere non immediato, ma incisivo, la frase a effetto lui non la capisce. Devi girare intorno all’argomento e ci devi entrare, con calma. Lo deve capire bene poi, perché da quella parte lì pensano questo, capito?» gazzetta dello sport il miklanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
Mercato Milan, Thiago Silva: “Hamsik è perfetto per il gioco di Allegri”
Thiago Silva e i consigli per il mercato rossonero MERCATO MILAN, I CONSIGLI DI THIAGO SILVA – Thiago Silva ha dato ancora una volta il suo consiglio per il mercato rossonero, ha parlato per la Gazzetta dello Sport dicendo: “Milan prendi Danilo e Hamsik”. Inoltre in n° 33 rossonero ha spiegato la ragione per cui Hamsik sarebbe perfetto per il Milan di Allegri: “ Hamsik è uscito allo scoperto, vero? Beh, ha avuto coraggio. Nel calcio, di solito, certe cose si pensano ma non si dicono. Il Milan deve avere lo stesso coraggio di Hamsik. Se arriva lo slovacco la campagna acquisti rossonera sarà da 10 in pagella. Lui ha classe, personalità. E’ il numero 10 che Galliani ha indicato come obiettivo primario. Hamsik è perfetto per il gioco di Allegri e sarebbe fondamentale per andare molto avanti nella prossima Champions. Se il suo arrivo significherebbe l’addio a Ganso? No. Sono due giocatori diversi. Hamsik è quasi un attaccante, Ganso è un organizzatore di gioco. Danilo? E’ stato una delle rivelazioni del Santos. E’ come Maicon. E’ un terzino destro che ha potenza e piedi buoni. Ricordatevi il gol che ha segnato nella finale della Libertadores. Ha piazzato la palla con la freddezza di un centravanti dopo aver macinato cinquanta metri di campo. Sarebbe un grande acquisto”. Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it Posted by Direttore on lug 5 2011. Filed under Interviste , Mercato Milan , News Milan , Primo Piano , Ultime notizie . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 . You can leave a response or trackback to this entry
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Dal Porto arriva il difensore Ricardo Ferreira
Un baby portoghese per il Milan. Dal Porto è in arrivo Ricardo Ferreira, difensore centrale classe ’ 92 (compirà 19 anni il 25 novembre). Il ragazzo, nel giro delle nazionali giovanili del suo Paese, inizialmente si aggregherà in ritiro alla prima squadra (anche perché il Milan sino a fine mese dovrà fare a meno dei giocatori impegnati in Coppa America, due dei quali sono difensori), quindi Allegri deciderà se tenerlo con i «grandi» o lasciarlo a disposizione della società, che potrebbe inserirlo in Primavera o piazzarlo in prestito. gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Le intercettazioni, «Di’ a Bertini che è decisiva»
Un malloppo con 187 telefonate bis, tirate fuori dalle oltre 140 mila intercettazioni del processo penale di Calciopoli e trascritte dal perito del Tribunale di Napoli. È su questo nuovo materiale che si basa la relazione di Palazzi. Tutte conversazioni relative alla stagione 2004-05. Collina e gli altri arbitri internazionali Il 26 novembre 2004 Giacinto Facchetti chiama il designatore della A, Paolo Bergamo: si parla di Inter-Juventus di due giorni dopo e degli arbitri che potrebbero dirigerla. La telefonata segue quella del presidente dell’Inter al designatore dei guardalinee Gennaro Mazzei, in cui Facchetti invoca la designazione del «numero uno degli arbitri» , cioè Collina, senza «fare sorteggi» . Facchetti: «Senti, per domenica allora…» . Bergamo: «Ma senti, per domenica noi facciamo un gruppo di internazionali perché non vogliamo rischiare niente… quindi, sono quattro, tutti Il n ° 1 dei fischietti informa il patron dell’Inter sulla designazione di Gabriele in Coppa e quattro possono fare la partita. C’è…» . Facchetti: «Ma metti dentro qualche…» . Bergamo: «Collina… Ma tutti internazionali, Giacinto… Così perlomeno non c’è discussione perché c’è dentro Collina, c’è dentro Paparesta, c’è dentro Bertini, c’è dentro Rodomonti. Quindi sono tutti internazionali, abbiamo evitato che ci fossero anche troppi giovani per esempio» . Facchetti: «Con Bertini abbiamo avuto qualche problemino» . Bergamo: «Con chi?» . Facchetti: «Con Bertini abbiamo avuto qualche problemino, anche l’anno scorso là a Torino e anche in un paio di altre partite… abbiamo avuto qualche problema con Bertini» . Bergamo: «Mah, se mai sfortunatamente fosse così, ci parlo. Perché… anzi, semmai… è meglio, ti devo dire, capito?» . Facchetti: «Non so… Volevo dirtelo» . Bergamo: «Hai fatto bene, hai fatto bene, hai fatto bene» . Facchetti: «Qualche problema l’abbiamo avuto, proprio Juve-Inter…» . Bergamo: «Ma io mi ricordavo a Perugia» . Facchetti: «A Perugia clamoroso e a Torino con la Juve l’anno scorso. Anche là è stata…» . Bergamo: «Cosa c’è stata là?» . Facchetti: «C’e stato il gol loro che era fuorigioco perché il portiere era fuori e non ha visto che c’era solo un giocatore dietro» . Bergamo: «Ma quello è l’assistente, Giacinto» . Inter-Juve finisce 2-2 con la direzione di Rodomonti, uno dei quattro annunciati da Bergamo a Facchetti. Moratti si complimenta per gli assistenti Il 10 gennaio 2005, dopo la vittoria dell’Inter per 3-2 sulla Sampdoria, l’azionista di riferimento dell’Inter, Massimo Moratti, si complimenta con Bergamo per le performance dei guardalinee. Bergamo: «Hanno lavorato bene anche gli assistenti» . Moratti: «Bravi, sì, gliel’ho detto alla fine» . Bergamo: «Uhm» . Moratti: «Gliel’ho detto a loro alla fine, gli ho detto… a parte che sono due persone simpatiche» . Bergamo: «Sì» . Moratti: «Ma poi gli ho detto alla fine: guardate, proprio bravi. Perché era… due volte è capitato a loro, una volta… insomma bravi a beccarli (i fuorigioco, ndr). Ho detto: guardate, ma come “cazzo”fate voi a beccare… Dice: ma guardi, insomma noi ci abbiamo fatto l’occhio» . Bergamo: «Però, vede, se c’è un po’, diciamo, di lavoro naturalmente da parte nostra» . Moratti: «Sì» . Bergamo: «E cerchiamo sempre di farlo, però anche da parte dell’”allena…”» . Moratti: «È chiaro» . Quindi il discorso scivola sulla gara di Coppa Italia tra Bologna e Inter di tre giorni dopo. Bergamo: «Mi sono sentito con Facchetti, presidente, per confermare questo clima di cordialità che naturalmente è una cosa che sappiamo io e lei, però il gruppo ha molto apprezzato il lavoro che noi abbiamo fatto nei confronti di Gabriele e Palanca e quindi ho pensato di farli rientrare in Coppa Italia, uno viene a fare l’Inter e uno fa il Milan…» . Moratti: «Va bene» . Bergamo: «Volevamo dargli un immagine buona…» . Moratti: «Sì sì» . Bergamo: «Mi ha detto Facchetti, sì sì sono d’accordo…» . Moratti: «Va bene, mercoledì lo andrò a trovare prima della partita» . Bergamo: «Questo gli farà piacere» . Moratti: «Vado a salutarlo» . Bergamo: «Visto che lì non c’è sorteggio ma c’è designazione a voi ho mandato Gabriele, l’ho fatto accompagnare bene da due assistenti molto bravi» . Moratti: «No no Gabriele è sempre stato un buon arbitro, molto regolare, non ho mai avuto contestazioni…» . Bergamo: «Un saluto vedrà lo riempirà di gioia» . Moratti: «La ringrazio, mercoledì sono giù se ce n’è bisogno, lo vado a trovare prima della partita» . Lo score di Bertini con i nerazzurri L’ 11 maggio 2005, alla vigilia della semifinale di Coppa Italia con il Cagliari, Facchetti chiede a Bergamo di parlare con l’arbitro della partita, Paolo Bertini, ricordandogli il suo score con l’Inter. Facchetti: «Guarda, ho guardato lo score di Bertini che con noi ha 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte…» . Bergamo: «Porca miseria, allora facciamo 5-4-4. Ma vittorie, però» . Facchetti: «Eh, diglielo che è determinante, domani» . Bergamo: «Eh no, lo devo sentire, mi ha chiamato stamani ma non potevo rispondere e lo devo…» . Facchetti: «È determinante! Ha fatto 12 partite, 4-4-4» . Bergamo: «Beh, dici te, una la smuove, ma deve smuovere quella che comincia per V, eh…» . Facchetti: «Quella giusta, quella giusta, quella giusta» . Bergamo: «Sì, no, no, ma viene ben disposto perché è un ragazzo intelligente, ha capito Oltre a Facchetti, per Palazzi anche Meani e Spinelli hanno commesso illeciti sportivi ora come si cammina. C’è voluto un po’ a capire, ma, insomma, meglio tardi che mai» . Dopo la gara Bertini, al telefono con Bergamo, si lamenta per la presenza di Facchetti negli spogliatoi. Gli altri protagonisti di illecito sportivo Oltre a Facchetti— secondo Palazzi— anche Meani (Milan) e Spinelli (Livorno) sono caduti nelle maglie dell’illecito sportivo. Meani, già condannato per Calciopoli, studia le griglie con Bergamo che, prima di Fiorentina Milan, gli dice: «Ho in mente di mettere tre, due… la partita vostra, quella della Juve e una gara di B… e gli arbitri sono Messina, Farina e Rodomonti» . In vista della sfida col Siena, Bergamo rassicura Spinelli sul fatto che «la stanno preparando bene» . gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Ma l’esterno del Santos diventa complicato
Daun lato ci sono le sponsorizzazioni dei connazionali. L’ultimo, l’ennesimo, è stato Thiago Silva: «Danilo? Una rivelazione. E’ come Maicon: potenza e piedi buoni. Sarebbe un grande acquisto» . Dall’altro emergono difficoltà concrete per arrivare al 19enne talento del Santos: la strada è sempre più impervia. Probabilmente perché il club di San Paolo sta vivendo una sorta di sindrome da accerchiamento: in Europa vogliono Ganso, Danilo e soprattutto Neymar. Tutte le stelle, tutti i pezzi pregiati che invece il Santos vorrebbe trattenere almeno sino al Mondiale per club. Giusto per provare a vincerlo. Dopo di che, a gennaio, si potrebbe pensare a fare cassa. Vetrina Nel caso di Danilo, che resta comunque un obiettivo rossonero, il primo grosso problema è la clausola di rescissione, che è di 20 milioni e quindi lo colloca fuori mercato. Così come successe per Ganso, il Santos sta sfidando a braccio di ferro il fondo brasiliano Sonda, che detiene una percentuale del suo cartellino— intorno al 40%(comunque il giocatore non ha altri agenti)— e chiaramente spinge per portarlo in Europa. La situazione si è complicata soprattutto dopo l’esplosione del ragazzo in Coppa Libertadores, vetrina in cui l’esterno destro (può giocare sia terzino che in mediana si è messo in mostra, contribuendo al trionfo del Santos con un gol nella finale di ritorno contro il Peñarol. In tempi non sospetti, infatti, il suo fondo aveva concordato col club di San Paolo una clausola a carattere privato di 6 milioni, che il Santos aveva poi provato addirittura a rilevare. Ora siamo a più di tre volte tanto, e va anche sottolineato che l’unica offerta ufficiale pervenuta è quella del Benfica (6 milioni, incrementabili). In attesa della Figc Dunque, momento di stallo sul futuro del ragazzo. Per quanto riguarda il Milan si aggiunge un ulteriore scoglio, forse il più grosso: lo status di extracomunitario. Il prossimo passaggio è quindi attendere il verdetto del Consiglio federale, che si riunirà oggi. Ma è un argomento su cui pare tutto in alto mare. gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan Per commentare le notizie puoi usare il modulo piu’ in basso. E’ facile, e puoi autenticarti con il tuo account Facebook o Twitter, cosi’ come di altri diffusi social network. Cos� potrai condividere i tuoi commenti con tutti i tuoi amici e non solo con i lettori di ilmilanista! Che cosa Aspetti? Fai sentire la tua voce su ilmilanista.it!!
RASSEGNA STAMPA/ Milan: Inter spalle al muro Scudetto 2006 "Fu illecito"
Quello dell’Inter fu illecito sportivo. Lo scrive Stefano Palazzi. Non fossero passati cinque anni e non fosse intervenuta la prescrizione, la società nerazzurra sarebbe andata a processo. Come Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e poi Reggina. Settantadue pagine di motivazioni, ventiquattro dedicate alle intercettazioni telefoniche di Giacinto Facchetti e Massimo Moratti. Una requisitoria durissima ma anche un documento lucido in cui niente, ma proprio niente, viene lasciato al caso e alla libera interpretazione: il passato viene riattraversato per metterlo a confronto con il presente, tra affinità e distinguo. E l’esposto della Juventus, la richiesta di revoca dello scudetto all’Inter, trova risposte certe: ci sono strade precluse, strade aperte e strade ancora inesplorate. Facchetti Il j’accuse di Palazzi è impietoso. Solo per l’ex presidente dell’Inter, per Meani già giudicato cinque anni fa e per il presidente del Livorno Spinelli, il procuratore federale configura l’illecito sportivo. Per tutti gli altri, incluso Moratti, e cioè Cellino (Cagliari), Campedelli (Chievo) Corsi (Empoli), Foti (Reggina), Foschi (Palermo) Spalletti (Udinese) Gasparin (Vicenza) Governato (Brescia) si configura la violazione dell’articolo 1 (sulla lealtà e probità sportiva). Su Facchetti, scrive Palazzi, «è emersa l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare» ed «essi costituiscono un gravissimo attentato ai valori di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale» instaurati con gli allora designatori Bergamo, Pairetto e Mazzei. Azioni «certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica all’Inter» da cui l’illecito. Moratti La posizione di Moratti è più sfumata, «appare presentare profili di rilievo disciplinare, anche se di gravità decisamente inferiore» rispetto a Facchetti. Palazzi esplora anche il «caso Nucini» , l’arbitro col quale l’Inter ebbe a che fare fin dall’estate 2002, sorta di presunto «cavallo di troia» per smascherare gli altrui illeciti. Attraverso l’audizione di Moratti, Palazzi fa un parallelo tra l’Inter e la Fiorentina, entrambe convinte di essere discriminate (dal sistema Moggi), ricordando come nel caso dei viola condannati nel 2006 a 15 punti di penalizzazione «i giudicanti valutarono il predetto elemento solo come parametro di graduazione della gravità del fatto e delle conseguenti sanzioni» . Comunque un’attenuante. Deferimento E’ la motivazione di un deferimento (sterilizzato dalla prescrizione), non una condanna e Palazzi lo ricorda, sottolineando il suo ruolo di pm nell’estate del 2006, quando non tutto il suo impianto accusatorio venne sposato dagli organi giudicanti. Il caso di Meani viene portato ad esempio: allora Palazzi configurò per lui l’illecito, che gli organi giudicanti derubricarono a meno grave violazione dell’articolo uno, con conseguente vantaggio per il Milan, che da una possibile serie B si ritrovò alla fine a fare i conti con un meno 8 in serie A più la perdita del secondo posto in classifica (ma non dei preliminari Champions) dietro la Juve poi retrocessa. Un’analogia che per Facchetti suona come una piccola apertura di credito, subito bilanciata dal fatto che lui all’Inter era presidente, mentre Meani nel Milan era solo addetto agli arbitri. Ergo: fosse stato per Palazzi, in un immaginario 2006 con gli atti relativi all’Inter in proprio possesso, la richiesta da pm sarebbe stata di serie B con penalizzazione (per la Juve Palazzi chiese la serie C). Probabilmente, sarebbe stato accontentato in parte, con una penalizzazione in serie A leggermente superiore a quella del Milan. Moggi e Juve Le comparazioni cui il procuratore federale indulge hanno una precisa funzione che è quella di ricordare anche cosa è stata Calciopoli 1: sono pagine che non faranno piacere alla Juventus, «il vero e proprio sistema organizzato» , «gli elementi probatori certi dell’avvenuta creazione ad opera del signor Moggi Luciano di un sistema di comunicazioni riservate intrattenute con associati Aia mediante la fornitura a questi, direttamente o per interposta persona, delle schede telefoniche…» , fino alla società che «propose istanza di patteggiamento, sulla quale questo Ufficio prestò il consenso» . E lo scudetto? A pagina 57 Palazzi piazza il colpo del ko: in questo procedimento «l’Inter risulta essere l’unica società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano sportivo, anche se in via indiretta rispetto agli esiti del procedimento disciplinare…» che come si è già visto prevede la prescrizione per tutti i tesserati e le società. Palazzi allude allo scudetto e all’esposto Juve, sul quale nelle prime pagine del documento ha già preso posizione. «Ad avviso della Procura la richiesta formulata dalla società torinese non potrà conseguire ad una pronuncia degli organi giudicanti disciplinari» . Traduzione: se il percorso è quello di procedere attraverso la giustizia sportiva, non ci sarà revoca, perché c’è il passaggio della prescrizione che blocca tutto. Ma attenzione, dice subito dopo Palazzi, «ferma rimanendo la ovvia e piena autonomia di giudizio dell’Organo federale eventualmente competente a decidere su tale istanza» . Traduzione: c’è un’altra strada. Che Palazzi, dopo avere dato conto dell’autorevole parere pro Inter del presidente Emerito del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia, indica alla fine del documento: sull’esposto Juve può «pronunciarsi esclusivamente la Federazione… in conformità a quanto affermato nel parere consultivo reso il 24 luglio 2006» dai tre saggi (Aigner, Coccia, Pardolesi). Che scrissero: «La Figc ha il potere discrezionale di deliberare la non assegnazione del titolo…» nel caso in cui «anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi» . La palla, insomma, passa al Consiglio federale. Che il 18 luglio dovrà decidere se spedirla in tribuna o nella porta dell’Inter. La terza via Palazzi dixit. Ma se qualcuno non è d’accordo, spiega con sottile perfidia il Procuratore federale, ecco la soluzione: «appare utile sottolineare come, in ipotesi, i diretti interessati potranno formulare le più opportune istanze, previa rinuncia ai termini della prescrizione» . Se non vi riconoscete nel mio j’accuse, dice Palazzi, rinunciate alla prescrizione e andiamo al processo per vedere chi ha ragione. Chi decidesse di farlo, però, non metterebbe solo in discussione un vecchio scudetto, ma anche il presente. Perché in caso di condanna scatterebbe di sicuro una qualche penalizzazione. Terza via suggestiva ma impraticabile. Scommettiamo? gazzetta dello sport il milanista Segui anche tutte le notizie sulla Lazio su Cittaceleste.it Segui anche tutte le notizie sull’ Inter su Interistaweb.it Segui anche tutte le notizie sulla Roma su Imperoromanista.it Segui tutte le notizie sulla Juventus su Juvenews.eu Acquista biglietti Milan